Là dove si parla di conflitto, di distanze, di incomunicabilità, di problema, di chiusura noi vogliamo cercare di anteporre – in un ambiente come la comunità cristiana – il dialogo, la comunicazione, la corresponsabilità e quindi la presa in carico di una forse non più consueta alleanza educativa, quella fra le generazioni. In un’alleanza del genere ci aspettiamo non solo che le figure adulte si pongano come riferimento, ma che il confronto aperto con le giovani generazioni schiuda nuovi modi di educare, nuovi percorsi educativi, nuovi accompagnamenti che implichino la relazione, la familiarità, la confidenza, il reciproco scambio, l’avvicinamento dei linguaggi per formare una lingua comune, dove i più giovani e le figure adulte possano interagire e ritrovarsi.
Proponiamo che sia questo uno dei percorsi fondanti che possano guidare la riflessione all’interno delle comunità parrocchiali, degli oratori, delle comunità pastorali e delle unità di pastorale giovanile, durante la prossima Settimana dell’educazione che si terrà, come è tradizione, dal 21 al 31 gennaio 2013 (da «Sant’Agnese» a «San Giovanni Bosco»).
Durante la lunga Settimana dell’educazione, che contiene all’interno la celebrazione della Festa della Famiglia, si potrà dunque parlare di «Alleanze generazionali», mettendo a tema i rapporti fra le generazioni, leggendoli naturalmente come reciproca trasmissione educativa di valori, di virtù, di pratiche e, cosa più importante, come canale preferenziale per la trasmissione della fede.
Si propone di considerare tale trasmissione non solo in maniera univoca e discensionale: dall’adulto al giovane, dal giovane al ragazzo… ma di verificare, sul proprio territorio, la fattibilità di uno scambio biunivoco, basato sul reciproco ascolto.
Si può così riflettere insieme sulle condizioni per creare occasioni e luoghi e soprattutto per determinare uno stile, in cui anche i più giovani abbiano la possibilità di aprire un dialogo, di incontrare, ricercare e trovare figure adulte o «più grandi» per convergere in un cammino condiviso, che sia segno e richiamo per la comunità, non solo ecclesiale ma anche civile.
Là dove si denuncia «il fatto che le diverse generazioni vivono spesso in mondi separati ed estranei» (cfr. Educare alla vita buona del Vangelo, n. 12), come - soprattutto nei nostri ambiti ecclesiali - è possibile creare un ponte e una interazione, ritrovando reciproca conoscenza, rispetto e stima?
La sfida che una riflessione del genere accoglie consiste nel riflettere fra educatori e non solo – aprendo anche al mondo degli adulti – sui validi presupposti fondamentali per costruire una comunità che sia possibile definire intergenerazionale, in cui – per esemplificare – i ragazzi non restino «chiusi» in oratorio e gli adulti ad esempio alla Caritas, oppure entrambi nello stesso ambiente ma idealmente in spazi e tempi e iniziative diverse, ecc.
Un rapporto fattivo e comunitario fra le generazioni implica necessariamente il raggiungimento di certi equilibri ma anche la determinazione di un nuovo modo di stare insieme in cui – come in una famiglia – si creino le condizioni per conoscersi reciprocamente, volersi bene, lavorare insieme, dividersi i compiti, condividere i tempi e gli spazi ma anche determinare insieme (non senza comunicare) i tempi e gli spazi opportunamente distinti.
La preparazione alle équipe e alle comunità
Senza entrare troppo nel merito, si può affidare lo studio di percorsi, iniziative e confronti sul territorio sul tema delle «Alleanze generazionali» alle diverse équipe delle unità di Pastorale Giovanile che, lo ricordiamo, sono chiamate ad esprimere «la loro attività e le loro proposte preferibilmente nell’ultima settimana di gennaio, ormai tradizionalmente considerata come “Settimana dell’Educazione”, conferendo ad essa un alto valore simbolico di collaborazione fra tutti» (cfr. Progetto di Pastorale Giovanile, Camminava con loro, vol. 3 La cura pastorale, n. 26). Oltre a questo lavoro, ma su questa linea, le équipe di upg possono significativamente proporsi di valutare in che modo stanno svolgendo uno dei loro compiti principali che consiste nel «mantenere il rapporto tra la pastorale giovanile e la comunità adulta» (cfr. Progetto di Pastorale Giovanile), verificando se esso esista e sia costante, sappia mettere in comunicazione le giovani generazioni con le figure adulte significative del proprio territorio e crei nuove alleanze là dove si fa fatica a collaborare. In questo senso è determinante il ruolo del coordinatore dell’équipe di upg che, guarda caso, essendo una persona adulta (con buona capacità di iniziativa e di relazioni), può essere un segno di apertura e di scambio a cui dare credito e che va nella direzione della possibilità di una comunità intergenerazionale.
In ogni caso, ciascuna comunità (parrocchia, comunità pastorale, decanato) potrà individuare i soggetti, le proposte, gli scambi più opportuni per sviluppare questo tema primario (o altri che riterrà), all’interno del proprio territorio, mantenendo possibilmente un ampio coinvolgimento e la concentrazione delle iniziative possibilmente dal 21 al 31 gennaio 2013, anche per dare una eco che sia diocesana e che coinvolga altri soggetti sul grande tema dell’educazione.
N.B.: Ricordiamo che la Settimana dell’Educazione è anche l’occasione che i singoli educatori e i gruppi di educatori delle comunità cristiane si danno per approfondire la preghiera personale e comunitaria, dedicarsi qualche momento di comunione e di verifica sul loro operato (nel cuore dell’Anno pastorale e prima dei tempi forti di Quaresima e di Pasqua), vivere insieme la partecipazione ai sacramenti (messa per gli educatori, celebrazione penitenziale). Uno strumento che la Fondazione Oratori Milanesi offre è il libretto per la preghiera e la meditazione Uomini nuovi. Educatori alla scuola del Concilio (ed. In dialogo).
Alleanze generazionali: alcune questioni
Il tema del rapporto fra le generazioni in chiave comunitaria (e anche sociale) porta con sé delle provocazioni che implicano necessariamente questioni nodali: esse mettono in gioco il nostro modo di stare insieme, di organizzarci, mostrarci e condividere. Ne indichiamo, a titolo d’esempio, solo alcune – oltre a quelle già espresse sopra – che possono diventare oggetto di riflessione, verifica, decisione.
Il tema delle Alleanze generazionali apre alla questione della testimonianza significativa dei più grandi, di come essi si pongano nei confronti dei più giovani, dell’immagine attraente o meno di comunità che gli adulti danno, della possibilità coerente di entrarvi a farne parte. E poi c’è la definizione del ruolo educativo, di chi realmente può esercitarlo, secondo un mandato che sia stabilito e riconosciuto. Anche le fasce più giovani, come quelle dei ragazzi, dei preadolescenti e degli adolescenti, quale modello di comunità hanno di fronte: c’è ad esempio un modo lineare in cui la comunità giovanile può proporsi come accogliente al termine del percorso dell’adolescenza?
E poi, dove sono gli adulti dell’età di mezzo? Quelli che potrebbero accogliere i giovani nella comunità adulta senza un divario abissale fra le fasce d’età? Come facciamo in modo che in quelle istituzioni genericamente abitate dagli adulti trovino spazi di protagonismo anche i più giovani (significativo che l’Arcivescovo Angelo Scola abbia proposto una quota di giovani sotto i 30 anni come membri del Consiglio Pastorale Diocesano, entrati già a pieno titolo ad esercitare il loro ruolo di «consiglieri del Vescovo»)?. Infine, come sbloccare i compartimenti stagni, anche in un certo modo di celebrare, di usare le strutture (senza tradirne le finalità) e di incontrarsi?
Se è al centro l’educazione
Se vogliamo leggere i rapporti fra le generazioni mettendo al centro il concetto di educazione e quindi di trasmissione da una generazione all’altra, soprattutto all’interno della comunità cristiana, sarà utile ridirsi ancora una volta a che cosa noi educhiamo per capire chi possa educare! L’educazione cristiana – che è educazione all’umano – non può scegliere di ridursi a qualcosa che sia meno dell’accompagnamento integrale della persona, perché possa crescere e maturare nella fede e realizzare la sua vita in chiave vocazionale, là dove avviene e si compie l’incontro personale con il Signore Gesù nella comunità. Per questo è utile rifarsi a quelle dimensioni alte e alle dinamiche che entrano in gioco quando una generazione intenda trasmettere all’altra la sua fede e i concetti che ne derivano, come il senso della libertà e della responsabilità, la custodia della memoria e il modo di approcciarsi al futuro, il rapporto di testimonianza nel mondo e le scelte coerenti in ambiti come lo studio, il lavoro, la famiglia, l’affettività, la cittadinanza. Nello stesso tempo, non possiamo non chiederci quanto una generazione di più giovani abbia da dire agli adulti su questi argomenti, se non come insegnamento, almeno in chiave di appello e di domanda (cfr. relazione dell'Assemblea degli oratori 2012 Aperti per fede). In fin dei conti, è utile chiedersi chi educa e come educare ad una misura alta della vita cristiana e alla vita buona del Vangelo. Suggeriamo in questo senso di ripercorrere i contenuti del volume 1 del Progetto di pastorale giovanile Camminava con loro dal titolo Il mistero di Cristo (ed. Centro ambrosiano).