In una calda mattinata estiva, la piazza del Duomo di Milano sembrava
intorpidita e alquanto distratta da quanto il grande schermo, gli
altoparlanti e la tribuna prospiciente la facciata stavano a segnalare
come un evento di rilievo: eppure era così perché dentro la
cattedrale si levavano la voce, la preghiera, la supplica, l’intercessione
e l’alleluia della cristianità del mondo.
Infatti, i
rappresentanti delle Chiese cristiane del mondo (evangelici, anglicani,
ortodossi, riformati), insieme alle comunità milanesi e ai cattolici
ambrosiani, hanno celebrato in Duomo il giorno del Signore ed ascoltato la
sua Parola all’inizio del meeting internazionale “
Religioni e culture: il coraggio di un nuovo umanesimo”, promosso dalla
Comunità di Sant’Egidio e dalla Diocesi Ambrosiana.
Il Duomo delle grandi occasioni, con folla di giovani seduti anche a terra per
non aver trovato altri posti, una folla policroma per appartenenza
razziale e nazionale, illuminata dalle meravigliose vetrate
particolarmente sfolgoranti per una luce davvero propizia, ha accolto in
un affettuoso abbraccio il card. Tettamanzi, che ha presieduto la
concelebrazione insieme a cinque cardinali e alcuni vescovi,
diverse decine di sacerdoti, e una nutrita schiera di patriarchi, pastori
e rappresentanti ecumenici delle Chiese sorelle, alla presenza del
Patriarca Paulos della Chiesa Ortodossa d’Etiopia.
Persino le letture sono state in tre lingue, in italiano, in francese e in
inglese; e dopo l’
omelia dell’Arcivescovo Tettamanzi, è stato il Pastore
riformato Jean-Arnold de Clermont - presidente della Conferenza delle
Chiese d’Europa (KEK) - a
commentare il vangelo del giorno, in francese.
Milano che si fa
cuore del mondo; senza clamore accoglie pensieri, sofferenze e speranze di
uomini e donne di ogni Paese, le fa proprie e le presenta a Dio. «
Lo Spirito ci convoca», ha detto il card. Tettamanzi, ed è Lui
protagonista del nostro essere insieme tra Chiese e del nostro incontrarci
tra religioni, perché nei prossimi giorni saranno proprio i rappresentanti
delle religioni ad animare la città e le 36 tavole rotonde previste.
A tutti noi sta di rimetterci continuamente in discussione per essere alla
sequela del Signore e lasciare che lo Spirito di Dio compia la sua opera «
in modo imprevedibile e nascosto, ‘come’ e ‘dove’ non sapremmo neppure
immaginare».
Quasi in contemporanea con la
preghiera del Papa a Loreto, a Milano, le Chiese cristiane hanno ricordato
gli avvenimenti tragici di questi giorni, il perdurare di conflitti
armati, la morte di tanti innocenti, la minaccia pressante del terrorismo,
il dilagante senso di insicurezza nel cuore delle persone, ed hanno
invocato Dio perché aiuti uomini e donne di ogni continente a costruire la
pace.
«Pace, che oggi ci appare lontana e che non è in
nostro potere, potrà - ha detto il card. Tettamanzi -
diventare realtà in un domani vicino, se oggi uomini e donne di buona
volontà, a qualsiasi fede o cultura appartengano, si uniscono ad invocarla
come dono dall’alto e a costruirla dentro i processi della storia. [..]
Questa è la speranza cristiana che ci muove nella storia e ci riunisce a
Milano in questi giorni d’incontro ecumenico e interreligioso».
E dal Vangelo di Luca ci giunge l’insegnamento su come ci si debba porre di
fronte alla realtà, anche quella attuale, di sconcerto e di sofferenza
: «Gesù ci chiede di passare ogni giorno - ci dice il
Pastore Jean-Arnold de Clermont - dallo statuto dell’eletto a quello
del partigiano. L’eletto è colui che si sa amato, chiamato; il partigiano
è colui che ama a sua volta e risponde alla chiamata. Gesù mette nei
nostri cuori le parole della sua vita e ci chiede di vivere di esse in
modo deciso e fiducioso, tanto deciso e fiducioso quanto colui che ha
rinunciato a tutto». Rosangela Vegetti
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