I nostri mille oratori sono pronti a dare il loro contributo al Sinodo Minore «Chiesa dalle genti». Fino al 1° aprile, tutti sono invitati all’incontro e al confronto.
Riportiamo l'editoriale del Direttore don Stefano Guidi che chiede impegno e cambio di mentalità.


Siamo invitati alla restituzione dell’ascolto e delle riflessioni che il Sinodo minore ci chiede di realizzare. Non può mancare il pensiero di chi è coinvolto direttamente nell’educazione dei più giovani, pensando alle seconde generazioni di immigrati che normalmente frequentano i nostri oratori o che potrebbero frequentarli. Leggi la lettera di Mons. Luca Bressan (Presidente della Commissione di coordinamento del Sinodo Minore).

 

La restituzione che è attesa da tutti è prevista entro il 1° aprile 2018. Gli elaborati possono essere raccolti in una sintesi di decanato da inviare all’indirizzo mail: sinodo@diocesi.milano.it

 

Fra le schede predisposte per il confronto, c’è una scheda dedicata agli educatori e ai giovani.

Le schede e tutti i materiali sono a disposizione nella sezione del Portale della Diocesi www.chiesadimilano.it/sinodo/ 

 

 

Editoriale
Oratorio dalle genti

di don Stefano Guidi

«La Chiesa ambrosiana è la vostra Chiesa, è la casa per tutti coloro che arrivano. L’alleanza, l’amicizia, il senso di famiglia, che ci vengono facili ora che è Natale, devono diventare pratica quotidiana quando ci si trova ad affrontare il tema della casa, del lavoro, delle famiglie ancora separate». Con queste parole l’Arcivescovo si è rivolto agli ospiti al pranzo di Natale organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio.

 

Sono parole forti che, prima che spalancare le porte delle nostre chiese, vogliono spalancare le porte dei nostri cuori e della nostra mente. La scelta di indire il primo Sinodo Minore dedicandolo al tema dei Migranti dice molto di più di una preoccupazione organizzativa. Ci parla di un sogno di Chiesa. Ci parla del Regno.

 

L’Arcivescovo ci invita e ci provoca a sognare la Chiesa in grande. Ci ricorda che la Chiesa non coincide con l’ombra del campanile della chiesa parrocchiale. Ma è cattolica, cioè aperta all’universalità dei popoli, in quanto il Vangelo è per tutti. Ci richiama alla vocazione della Chiesa: iniziare il Regno, qui ed ora, oggi!

 

Come possono i nostri oratori raccogliere un invito così grande?

In oratorio si fa già esperienza di accoglienza e integrazione. Spesso – soprattutto nel tempo estivo – l’oratorio diventa anche il luogo dell’incontro interreligioso. L’Arcivescovo ci invita ad assumere uno stile di Chiesa più consapevole.

 

Possiamo farlo, se ogni oratorio diventa il contesto in cui non ci si limita ad accogliere i ragazzi provenienti da altre culture e regioni del mondo. Ma, andando oltre il concetto di integrazione, percorriamo la strada della contaminazione positiva. Accogliere l’altro significa ascoltarlo. La serietà dell’ascolto prevede la disponibilità ad imparare e a cambiare. In oratorio possiamo accogliere e imparare da chi viene da lontano.

 

Possiamo farlo, se l’accoglienza diventa una relazione buona e stabile. L’oratorio può essere quel contesto in cui si sperimenta che l’incontro e la relazione con chi viene da lontano è possibile, praticabile e, perfino, desiderabile. Lo stile della condivisione e del fare insieme ci aiuterà. Non occorre incrementare le teorie. Piuttosto è necessario fare esperienze e rileggere le esperienze vissute. Abbiamo urgente bisogno di persone che si buttino con coraggio nell’instaurare relazioni buone e che trascinino tutta la comunità dell’oratorio in questa benedetta avventura.

 

Possiamo farlo, se ogni oratorio torna ad essere un contesto di racconto missionario. Non si dovrebbe perdere l’abitudine di invitare i missionari, di farli incontrare con i ragazzi e con gli adolescenti, di permettere ai nostri ragazzi di ascoltare racconti di vita vera. I missionari hanno il dono di emozionare, di appassionare chi li ascolta, nel trascinare a condividere un’esperienza, anche se a distanza. Mi chiedo se i nostri oratori possano tornare ad essere il luogo per la formazione missionaria dei nostri ragazzi. Mi chiedo se la formazione missionaria faccia parte integrante dei nostri progetti educativi, oppure se nella mente di noi educatori equivalga ad una attività straordinaria di assistenza, normalmente relegata come attività speciale nei tempi forti.

 

Possiamo farlo, se la frequentazione dell’oratorio da parte di tanti adulti diventa l’opportunità per una crescita culturale seria. A volte ho l’impressione che con grande facilità riempiamo i ragazzi di tante nozioni, di buone maniere, di… Ma che non corrispondono alle nostre visioni del mondo. Mi domando se l’oratorio non possa essere il tempo opportuno, la provvidenziale occasione in cui raccogliere l’invito ad assumere il pensiero di Cristo (secondo quanto ci ha insegnato il Cardinale Scola) non per lasciarlo a mezz’aria, ma per tradurlo nella pratica quotidiana della vita.

 


Speciale Sinodo minore «Chiesa dalle genti»

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