Alla Messa di Monza una partecipazione gioiosa e convinta. I passaggi più significativi dell’omelia: «Si specula sulla vita, sul lavoro, sulla famiglia. Si specula sui poveri e sui migranti; si specula sui giovani e sul loro futuro»

di Luca FRIGERIO

«Dio continua a percorrere i nostri quartieri e le nostre strade, si spinge in ogni luogo in cerca di cuori capaci di ascoltare il suo invito e di farlo diventare carne qui e ora. Parafrasando sant’Ambrogio, possiamo dire: Dio continua a cercare cuori come quello di Maria, disposti a credere persino in condizioni del tutto straordinarie. Il Signore accresca in noi questa fede e questa speranza».

L’immensa folla non può, non vuole trattenere l’entusiasmo. E a una sola voce, come ha pregato, come ha cantato, come ha partecipato fino a questo momento alla celebrazione eucaristica, pur nel raccoglimento della celebrazione, esplode unanime alle parole di Papa Francesco con un lungo applauso.

«Al pari di Maria, anche noi possiamo essere presi dallo smarrimento», avevo detto poco prima il Pontefice in un passo centrale della sua omelia. «Si specula sulla vita, sul lavoro, sulla famiglia. Si specula sui poveri e sui migranti; si specula sui giovani e sul loro futuro. Tutto sembra ridursi a cifre, lasciando che la vita quotidiana di tante famiglie si tinga di precarietà e di insicurezza. Mentre il dolore bussa a molte porte, mentre in tanti giovani cresce l’insoddisfazione per mancanza di reali opportunità, la speculazione abbonda ovunque».

Eppure Francesco ha esortato a non scoraggiarsi, perché «”nulla è impossibile a Dio”: così termina la risposta dell’Angelo a Maria. Quando crediamo che tutto dipenda esclusivamente da noi rimaniamo prigionieri delle nostre capacità, delle nostre forze, dei nostri miopi orizzonti. Quando invece ci disponiamo a lasciarci aiutare, a lasciarci consigliare, quando ci apriamo alla grazia, sembra che L’impossibile incominci a diventare realtá».

E non sono parole generiche quelle del Papa, ma rivolte proprio a queste terre ambrosiane «che nel corso della storia, hanno generato tanti carismi, tanti missionari, tanta ricchezza per la vita della Chiesa!».

«Un popolo – ha ricordato ancora papa Francesco – formato da mille volti, storie e provenienze, un popolo multiculturale e multietnico. Un popolo chiamato a ospitare le differenze, a integrarle con rispetto e creatività e a celebrare la novitá che arriva dagli altri».

Fin dal primo mattino fiumi di persone hanno raggiunto il Parco di Monza da ogni direzione, come arterie che confluiscono in un grande cuore verde. Comunità parrocchiali guidate dai loro sacerdoti, gruppi di ragazzi accompagnati dai loro educatori, studenti con gli insegnanti, tantissime famiglie con bambini, ma anche disabili, che hanno potuto accedere direttamente davanti al palco. Un palco che idealmente abbraccia tutta la diocesi ambrosiana, amplificando l’abbraccio stesso del Papa.

Francesco celebra la Messa al Parco di Monza davanti a un milione di fedeli.

La partecipazione gioiosa e convinta di questo popolo di Dio, radunatosi attorno al suo Pastore, non è per il gusto di presenziare a un evento, ma per il desiderio di partecipare in prima persona a un incontro che segna la vita.

Canti, cori e preghiere hanno scandito l’attesa per l’arrivo di Francesco. E i canti continuano ora ad accompagnare l’intera celebrazione eucaristica, con ben novemila coristi provenienti da tutta la Diocesi, compresi anche i giovanissimi allievi della Cappella musicale del Duomo di Milano. Uno di loro ha intonato il salmo responsoriale, ed è stato un momento di vibrante commozione.

Come significativa, prima dell’inizio della Messa stessa, è stata la consegna simbolica al Pontefice delle chiavi di 50 appartamenti ristrutturati a Niguarda, quartiere della periferia nord di Milano, destinati a famiglie e a persone in difficoltà: un progetto fortemente voluto dall’Arcivescovo Scola e realizzato dalla Caritas Ambrosiana.

Insieme a papa Francesco concelebrano quattro cardinali di origine ambrosiana: oltre allo stesso Angelo Scola, Gianfranco Ravasi, Francesco Coccopalmerio e Renato Corti. Sono presenti inoltre quaranta vescovi e oltre un migliaio di sacerdoti. Con loro, per distribuire la comunione ai fedeli, anche un centinaio fra diaconi permanenti e seminaristi, e settecento ministri straordinari, uomini, donne, consacrati, sempre provenienti da tutte le parrocchie della Diocesi.

Giulia e le sue amiche sono state fra le prime a varcare i cancelli del Parco di Monza, alle 8 della mattina. Abitano non molto distante, ammettono, e sono venute a piedi. «Ma questa notte non siamo riuscite a dormire per l’emozione…», raccontano divertite.

Mario con il suo gruppo, invece, è arrivato con il treno. Abitano in Valtellina e sono partiti all’alba, per «andare sul sicuro», come dicono loro. «Del resto sono mesi che ci prepariamo a questa giornata, e finalmente é arrivato il momento di incontrare papa Francesco!».

Anche la signora Ines si è mossa con largo anticipo, «trascinando» in questa avventura, lo dice ridendo, i suoi vicini di casa. «Gli ho detto: arriva il Papa e noi stiamo a casa a vederlo in televisione? Ma no, andiamo anche noi, che una benedizione dal “vivo” vale di più… E di questi tempi ne abbiamo proprio bisogno!».

Roberta è giunta a Monza in bici. Con lei il marito Angelo e i due figli, Chiara e Matteo. «Siamo qui per dire il nostro “grazie” a Francesco – spiega -. Perché ogni giorno ci conferma nella nostra fede, e ci invita davvero a seguire Cristo, non soltanto a parole, ma con ogni suo gesto, con il suo stesso esempio».

Sulle magliette hanno scritto “Philippinas”. Altri invece indossano giubbini con i colori del Perù. Sono tanti, tantissimi anche gli “stranieri”, che sono accorsi a vedere papa Francesco, spesso, in realtá, famiglie e lavoratori che da molti anni vivono nel nostro Paese, a Milano, a Bergamo, nel varesino o nella stessa Brianza. I più orgogliosi, comprensibilmente, gli argentini, avvolti per lo più nella loro bandiera nazionale.

Quella di Bresso è un’allegra brigata, una delle tante partite dagli oratori dell’hinterland milanese. Adulti, bambini e anche qualche nonno, tutti in bicicletta. «Quattro anni fa – raccontano – abbiamo accolto al Parco Nord papa Benedetto XVI per la Giornata mondiale della Famiglia. E ora non vedevamo l’ora di poter incontrare quest’altro grande Papa in un altro bellissimo Parco, a Monza».

All’associazione Unitalsi è stato affidato il compito di organizzare il servizio di trasporto e assistenza ai fedeli in difficoltà quali disabili, ammalati e anziani. Al Parco di Monza sono arrivate oltre 7 mila persone che hanno occupato i due settori affidati, di questi oltre 3 mila non deambulanti in carrozzella; in un settore erano presenti sette malati gravi in barella. Alla sinistra del Santo Padre, grazie all’intercessione del cardinale Angelo Scola, sono stati portati all’altare anche venti sacerdoti ammalati in carrozzina: «Un motivo di orgoglio per l’Unitalsi, in modo particolare della sezione Lombarda» sottolinea il suo presidente Vittore De Carli. L’assistenza proseguirà fino a stasera nella via del ritorno.

La celebrazione si è conclusa con il saluto commosso dell’Arcivescovo Angelo Scola: «È una giornata densa di grazia. I gesti che Lei ha compiuto ci offrono una significativa prospettiva per l’evangelizzazione di questa nostra metropoli lombarda. In particolare l’abbraccio ai più poveri, agli immigrati, il paziente saluto ad uno ad uno a tutti i carcerati, il pranzo con loro, ci ricordano anche di pregare per le vittime del tragico attentato di Londra, per i loro cari e anche per due detenuti che l’altro ieri si sono tolti la vita proprio qui nel carcere di Monza».

L’Arcivescovo ha annunciato la consegna di 55 appartamenti per altrettante famiglie in difficoltà «come espressione di gratitudine per la sua visita, oltre a un segno per la carità del Papa, consegniamo a partire da oggi»: «Sono state acquisite dalla Diocesi, restaurate e verranno date oggi a queste famiglie. Chiediamo alla Madonnina che, come diceva un po’ esagerando il Manzoni, sotto questo cielo di Lombardia “che è bello quando è bello” si vede da ogni punto della Diocesi, chiediamo a Lei di stendere sempre un lembo del suo manto a protezione del Successore di Pietro».