At 15,1-12; Sal 121(122); Gv 8,21-30   «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo allora conoscerete che Io Sono…». (Gv 8,28) «Voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo» (v. 23). La misericordia di Gesù non gli impedisce di chiamare le cose col loro nome. Questo mondo, col suo pensiero, i suoi valori, le sue ingiustizie non può passare al Padre. Questo mondo deve mettersi a nudo e immergersi nella morte di Cristo. Quest’ultima non è solo una morte “vicaria”, cioè sostitutiva della nostra, ma diventa un meraviglioso mezzo di trasporto “celeste” per passare da questo mondo al Padre. Nel crocifisso noi riconosciamo l’ingiustizia di un mondo basato sull’omocidio dell’innocente, del povero, dell’indifeso. Ma non possiamo non riconoscere in esso, anche, l’amore e la fiducia che Dio ha per noi. «Io Sono» è il nome che Dio rivela a Mosè dal roveto; roveto che non veniva consumato dal fuoco. La croce è il nuovo roveto. Gesù l’innocente, povero, indifeso, non sarà consumato dal supplizio, ma consumerà nella sua croce il peccato, l’ingiustizia, il dolore e la morte stessa, che non potrà trattenere il Risorto. Preghiamo Lavami e sarò più bianco della neve. Fammi sentire gioia e letizia, esulteranno le ossa che hai spezzato. Crea in me o Dio un cuore puro, rendimi la gioia della tua salvezza. (dal Salmo 50) [da: La Parola ogni giorno – LA NOSTRA LETTERA SIETE VOI – Santità ministeriale – Pasqua 2011 – Centro Ambrosiano]

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