Con chiarezza e sollecitudine, Papa Francesco, parlando a braccio ai Salesiani riuniti a Torino, ha ribadito il valore dello sport come strumento educativo:

Oggi tante cose sono migliorate. C’è il computer, tante cose… Ma la situazione della gioventù è più o meno la stessa. Don Bosco cosa ha fatto? Lavorava con i ragazzi che erano lì, senza lavoro e senza studio, sulla strada. Ha rischiato il suo ministero. E per questo tanti hanno sparlato di lui.
Ha rischiato il ministero lì: “Questi son di seconda classe, non si può fare nulla…”. Voi salesiani avete la stessa sfida che ha avuto don Bosco. Prendere questi ragazzi e ragazze. E Don Bosco cosa faceva? Lo sport, perché lo sport ti porta a essere sociale, a una competitività sana, ti porta alla bellezza di lavorare tutti insieme. (Torino 21 giugno 2015)


Con la stessa sollecitudine ha voluto ribadire il legame storico tra la parrocchia, l’oratorio e lo sport nell’incontro con le società sportive del CSI, sottolineando come è necessaria la "giusta alleanza":

Tante delle vostre società sportive sono nate e vivono “all’ombra del campanile”, negli oratori, con i preti, con le suore. È bello quando in parrocchia c’è il gruppo sportivo, e se non c’è un gruppo sportivo in parrocchia, manca qualcosa. Se non c’è il gruppo sportivo, manca qualcosa. Ma questo gruppo sportivo dev’essere impostato bene, in modo coerente con la comunità cristiana, se non è coerente è meglio che non ci sia! Lo sport nella comunità può essere un ottimo strumento missionario, dove la Chiesa si fa vicina a ogni persona per aiutarla a diventare migliore e ad incontrare Gesù Cristo. (Roma, 7 giugno 2014)