Rut 2, 19-3,4a; Sal 17 (18); Est 7, 1-6; 8, 1-2; Lc 1, 57-66 «E davvero la mano del Signore era con lui». (Lc 1, 66c) Davanti al Signore, potente, eppure così fragile e piccolo, sta Giovanni, il Precursore. Sin dalla sua nascita, la figura di Giovanni è avvolta dal mistero. Che sarà mai questo bambino? Una vita aspra lo attende. Proteso con tutto il suo essere a compiere la volontà di Colui che lo ha mandato, Giovanni vive come un esule, in regioni deserte, nella più severa rinuncia, fortificandosi nello spirito. Davvero la mano del Signore è posata su di lui! Sottratto a tutto ciò che normalmente intesse la vita umana e confinato nella sua interiore solitudine, Giovanni è immerso nella gioia messianica, sospeso nell’attesa imminente di Colui che viene e che egli è chiamato a preannunciare. In lui, intorno a lui, dappertutto pulsa un fremito, silenziosa attesa di una Presenza. È la pienezza dei tempi! Per quest’ora vive Giovanni. In una totale, profonda interiore solitudine: inseparabile comunione con il Signore. In questo sta la sua, e nostra, mistica gioia: nell’intima comunione con Dio. Preghiamo Ti amo, Signore, mia forza. Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore, mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio; mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo. (dal Sal 18)

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