Dt 26,1-11; Sal 43; Lc 8,4-15 «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». (Lc 8,5-8) Dio è quel seminatore pronto a uscire da sé per lasciar cadere a piene mani tutta la ricchezza della rivelazione del suo mistero nei nostri cuori, raramente ben disposti, più facilmente impenetrabili, avidi, intorpiditi da ogni genere di affanni e vanità. Ma per il suo irresistibile bisogno di comunicarsi, farsi conoscere, entrare in dialogo, fare comunione, vuole correre il rischio. Stupiti e grati potremmo allora scoprire a nostra volta in noi un accresciuto desiderio di affidarci alla forza dirompente di questo seme. Preghiamo col Salmo Dio con i nostri orecchi abbiamo udito, i nostri padri ci hanno raccontato l’opera che hai compiuto ai loro giorni, nei tempi antichi. Tu, per piantarli, hai sradicato le genti, per farli prosperare hai distrutto i popoli.

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