Anno 4  n. 49/2008
da Sabato 27
dicembre
a Venerdì
2 gennaio
 
Settimanale registrato presso
il Tribunale
di Milano
al numero 848
in data 15.12.2004

Direttore
Responsabile
Claudio MAZZA
 
Anticipazioni
Il Fondo “famiglia-lavoro”
 
Annunciato dall’Arcivescovo nella messa
di Natale, con una prima disponibilità
di un milione di euro aiuterà
chi rimane senza occupazione
30/12/2008

di Mauro COLOMBO

«Mi appello alla responsabilità dei singoli e delle comunità cristiane della diocesi e propongo di costituire il “Fondo famiglia-lavoro” per venire incontro a chi sta perdendo l’occupazione»: questo l’annuncio dato dal cardinale Tettamanzi nel corso dell’omelia della messa di Natale presieduta nel Duomo di Milano la notte della Vigilia.

Un fondo che inizialmente potrà contare sulla disponibilità di un milione di euro, dotazione ricavata «attingendo dall’8 per 1000 destinato per opere di carità, dalle offerte pervenute in questi giorni “per la carità dell’Arcivescovo” e da scelte di sobrietà della diocesi e mie personali», come ha precisato lo stesso Arcivescovo.

Tettamanzi è conscio che l’iniziativa «è poco più di una goccia rispetto al mare delle necessità», ma anche che può essere un segno con cui la Chiesa ambrosiana manifesta il suo impegno di solidarietà». Per questo ha chiesto «a tutte le comunità cristiane della diocesi di riflettere sulle conseguenze della crisi economica, di prestare particolare attenzione alle famiglie in difficoltà a causa del lavoro, di aderire con generosità a questo Fondo».

L’utilizzo concreto del Fondo è finalizzato a fornire un assegno a parziale integrazione del mancato reddito da lavoro. La distribuzione dei fondi sarà mirata, in modo tale da raggiungere adeguatamente chi è in situazione di più grave difficoltà. E non deve costituire «una forma di assistenzialismo, affinché chi perde il lavoro non perda anche la propria dignità».

All’annuncio dell’iniziativa segue ora una fase di sensibilizzazione del territorio che l’Arcivescovo ha espressamente raccomandato. La Caritas Ambrosiana e le Acli stanno studiando le forme più adatte, a partire dalla loro esperienza, per la gestione e l’utilizzo del Fondo. Sarà poi compito dei sacerdoti e dei laici - attraverso i Consigli pastorali, per gli affari economici e gli altri organismi competenti - operare un serio discernimento e decidere come aderire al Fondo (rimandare spese non urgenti o secondarie, destinare una percentuale del bilancio parrocchiale, intraprendere coraggiose scelte di sobrietà...).

Il Cardinale auspica che in questa iniziativa sia centrale l’aspetto educativo, con una riflessione generale sulle ricadute locali della crisi globale, in grado di dar vita a una «nuova primavera sociale» ispirata a uno stile di sobrietà e fatta di «gesti concreti di solidarietà».
Il cardinale Dionigi Tettamanzi

Approfondimenti

 

A rischio un milione di “atipici”

La crisi investirà per primi i cosiddetti lavoratori “atipici”, perché i loro contratti giunti a scadenza potranno non essere rinnovati.
In Italia gli atipici sono oltre 4 milioni: circa 800 mila collaboratori a progetto, 600 mila lavoratori “a somministrazione” (gli ex interinali), 2 milioni e 250 mila lavoratori a tempo determinato, 125 mila collaboratori occasionali, 190 mila professionisti con partita Iva. Rappresentano il 15% della forza lavoro complessiva. Nel 40% dei casi (circa un milione e mezzo di persone), l’occupazione atipica prosegue per più di tre anni, ma il 13% lavora “a scadenza” da oltre 10 anni. Gli atipici di lunga durata hanno fra i 30 e i 40 anni, sono in maggioranza donne, più presenti al Sud che al Nord. Sono occupati in media sei mesi l’anno e nel 76% dei casi (dati del 2006) svolgono quel tipo di lavoro per l’impossibilità di trovarne uno fisso.
Secondo alcuni osservatori, entro il 2009 verranno meno un milione di posti di lavoro atipici. Nella pubblica amministrazione, per esempio, è stato stabilito che dal prossimo 1˚ luglio chi ha oltre tre anni di precariato alle spalle non potrà più essere “stabilizzato”. Tra i provvedimenti per ora adottati dal Governo, una una tantum fra i 700 e i 1200 euro per circa 80 mila collaboratori a progetto e una estensione della cassa integrazione per i contratti a tempo determinato.

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