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Periodico mensile della Diocesi di Milano -

VAL GEROLA

Benvenuti a Sacco, in Val Gerola, sopra Morbegno. Benvenuti nella dimora dell’Uomo Selvatico

 

alcuni scorci del paese di Sacco (BS) e della Val Gerola

testo e foto di Luca Frigerio
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Benvenuti a Sacco, in Val Gerola, sopra Morbegno. Benvenuti nella dimora dell’Uomo Selvatico. Se tra questi monti vi spinge l’intelligente curiosità di scoprire cose nuove e cose antiche, se a muovervi è la passione per la bellezza che vale e l’amore per la natura, allora lui, il Salvadego, sarà per voi un buon padrone di casa, ospite premuroso, generoso di consigli. Ma se le vostre intenzioni non sono più che cordiali... Beh, allora dall’Homo dei boschi e delle rupi sarà bene tenersi alla larga. Lui, del resto, ci ha avvertito: «Sonto salvadego per natura, chi me offende ghe fò pagura». Chiaro, no? Il “messaggio” è scritto in gotiche lettere nella Camera Picta, cioè “dipinta”, di Sacco: un luogo semplice eppure di straordinaria suggestione, unico e inatteso. Accanto al cartiglio, quasi un fumetto, il ritratto dell’Homo Salvadego, che i più impazienti possono subito osservare girando la pagina. Guardatelo bene, non fatevi impressionare. Coperto di peli come una scimmia, irsuto come un orso, ha lunghi capelli e barba fluente. Eppure il portamento è tutt’altro che animalesco, e i tratti del volto sono gentili, lo sguardo forse velato di nostalgia, la bocca socchiusa come in un sospiro. Tra le mani stringe un nodoso bastone, quasi una clava. Ma, almeno per il momento, non sembra avere intenzione di usarla... Eccolo, dunque, il famoso, temuto, inafferrabile Uomo Selvaggio, in una delle sue più interessanti rappresentazioni. Già, perché il suo mito, in realtà, è diffuso lungo tutto l’arco alpino e transalpino, dove da tempo immemore si tramandano storie e leggende sul suo conto. Nelle quali a cambiare, eventualmente, sono i nomi – Salvanel in Trentino, Omeon del busch a Bormio, Bragula pelùs in Valchiavenna, e via dicendo – ma non certo l’identità e le caratteristiche, che sono sempre le stesse e che ricorrono con impressionante fedeltà. Dire chi sia, tuttavia, non è semplice. Il Selvatico è restio, riservato, e si compiace di una buona dose di mistero, che usa per proteggersi, e che ne alimenta la leggenda. C’è, ma (spesso) non si vede. Agisce, ma non si sa bene come, quando e perché. Per questo, da sempre, egli è considerato come una sorta di divinità delle valli e delle montagne, collega popolaresco dei più blasonati Pan e Silvano, cari ai romani. Ma la sua natura, lo dice il nome, è certamente umana. Mentre invece la sua forza, la sua agilità, il suo fiuto, appartengono più alla specie animale. Insomma, un bel pasticcio. O, meglio, un enigma affascinante. Dove abiti, poi, nessuno lo sa. La Camera Picta della Val Gerola ne conserva l’effige, certo, ma l’Homo Salvadego sembra prediligere grotte e caverne, gli anfratti oscuri e inaccessibili, i boschi più fitti. Andare a scovarlo nella sua “tana” è pressoché impossibile: tutti i racconti, a questo proposito, sono concordi. A volte lo si incontra per caso, improvvisamente, inaspettatamente, mentre il gregge si abbevera a una fonte, o dopo una tormenta di neve, o se ci si è persi lungo un sentiero sconosciuto…

 
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l'inafferrabile Uomo Selvaggio, in una delle sue rappresentazioni

 

la Camera Picta con il “ritratto” dell’Homo Selvadego

 

l’affresco raffigurante il Selvatico posto a guardia della casa di Arlecchino ad Oneta (Bg) in Val Brembana

Ma più di frequente, è lui, il Selvaggio, che decide di farsi vedere dagli uomini. Forse perché ha qualcosa da far sapere, forse per divertirsi un po’, forse perché anche i Selvatici, qualche volta, soffrono di solitudine. Quassù, del resto, l’ammettono in tanti: i segreti di come fare quei squisiti formaggi, i rimedi con cui curare animali e cristiani, le soluzioni ai problemi piccoli e grandi di chi vive in montagna, sono stati insegnati proprio dall’Homo Salvadego parecchi anni fa, al tempo dei padri dei padri. E molto ancora si sarebbe potuto conoscere, se solo gli uomini fossero stati più gentili e più riconoscenti con queso buon Selvaggio... Fuori ci attendono le montagne innevate e i pascoli smeraldini della Val Gerola, ma è bene soffermarsi ancora un poco in questa stanza dipinta di Sacco. Perché, avendo familiarizzato ormai con la figura del Salvadego, il nostro sguardo può ora spaziare attorno, e accorgersi di una bella Pietà sulla parete a fianco, a cui si aggiunge un robusto sant’Antonio Abate, con tanto di maialino e campanella. Una presenza, quest’ultima, che non ci stupisce affatto, in verità, sia per la straordinaria venerazione tributata a sant’Antonio in tutto il Medioevo, sia per quel suo ruolo di protettore degli animali che ben si lega, ci pare evidente, con la fama del nostro Uomo Selvaggio… In ginocchio, a contemplare la sacra scena, un po’ in disparte, un uomo ben vestito, con berretta e calzari. È Agostino Zugnoni, ricco mercante della valle, che nel 1464 diede incarico a Battistino e Simone – lo si legge in una scritta in alto – di dipingere questi affreschi in casa sua. Sui muri, riproduzioni floreali (cardi giganteschi e rosette, soprattutto) a mo’ di elegante tappezzeria, e tante scritte, in volgare e in latino: «Vivendo rettamente non temere alcuno», «Quando la fortuna finisce spariscono anche gli amici», «Un grande avere chi non lo sa conservare, presto lo vede consumare», «Quando vai a dormire fai il segno della croce, e altrettanto farai quando ti alzi», e molte altre ancora. Un florilegio di proverbi, un condensato di saggezza popolare da avere sempre sotto gli occhi, su cui meditare, su cui riflettere. Perché, a questo punto ne siamo certi, la Camera Picta doveva essere una sorta di rifugio, uno studiolo in cui messere Agostino, colto e benestante, poteva ritirarsi o accogliere gli amici più cari. Su tutti avrebbe vegliato l’Homo Salvadego, simbolo della natura selvaggia e incontaminata e, paradossalmente (ma non troppo), paladino delle buone maniere e del vivere civile. «Chi mi offende, gli fò paura». Magari gli uomini avessero un po’ più di rispetto di tutto ciò che questo singolare personaggio rappresenta...


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NOTIZIE UTILI
La Camera Picta di Sacco oggi è diventata un museo, che presenta anche una ricca documentazione relativa alla tradizione dell’Homo Selvadego: la si può visitare tutti i giorni dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 18, e si trova in via Pirondini 14 (per ulteriori informazioni ci si può rivolgere alla famiglia Vaninetti, tel. 0342.617028). Per raggiungere Sacco in Val Gerola si può percorre la strada che da Lecco porta a Sondrio, deviando a Morbegno e imboccando la strada 405. La zona è famosa anche per l’ottimo formaggio Bitto e per le suggestive vedute panoramiche.


link utili
www.valtellinaonline.com/

www.laprovinciadisondrio.it