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“Religioni e culture: il coraggio di un nuovo umanesimo”
Celebrazione eucaristica in Duomo - 5 settembre 2004


In una calda mattinata estiva, la piazza del Duomo di Milano sembrava intorpidita e alquanto distratta da quanto il grande schermo, gli altoparlanti e la tribuna prospiciente la facciata stavano a segnalare come un evento di rilievo: eppure era così perché dentro la cattedrale si levavano la voce, la preghiera, la supplica, l’intercessione e l’alleluia della cristianità del mondo.

Infatti, i rappresentanti delle Chiese cristiane del mondo (evangelici, anglicani, ortodossi, riformati), insieme alle comunità milanesi e ai cattolici ambrosiani, hanno celebrato in Duomo il giorno del Signore ed ascoltato la sua Parola all’inizio del meeting internazionale “ Religioni e culture: il coraggio di un nuovo umanesimo”, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Diocesi Ambrosiana.

Il Duomo delle grandi occasioni, con folla di giovani seduti anche a terra per non aver trovato altri posti, una folla policroma per appartenenza razziale e nazionale, illuminata dalle meravigliose vetrate particolarmente sfolgoranti per una luce davvero propizia, ha accolto in un affettuoso abbraccio il card. Tettamanzi, che ha presieduto la concelebrazione insieme a cinque cardinali e alcuni vescovi, diverse decine di sacerdoti, e una nutrita schiera di patriarchi, pastori e rappresentanti ecumenici delle Chiese sorelle, alla presenza del Patriarca Paulos della Chiesa Ortodossa d’Etiopia.

Persino le letture sono state in tre lingue, in italiano, in francese e in inglese; e dopo l’ omelia dell’Arcivescovo Tettamanzi, è stato il Pastore riformato Jean-Arnold de Clermont - presidente della Conferenza delle Chiese d’Europa (KEK) - a commentare il vangelo del giorno, in francese.

Milano che si fa cuore del mondo; senza clamore accoglie pensieri, sofferenze e speranze di uomini e donne di ogni Paese, le fa proprie e le presenta a Dio.
« Lo Spirito ci convoca», ha detto il card. Tettamanzi, ed è Lui protagonista del nostro essere insieme tra Chiese e del nostro incontrarci tra religioni, perché nei prossimi giorni saranno proprio i rappresentanti delle religioni ad animare la città e le 36 tavole rotonde previste.

A tutti noi sta di rimetterci continuamente in discussione per essere alla sequela del Signore e lasciare che lo Spirito di Dio compia la sua opera « in modo imprevedibile e nascosto, ‘come’ e ‘dove’ non sapremmo neppure immaginare».

Quasi in contemporanea con la preghiera del Papa a Loreto, a Milano, le Chiese cristiane hanno ricordato gli avvenimenti tragici di questi giorni, il perdurare di conflitti armati, la morte di tanti innocenti, la minaccia pressante del terrorismo, il dilagante senso di insicurezza nel cuore delle persone, ed hanno invocato Dio perché aiuti uomini e donne di ogni continente a costruire la pace.

«Pace, che oggi ci appare lontana e che non è in nostro potere, potrà - ha detto il card. Tettamanzi - diventare realtà in un domani vicino, se oggi uomini e donne di buona volontà, a qualsiasi fede o cultura appartengano, si uniscono ad invocarla come dono dall’alto e a costruirla dentro i processi della storia. [..] Questa è la speranza cristiana che ci muove nella storia e ci riunisce a Milano in questi giorni d’incontro ecumenico e interreligioso».

E dal Vangelo di Luca ci giunge l’insegnamento su come ci si debba porre di fronte alla realtà, anche quella attuale, di sconcerto e di sofferenza : «Gesù ci chiede di passare ogni giorno - ci dice il Pastore Jean-Arnold de Clermont - dallo statuto dell’eletto a quello del partigiano. L’eletto è colui che si sa amato, chiamato; il partigiano è colui che ama a sua volta e risponde alla chiamata. Gesù mette nei nostri cuori le parole della sua vita e ci chiede di vivere di esse in modo deciso e fiducioso, tanto deciso e fiducioso quanto colui che ha rinunciato a tutto».
Rosangela Vegetti
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