Il cardinale Scola ha visitato, nel giorno dell’inaugurazione ufficiale, l’Acquatica Park che vedrà la presenza di decine di migliaia di ragazzi degli oratori estivi promossi in tutta la Diocesi, grazie alla gestione della Fom e del Csi. «Un grande polo educativo a cielo aperto», come è stato definito. Da Acquatica, l’Arcivescovo ha chiesto di sostenere i profughi cristiani in Iraq

di Annamaria BRACCINI

1.111990

«Siate generosi, pensate ai vostri coetanei dei campi profughi che ho visitato in Iraq. Cerchiamo, raccogliendo qualche risparmio, di regalare a questi fratelli cristiani che hanno perso tutto in una notte e che hanno dovuto abbandonare le loro case, almeno due generatori di corrente. Nel campo di Erbil manca persino l’acqua». È un invito alla solidarietà concreta, quello che il Cardinale Scola lascia alle migliaia di ragazzi che incontra ad Acquatica Park. Un grande polo educativo, un oratorio a cielo aperto di sessantacinquemila mq., in cui arriveranno decine di migliaia di giovani che stanno vivendo le settimane dell’oratorio estivo. È, appunto, l’Acquatica Park alle porte di Milano che il Cardinale visita nel giorno della inaugurazione, con il taglio del nastro simbolico, per questa nuova avventura del Parco arricchito ora dall’animazione e dalle iniziative della Fondazione degli Oratori Milanesi grazie all’accordo con il nuovo gestore, il Centro Sportivo Italiano. Centocinquantamila gli ingressi previsti per la stagione avviatasi due settimane fa, di cui sessantamila presenze già realizzate dal mondo oratoriano.

E così tra il verde e l’azzurro delle piscine, tra scivoli, attrazioni, gli spazi della spiaggia, l’Arcivescovo, accolto tra gli altri da don Samuele Marelli, direttore della Fom e da Massimo Achini, presidente del CSI, parla di Acquatica come di un «investimento educativo» che «dilata lo sport aiutando i giovani e le famiglie».

Qualche battuta scherzosa dell’Arcivescovo con campioni iridati come Andrea Lucchetta e Antonio Rossi, oggi anche assessore allo sport della Regione – «speriamo che lo sport italiano si risollevi un poco» –, con i giovani, con gli educatori, precede l’atteso incontro con i tremilacinquecento bambini e adolescenti radunati, per l’occasione, sotto un grande tendone e provenienti da cinquanta parrocchie e venticinque Comuni della Diocesi. E sono loro, dai più piccoli seduti nelle prime file fino agli adolescenti e agli animatori, che accolgono il Cardinale con un applauso assordante, come dice Lucchetta, «per il nostro capitano e allenatore».

Chiara Bisconti, assessore allo Sport del Comune, osserva: «Questo è un momento in cui Milano mostra il suo volto migliore».

Brevemente salgono sul palco, accanto al Cardinale, le tre “anime”, di ogni Grest, il “Don”, in questo caso, Andrea Carrozzo, degli oratori di Bresso; l’animatore, Martina Galeazzi della parrocchia son Martino in Rogoredo, diciassettenne, da tre anni animatrice, «Questa scelta è impegnativa, ma penso a quanto hanno dato a me i miei educatori e, allora, alla fine di una giornata il premio più bello è il sorriso dei miei ragazzi», e un bimbo, Martino di Varese parrocchia San Carlo.

Tra l’inno ufficiale che è anche lo slogan dell’Oratorio estivo 2015 “Tutti a Tavola”, la Lettura del Vangelo delle Nozze di Cana, in 15 secondi si fa silenzio completo come chiede l’Arcivescovo che spiega: «Potrei essere il bisnonno di molti di voi»

«Gesù ci dice oggi che vuole bene a tutti, a ciascuno di noi, ma poiché è una persona concreta, il suo bene si trasforma in atto di amore e di gentilezza, in un gesto pieno di gioia perché vuole che tutti partecipino alla festa e per questo trasforma l’acqua in vino», scandisce Scola, riferendosi all’episodio evangelico.

«Cristo è presente tra noi tutte le volte che siamo riuniti in nome suo. “Tutti a tavola” è un modo per capire che, pur venendo in un luogo così bello nel quale ci si diverte, è più importante sapere perché lo facciamo: perché vogliamo essere felici, non di solo pane si vive, ma dell’amicizia tra noi e di quella del Signore con noi».

Poi, appunto, l’appello alla generosità, ricordando la visita compiuta, la scorsa settimana, a Erbil, nel Kurdisthan iracheno. «Sono stato nei campi profughi in cui tantissimi nostri amici cristiani sono stati costretti a rifugiarsi dopo che l’IS li ha costretti a lasciare le case in una sola notte. Lì, portando la solidarietà della nostra Chiesa, ho visto giovani della vostra età, anche mutilati. Nel campo di Erbil c’è un ulteriore, gravissimo problema, perché centomila persone sono senza acqua. E, allora, mi è venuta un’idea, regalare a questi nostri amici due generatori di corrente per potersi lavarsi almeno una volta al giorno. Andando via da Acquatica doniamo qualche euro per questo. Vi lascio due messaggi: volervi bene e aiutare i ragazzi di Erbil in modo che il loro essere nei campi non sia troppo gravoso. Ricordatevi che servire vuol dire condividere»  

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