Is 6,8-13; Sal 25(26); Eb 4,4-12; Mc 6,1b-5 Gesù venne nella sua patria. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo, rimanevano stupiti e dicevano:”Che sapienza è quella che gli è stata data? Non è costui il falegname?” E lì non poteva compiere nessun prodigio. (Mc.6,2a.3a.5a) Gesù, ritorna nella sua patria, Nazaret, dove per trent’anni aveva vissuto nell’anonimato di una qualsiasi esistenza umana dei suoi tempi: preghiera nella sinagoga, lavoro di falegname e vita familiare con i genitori. Niente di diverso dai suoi coetanei. Ora invece i suoi compatrioti lo vedono arrivare circondato da una fama illustre ed essi stessi sentono la sapienza di cui è ricolmo e vedono i prodigi che compie. L’ammirazione e lo stupore però lasciano il posto alla perplessità e incredulità perché non sanno vedere Gesù con occhi nuovi. Sono rimasti fermi all’immagine che avevano di Lui, precludendosi così la possibilità di cogliere la grandezza del cambiamento. Può capitare anche a noi. Possiamo dire di conoscere il Gesù dei Vangeli, o ci accontentiamo dei vaghi ricordi del catechismo? Se così fosse, anche con noi non potrebbe operare il grande prodigio della santità. Preghiamo Ascolta, Signore, la mia voce. Di te ha detto il mio cuore: ”Cercate il suo volto”; il tuo volto, Signore, io cerco. dal Salmo 26(27)

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