Domenica dopo l’ottava del Natale del Signore Sir 24, 1-12; Sal 147; Rm 8, 3b-9a; Lc 4, 14-22 «Lo Spirito … mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio». (Lc 4.18) C’è un annuncio che può rendere davvero felici noi uomini? Se si confronta il passo d’Isaia (61,1-2) con il testo letto da Gesù nella sinagoga (Lc 4,18-19), ci si accorge che la profezia che Gesù applica a se stesso è tagliata nel punto in cui il profeta prospettava il “giorno di vendetta per il nostro Dio” (Is 61,2b). Allora la “buona notizia” non s’incentra sulla minaccia di un Dio incollerito nei confronti dei peccatori. L’ira divina è un tratto “umano, troppo umano” (cfr. Nietzsche): perciò il Dio rivelato da Gesù Cristo prende le distanze da essa. Gesù ci offre un volto di Dio che ha solo i segni della misericordia, della bontà incondizionata. È un Padre che non vuole sconfiggere il peccato annientando i peccatori. Ma che questa sia una “buona notizia” forse potrà percepirla solo chi ha pienamente coscienza della propria povertà, fragilità, limitatezza Preghiamo Dio non si vergogna della piccolezza dell’uomo… È vicino a ciò che è piccolo, ama ciò che è perduto , ciò che è insignificante, reietto, ciò che è debole, spezzato. Quando gli uomini dicono “perduto”, egli dice “trovato”; quando dicono “condannato”, egli dice “salvato”; quando gli uomini dicono “no”, egli dice “sì”. (Dietrich Bonhoeffer) Impegno settimanale Recitare ogni giorno il Magnificat, soffermandosi su una delle frasi: “Ha innalzato gli umili … Ha ricolmato di beni gli affamati … Ha rimandato i ricchi a mani vuote”.

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