Il Rito del Matrimonio, pubblicato il 4 ottobre 2004, in edizione italiana, è stato accolto ufficialmente tra i libri liturgici ambrosiani a partire dal 28 novembre 2004. Pertanto, in attesa di una futura redazione di un libro liturgico proprio, si stabilisce quanto segue


1. Pur non escludendo l’uso della seconda forma di accoglienza degli sposi (RM, n. 48), la prima forma (RM, n. 45) – l’incontro degli sposi davanti alla chiesa (in facie ecclesiae), cui segue il cammino comune verso la consacrazione sacramentale della loro unione – è da ritenersi la più corrispondente alla natura del rito matrimoniale e va considerata la forma ambrosiana propria o ordinaria. In tale forma, infatti, si percepisce immediatamente la dimensione antropologica e l’alto valore umano dell’istituto matrimoniale, sul quale nella Chiesa si innesta il dono dello Spirito, che fa dell’unità dei coniugi l’immagine vivente del mistero d’amore che unisce Cristo alla Chiesa. 

2. La conclusione di RM, n. 46 sia riformulata così: «La processione può essere accompagnata da un brano musicale o da un canto adatto. Al termine della processione si esegue il Canto all’Ingresso». 

3. La Memoria del Battesimo, in sostituzione dell’atto penitenziale, si svolga secondo le indicazioni di RM, nn. 51-59. In RM, n. 51 si deve sostituire Messale Romano con Messale Ambrosiano. In RM, n. 59 si consideri escluso il riferimento al Mercoledì delle Ceneri, tipicamente romano. 

4. Al termine del Gloria (quando è previsto) si reciti (o si canti) l’orazione All’ Inizio dell’Assemblea Liturgica prevista nel Messale Ambrosiano (messa per gli sposi), trascurando l’indicazione di RM, n. 60. 

5. La liturgia del sacramento avvenga secondo quanto previsto in RM, nn. 65-77. RM, n. 66 sia riscritto in questo modo: «Terminata l’omelia e dopo qualche momento di silenzio, si esegue il Canto dopo il Vangelo. Gli sposi, i testimoni e tutti i presenti si alzano in piedi e il sacerdote si rivolge agli sposi…». 

6. Non è opportuno che gli sposi siano invitati ad accedere alla mensa nel luogo riservato a chi presiede. La loro ministerialità, infatti, non deve mai essere confusa con quella del sacerdote. 

7. Secondo l’indicazione di RM, n. 78, per avere la facoltà di procedere all’ Incoronazione degli sposi, nel modo stabilito, si ricorra all’Ordinario, che la concederà quando risulti effettivamente rispondente al costume del luogo di provenienza di almeno uno dei due nubendi. Il rito, attraverso il quale si esprime la regalità degli sposi, e il divenire la sposa gloria dello sposo e viceversa, costituisce l’elemento antropologico caratterizzante la cerimonialità matrimoniale nei paesi di tradizione «greca». Esso andrebbe dunque valorizzato nei casi di matrimoni tra cattolici, nei quali almeno una delle parti sia di Rito bizantino, e in quelli interconfessionali (con una parte cattolica e una ortodossa) sempre più frequenti in territorio ambrosiano (per i coniugi orientali e per le loro famiglie il ritrovare tale elemento rituale permette un più immediato riconoscimento del sacramento celebrato, con importanti e positive implicazioni – anche psicologiche – in merito a un vincolo coniugale contratto in terra straniera e con stranieri/e). Le corone sono un segno liturgico, per il quale si propone un rito di imposizione e un rito di deposizione (con le relative formule). Vengono accluse al Direttorio indicazioni rituali al riguardo. Pare opportuno collocare la deposizione delle corone dopo l’Invocazione dei santi, a Benedizione degli sposi avvenuta (con o senza Velazione). Compiuto il rito l’intera liturgia nuziale prosegue con l’orazione ambrosiana A Conclusione della Liturgia della Parola, riportata nella Messa per gli sposi, e con lo Scambio di pace, secondo le norme del Messale Ambrosiano (se si celebra l’Eucaristia).

8. I testi per la Benedizione nuziale attualmente contenuti nel Messale Ambrosiano siano ordinariamente sostituiti con i formulari in RM, nn. 85-88. Si consideri inoltre l’opportunità di anticipare tale Benedizione al termine della Consegna degli anelli, conformemente a quanto indicato in RM, n. 79. In questa collocazione essa appare, con maggiore chiarezza, parte integrante del Rito del Matrimonio strettamente inteso e risulta più confacente alla tradizione ambrosiana. Senza sminuire la ministerialità propria degli sposi, la liturgia così configurata attribuisce un rinnovato risalto all’intervento orante della Chiesa. La Benedizione nuziale è atto di riconoscenza al Dio della creazione e dell’alleanza, è memoria dell’opera di Cristo-sposo, è invocazione fiduciosa dello Spirito, nella cui forza soltanto il mistero si realizza nell’oggi celebrativo (cf. Presentazione della CEI, n. 6). A ratificare l’appartenenza della nuova coppia all’unico corpo di Cristo sarà, conseguentemente, l’epiclesi della Preghiera Eucaristica (cf. ibidem). 

9. RM, n. 84 ripristina ad libitum un organico rapporto tra la Benedizione e la Velazione degli Sposi, rito quest’ultimo ben conosciuto e praticato anticamente sia in ambito milanese («è necessario che lo stesso coniugio sia santificato dal velo imposto dal sacerdote e dalla sua benedizione» – Ambrogio di Milano, Lettera 62 [a Vigilio]), sia in ambito romano. Si valuti dunque con favore l’opportunità di accompagnare la Benedizione degli sposi con la loro Velazione, segno – come si esprime la rubrica – «della comunione di vita che lo Spirito, avvolgendoli con la sua ombra, dona loro di vivere». Per praticare tale rito le parrocchie si doteranno del “velo sponsale”, secondo le indicazioni di RM, n. 84. 

10. È lodevole e opportuno che il testo delle quattro benedizioni sia conosciuto con il debito anticipo dai nubendi. I più sensibili potranno così esprimere una loro preferenza. In ogni caso il Parroco (o chi presiederà) è chiamato a orientare con sapienza pastorale la scelta del formulario maggiormente adatto al cammino di fede degli sposi. È inoltre raccomandabile preparare, prima della celebrazione, l’assemblea agli interventi ai quali è chiamata, durante la Benedizione nuziale, così come in altri momenti del rito. Il tempo di attesa degli sposi può essere utilmente impiegato per stimolare i presenti a una partecipazione attiva, creando un clima di raccoglimento e preghiera. 

11. Si esegua sempre un canto di ringraziamento o un’acclamazione di lode, prima della Preghiera dei fedeli, secondo l’indicazione in RM, n. 80. Questo momento di partecipazione assembleare può essere favorito mediante la proposta di un canto adatto, facilmente eseguibile da tutti i presenti. È da escludere qui un intervento musicale solistico, perché non sarebbe affatto rispondente al senso di adesione gioiosa da parte dei fedeli, invitati dalla liturgia a rendere lode a Dio con un’acclamazione, che non deve essere sostituita dall’applauso. 

12. La Professione di fede, quando è prescritta, non avvenga dopo le Litanie dei santi (cf. RM, n. 81), ma, come sempre nel Rito Ambrosiano, prima dell’orazione Sui Doni. 

13. Le Invocazioni dei santi, in ragione della loro consonanza con l’uso ambrosiano, non siano mai omesse e, diversamente da quanto indicato in RM, precedano (anziché seguire) eventuali invocazioni (nella forma della preghiera dei fedeli) per le quali si deve prevedere un’esecuzione anche in canto. Dopo il patrono della chiesa o del luogo si aggiunga sempre Sant’Ambrogio. A conclusione non si tralasci il triplice Kyrie eleison. Infatti, mentre si compie uno degli eventi più solenni che possa coinvolgere l’umana libertà e il suo disporsi a una nuova condizione di vita stabile e duratura, si avverte la necessità di una comunione più profonda con i santi, in particolare con “quelli che vissero in stato coniugale» , come recita la rubrica. Gli impegni assunti, nell’amore e nella gioia, durante il Rito del Matrimonio, domandano non solo la preghiera dei presenti, ma prima ancora quella di coloro che ci hanno preceduto e ora contemplano la gloria dell’Amato. 

14. Al termine delle Litanie dei santi e dell’eventuale Preghiera dei fedeli si proclami l’orazione A Conclusione della Liturgia della Parola propria della Messa degli sposi, contenuta nel Messale Ambrosiano, tralasciando l’orazione riportata in RM. A essa segua lo Scambio di pace, secondo le norme del Messale Ambrosiano. 

15. Se la Benedizione nuziale (e la eventuale Velazione) è stata anticipata a dopo lo scambio degli anelli, alla preghiera del Padre nostro segua, come di consueto, l’embolismo Liberaci, o Signore. 

16. Si dia lettura degli articoli del Codice civile concernenti i diritti e i doveri dei coniugi secondo l’indicazione in RM, n. 143. 

17. Le formule per la Benedizione conclusiva si prendano, indifferentemente, dal Messale Ambrosiano o da RM. L’assemblea sia poi congedata con il semplice invito: “Andiamo in pace” , seguito dalla risposta ambrosiana “Nel nome di Cristo”.  

18. Conformemente alle disposizioni in RM, n. 94, la firma dell’Atto di Matrimonio non avvenga mai sulla mensa, ma in altro luogo visibile da parte del popolo, oppure in sacrestia.

19. Secondo la consuetudine popolare, dopo la firma dell’Atto di Matrimonio, si raccomandi una breve sosta degli sposi davanti all’immagine della Beata Vergine Maria per una preghiera di affidamento ed, eventualmente, un omaggio floreale. 

20. Il Parroco e, nelle situazioni più complesse, il Vescovo, per la loro competenza pastorale, orientino gli sposi verso la scelta di una celebrazione senza la Liturgia Eucaristica nei seguenti casi o in circostanze simili: 
– quando da parte degli sposi c’è una totale assenza di vita ecclesiale o manca una significativa pratica religiosa;
– quando uno dei due sposi non desideri accostarsi alla comunione; obbligatoriamente, quando il matrimonio viene celebrato tra un/a battezzato/ a e un/a catecumeno/a o tra una parte cattolica e una non cristiana (cf RM, cap. III); 
– nel caso di matrimonio interconfessionale (tra una parte cattolica e una acattolica), a meno che la circostanza richieda diversamente e l’Ordinario abbia dato esplicitamente il suo consenso (cf RM, n. 36). Quanto ad ammettere la parte non cattolica alla comunione eucaristica si osservino le norme stabilite dalla Chiesa (cf CIC, can. 844). 

21. Quando il Rito del Matrimonio è inserito nella celebrazione della Parola, l’orazione che segue l’aspersione può essere presa dalle formule all’inizio dell’assemblea liturgica del Messale Ambrosiano o secondo le indicazioni in RM, n. 111 dal medesimo Rituale, con l’avvertenza di modificare la conclusione, secondo l’uso ambrosiano: Per Gesù Cristo tuo Figlio, nostro Signore…

22. Si sostituisca in RM, n. 162 – prima stampa – l’espressione “sacramento nuziale” con “patto nuziale”, secondo quanto stabilito dalla Conferenza Episcopale Italiana, e già recepito nella prima ristampa. 

Dopo la benedizione, a conclusione del Rito del Matrimonio nella Liturgia della Parola, l’assemblea sia congedata con la formula “Andiamo in pace”, con la risposta “Nel nome di Cristo”, preceduta, se lo si ritiene opportuno, da parole che esprimano l’invito alla missione e alla testimonianza sponsale nella comunità.

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