Il popolo numeroso non è né un club esclusivo, né una élite di perfetti. Ha confini più ampi di qualsiasi movimento, gruppo, associazione

di Osvaldo Songini
membro del Consiglio pastorale diocesano

 

“In questa città io ho un popolo numeroso, dice il Signore”. Significa  che noi tutti siamo dentro una storia che ci ha preceduti, che il Signore ama questa città, al punto da avervi generato un popolo numeroso che ci preesiste e di cui Dio rivendica l’appartenenza.

 

Non si tratta né di un club esclusivo, né di una élite di perfetti. Ha confini più ampi di qualsiasi movimento, gruppo, associazione. Non è solo per chi ha la stessa fede o condivide tutto, o non sbaglia mai. Ne facciamo parte per un dono gratuito di Dio. È su questo che poggia il fondamento della nostra appartenenza e non il sentirci confinati in cerchie chiuse ed impermeabili.

 

Tuttavia non sempre rendiamo conseguente la natura popolare del nostro essere chiesa. Parliamo ancora di vicini e di lontani (da noi magari, ma non sicuramente da Dio).  Parliamo da cristiani ancora troppo divisi e distanti tra loro e dagli altri. A volte ci percepiamo inseriti in questo popolo in ragione dei nostri incarichi.

 

Così sentiamo o, peggio ancora, facciamo sentire gli altri dei diversi, non praticanti, non credenti, non sensibili, non disponibili come noi. Se recuperassimo e rilanciassimo la profonda natura popolare che il nostro cattolicesimo ambrosiano non ha mai del tutto perso!

 

Bisogna aggiornare anche il vocabolario con le parole della vita che condividiamo con gli altri.  Non dobbiamo avere paura ad offrire proposte popolari, accettando modalità di partecipazione diversificate senza pregiudizi nei confronti di nessuno.