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Santa Maria del Monte

Centro di spiritualità aperto ai pellegrini
Dal 27 aprile il monastero delle Romite ambrosiane torna a fare accoglienza.


...le porte del monastero
si aprono ogni giorno
per offrire ospitalità
e un bicchier d’acqua agli assetati...

 

Prenotazioni aperte agli ospiti 
Il Centro di spiritualità annesso al monastero di Santa Maria del Monte sopra Varese è aperto ogni giorno: lunedì dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 fin dopo i vespri; da martedì a domenica dalle 7 alle 12.30 e dalle 15 a dopo i vespri.
Per prenotazioni chiamare il monastero allo 0332.227678.
Le celebrazioni liturgiche delle Romite si svolgono nell’arco della giornata con i seguenti orari: alle 7.30 lodi, alle 8 messa (tranne il lunedì), alle 12 ora media, alle 18 vespri (il venerdì alle 19).
I pranzi sono serviti esclusivamente negli orari previsti e la cena nel refettorio comune del Centro. Non è fissata alcuna retta per l’accoglienza degli ospiti. Le monache chiedono tuttavia che ciascuno lasci un’offerta.

 

Nessuna pseudo vacanza, stile “turismo religioso”, che oggi va tanto di moda. Chi pensa di bussare alle porte del monastero di Santa Maria del Monte per concedersi una semplice sosta rigenerante, a prezzi modici (visto che le suore non chiedono altro che un’offerta), a contatto con una natura assolutamente incontaminata, ha sbagliato decisamente indirizzo.
La tradizione racconta che fin dall’arrivo della beata Giuliana, nel 1454, ogni pellegrino che saliva al santuario del Sacro Monte attraverso gli impervi sentieri della montagna trovava al monastero una religiosa sempre pronta a dare sollievo e un sorso d’acqua. Una premura semplice e delicata, che ancora oggi si ripete alle porte del convento, nel gesto simbolico dell’offrire l’acqua e nel servizio dell’ospitalità. Le austere porte delle monache di clausura si aprono ogni giorno dell’anno anche per i moderni pellegrini, ma a precise condizioni. «Al monastero - racconta la madre superiora, Maria Rosella Pedroletti - è annesso un Centro di spiritualità, dove chi lo desidera può venire a vivere qualche momento di preghiera e di meditazione, condividendo con la comunità monastica delle Romite ambrosiane alcuni momenti liturgici, celebrati in rito e canto ambrosiano, nella chiesa della Trasfigurazione del XVI secolo».
Silenzio e preghiera, contemplazione e lettura della Parola, meditazione personale e liturgie comunitarie e, per chi lo desidera, anche la possibilità di chiedere un colloquio spirituale con una delle monache. Tutto dentro una cornice di assoluto rispetto per la vita claustrale, che entro le stesse mura del convento segue i suoi ritmi quotidiani, scanditi dall’alternanza di preghiera, lavoro, solitudine e vita fraterna. «La presenza ed il servizio di qualche monaca - spiega l’abbadessa - non significa che si tengano ritiri o corsi di esercizi da parte della comunità monastica. I singoli o i gruppi che chiedono la nostra ospitalità devono perciò provvedere autonomamente al proprio programma di permanenza». Unica “regola”, la partecipazione ad alcuni momenti della liturgia monastica delle suore: lodi alle 7.30 del mattino, poi messa quotidiana, ora media alle 12 e vespri alle 18.
Il 27 aprile prossimo, nella solennità liturgica delle beate Caterina e Giuliana, fondatrici della comunità claustrale del Sacro Monte, il Centro delle Romite riaprirà i battenti in tutto il suo splendore. Mesi di imponenti lavori di ristrutturazione, sotto l’esperta guida dell’architetto Rocco Magnoli dello studio “Spatium” di Milano, hanno restituito al monastero ambienti rinnovati che rimandano alla bellezza originaria dell’edificio. Le cinque rondini del mosaico che accoglie i visitatori all’ingresso della sala conferenze ne sono il simbolo: recuperate da un apparato decorativo ritrovato sul soffitto e risalente al 1902 “raccontano” simbolicamente la storia di questo luogo e della consacrazione delle prime cinque Romite, il 10 agosto 1476. «L’ambiente - spiega madre Maria Rosella -, che comprende la chiesa, comunicante col monastero e sempre a disposizione degli ospiti, circa 16 camere con servizi, la sala biblioteca, spazi per riunioni, il refettorio, raccolti cortiletti a terrazza, risulta caratterizzato da una certa essenzialità e sobrietà, circondato da una condizione di silenzio e serenità, protetto da discrezione e quiete; rappresenta per noi monache di clausura l’occasione per rivivere, riattualizzandolo alla luce delle esigenze della Chiesa e del mondo di oggi, quello spirito di accoglienza che già muoveva le beate Caterina e Giuliana, prime Romite, nell’assistenza e nella carità verso i pellegrini, offrendo ai fratelli la possibilità di un incontro con Dio nella riflessione e nella preghiera».
 

  ...dal 1474 le Romite vivono stabilmente sul Sacro Monte di Varese. Un volume ricostruisce le vicende con fedeltà...


Svelati secoli di storia inedita  - Quasi quattrocento pagine, un’opera monumentale per raccontare una storia plurisecolare, ricca di colpi di scena, di grandissime testimoni della fede, di una costante tensione tra il cielo e la terra, che ancora oggi illumina di anelito spirituale la terra varesina. Le Romite dell’Ordine di Sant’Ambrogio ad Nemus, che dal 1474 vivono stabilmente sul Sacro Monte, ormai tre anni fa, avevano deciso di prendere in mano tutto ciò che i segreti archivi del monastero custodivano da centinaia d’anni e di avviare una ricerca storica scientificamente ineccepibile, sotto la preziosa guida degli storici della Chiesa ambrosiana e di studiosi locali. «La richiesta di scrivere la nostra storia - racconta la madre superiora, Maria Rosella Pedroletti - ci è venuta dal rettore dell’Università degli studi dell’Insubria, Renzo Dionigi, che è salito quassù per proporci un ambizioso progetto: dedicare un volume della monumentale “Storia di Varese”, che l’università si accingeva a mettere in cantiere, alla presenza del monastero di Santa Maria del Monte sopra Varese. Con un pizzico di incoscienza abbiamo detto di sì, perchè eravamo anche noi desiderose di conoscere in modo approfondito la nostra storia». Da quel giorno tutto il monastero si è messo in movimento, «abbiamo lavorato con passione e con tanto desiderio: c’erano già alcune cose scritte, ma abbiamo scelto di consultare tutti i documenti esistenti, sia presso i nostri archivi che presso l’Archivio di Stato». L’estrema determinazione e il rigore delle monache ha dato i suoi frutti nel volume “Il monastero di Santa Maria del Monte”, una co-production Università dell’Insubria-Editore Nicolini di Varese.
Cinque secoli e mezzo di storia sono ora raccontati in sette capitoli, fitti di note e di preziose immagini, con la trascrizione integrale di una ventina di documenti storici, diciannove dei quali assolutamente inediti: c’è la Bolla di fondazione del monastero del 10 novembre 1474, a firma di Sisto IV, una professione religiosa, una supplica e persino una lettera del re di Francia. A complemento del ricco e prezioso apparato documentario c’è persino la cronotassi delle abbadesse, da Caterina da Pallanza, la beata che per prima salì al Sacro Monte nel 1452, a madre Maria Rosella, che ancora oggi guida la comunità monastica, dopo un primo mandato dal 1989 al 1992.
Le 380 pagine ci portano indietro di quasi seicento anni, quando appunto la giovane Caterina scelse di unirsi alle eremite che già vivevano sul monte, attorno al luogo di culto mariano, che la leggenda fa risalire addirittura all’epoca di Sant’Ambrogio. Il tempo corre poi alla fondazione vera e propria del monastero, con la Bolla papale del 1474, e alle prime cinque professioni religiose, due anni dopo, secondo la regola di Sant’Agostino e l’assunzione delle costituzioni dell’ordine di Sant’Ambrogio ad Nemus, che già esisteva in diocesi. Anche nella pace del monastero si respirano le lacerazioni portate dall’avvento della modernità e della secolarizzazione: è qui che la storia si sofferma sulla soppressione dell’ordine monastico, nel 1798, e poi il suo ripristino, sotto il governo austriaco, con la scelta di attribuire alle suore una funzione socialmente utile, con la scuole e il convitto per i ragazzi del Sacro Monte. Una realtà presente fino al 1969, quando il “vento nuovo” del Concilio Vaticano II riportò le Romite all’esclusiva vita claustrale.
Troviamo anche notizia di pagine interessanti della vita del convento, come la costruzione del “Monte Calvario”, tre cappelle attorno al monastero per la riflessione dei pellegrini sui misteri dolorosi, oppure l’impegno delle Romite nella Fabbrica della Via Sacra, fra il XVI e il XVII secolo. Grazie alla collaborazione con il Cai e con l’arcipretura del Sacro Monte al monastero venne persino allestito un osservatorio meteorologico. (m.t.a.)

 

...discussioni su ogni minimo particolare, prima di mettere mano a un edificio che dal 1902 non era più stato toccato...
 

Un ponte con il mondo Mesi e mesi di cantiere che sono stati come un lungo corso di “esercizi spirituali”. Racconta così la sua permanenza in monastero l’architetto Rocco Magnoli, che con l’Abbadessa è stato il grande artefice dell’intervento di ristrutturazione del Centro di spiritualità delle Romite ambrosiane. Lunghe discussioni con le monache su ogni minimo particolare, prima di mettere mano a un edificio che dal 1902 non era mai stato toccato, fanno dire oggi a Magnoli: «Io ho ricevuto molto più di quello che ho dato. In tutti i cantieri dove c’è una grande passione da parte di tutti quelli che lavorano, l’architetto fa finta di essere quello che guida, in realtà è quello che si approfitta, come un regista, di tutte le qualità che hanno gli attori nel cantiere. E poi, da umile manovale, ho potuto conoscere il rapporto tra il cenobio e il mondo». Proprio questo sarà il Centro di spiritualità del Sacro Monte e proprio questo sono le Romite, che si mettono così al servizio dell’accoglienza dei pellegrini, lungo una tradizione secolare: «Un “ponte” tra la vita fuori e la vita dentro, per cui la vita dentro è una vita che se ne va fuori».
I mesi di lavori al monastero di Santa Maria del Monte, per rendere fruibili le stanze e gli spazi offerti ai pellegrini, sono stati una “scuola di vita”, colmi di scoperte. «La prima - dice Magnoli - riguarda quello che noi, nel mondo, chiamiamo il caso fortuito, la fortuna, e che le suore chiamano Provvidenza. E anche per far partire l’accoglienza si è fatto ricorso a questa Provvidenza. Non è una cosa banale: io sono arrivato un certo giorno, ed era San Rocco, il mio onomastico; c’era da fare un ascensore, era stato presentato un progetto in Comune, ed era il giorno delle beate Caterina e Giuliana; l’approvazione è arrivata a San Pietro e Paolo. Per noi è un caso... o invece c’è un disegno, un progetto che ci riguarda e ha la “P” maiuscola; per le suore non è una coincidenza che, mentre si faceva questo discorso dell’ascensore, arriva lo sponsor, la generosità di una famiglia, arriva uno che si intende di volo e trova un elicottero per portare su la gru...».
E insieme alla Provvidenza, l’architetto scopre un altro modo di vedere la bellezza: «Abbiamo discusso su come fare il pavimento, sul senso del bello, sulla ricerca della bellezza per sperimentare lo stupore della creazione, per rendere lode a Dio: la trascendenza della bellezza è l’aspetto che il cenobio può vivere e testimoniare a noi del mondo». (m.t.a.)

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