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E'
fondamentale, per risalire alle origini di Boffalora,
ripensare alla mole dei lavori inerenti alla escavazione del
Naviglio Grande, iniziata presumibilmente intorno al 5 Agosto
1179 (data che avrebbe suggerito la dedicazione della Chiesa
Parrocchiale a "S. Maria della Neve"). Questa opera si rivelò
lunga e faticosa e richiese un punto di appoggio stabile al
quale fare riferimento. Da qui la decisione di fissare un
cantiere stabile a Boffalora che, grazie alla posizione
geografica, si trovava favorito nel commercio e nella difesa
(l'altitudine, infatti, permetteva di dominare la vallata del
Ticino). Il probabile impianto "in loco" di questo grosso
cantiere, viene localizzato lungo le sponde del Naviglio
Grande.
La
trasformazione di questo cantiere, dapprima in borgo e poi in
paese, fu favorita dall'incrocio realizzatosi in Boffalora,
tra un importante corso d'acqua, il Naviglio, e la più
importante strada della zona: la Strada Consolare Milano -
Novara, che permetteva il collegamento diretto di Milano con
le terre oltre il Ticino e che assunse, nei secoli successivi,
un ruolo rilevante anche per le funzioni postali. Elemento
importante di questo incrocio fu il primo ponte, in legno,
(nel 1600 ricostruito in granito) che collegava le due sponde
del Naviglio. Detto ponte ebbe nei secoli anche funzione di
difesa in diversi fatti d'arme dei quali il più recente è
quello del 4 Giugno 1859 (descritto accuratamente nella
Cronistoria Parrocchiale). Nel secolo XIV Boffalora risulta
facente parte del feudo di proprietà di Gian Galeazzo Visconti
che, il 15 Aprile 1396, ne fece dono ai Monaci della Certosa
di Pavia. L'istrumento della donazione si trova presso
l'Archivio Storico Lombardo.
Essi lo ebbero in proprietà quasi
ininterrottamente tino al 1782, quando la Certosa fu soppressa
nella gestione dei suoi beni e il feudo di Boffalora passò
allo Stato. I monaci, esperti coltivatori, dopo aver svolto
un'ampia opera di bonifica dei nostri terreni ancora paludosi
ed incolti, sfruttarono le condizioni favorevoli del luogo e
arricchirono la sua prima struttura urbanistica di edifici
adibiti alla conservazione dei prodotti agricoli (la cosidetta
"grangia") ancora visibili (pur con modifiche evidenti subite
nel 1600) sulla riva sinistra del Naviglio, nell'attuale
piazza "4 Giugno 1859". Nel secolo XVI i Monaci Certosini
possedevano in paese un mulino e una "folla di carta" lungo le
sponde della roggia Cornice, alimentati dalla forza meccanica,
prodotta da una salto d'acqua che ancora oggi dà origine ad
una caratteristica cascata.
CONTINUA
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