L'abbazia
di San Gemolo a Ganna
La
tradizione vuole che l’abbazia sorgesse alla fine dell' XI
secolo nei pressi del luogo del martirio di San Gemolo. La
leggenda racconta che Gemolo fu trucidato da briganti di origine
sepriese verso la fine del X secolo.
Insieme a Imerio, egli
aveva tentato invano di inseguire i malviventi che avevano
derubato la carovana della quale faceva parte, ferma a
pernottare a Marchirolo lungo la sua discesa da nord verso
l’Italia. Il corpo venne seppellito in Valganna, probabilmente
nel luogo ove ora sorge una cappella a lui dedicata, pochi
chilometri fuori Ganna in direzione di Varese. L'abbazia fu
fondata poco dopo, nel 1095, da Attone, Arderico e Inghizone, su
concessione dell’arcivescovo di Milano Arnolfo II (nominato
arcivescovo nel 1093, morto nel 1097). Questa vicenda,
probabilmente veritiera, oltre a spiegare la dedicazione della
chiesa e dell’abbazia, ci fornisce anche un piccolo indizio per
comprendere i difficili rapporti di vicinato cui l’abbazia era
costretta dalla sua posizione strategica. Infatti non a caso i
briganti vengono detti del Seprio, vale a dire proprio di quel
potente contado mal tollerato dall’arcivescovo ambrosiano a
causa del controllo che esercitava sulle vie di comunicazione da
e per i passi alpini. All’arcivescovo di Milano dunque doveva
sembrare conveniente avere un vassallo fedele a nord del Seprio,
in un luogo decisivo non solo perché controllava lo stretto
passaggio della Valganna, ma anche perché poteva circoscrivere
il potere di Como, il cui territorio si estendeva fino al Lago
di Lugano. Ma gli abati non furono fedeli nel tempo a Milano. Il
beneficio assegnato da Arnolfo comprendeva, oltre a possedimenti
in Valganna, Val Marchirolo e Valcuvia, l’importantissimo
castello di Frascarolo, strategico per il controllo della strada
che da Varese portava al guado di Ponte Tresa e che, non potendo
attraversare la gola delle grotte, saliva sulle pendici della
montagna. Forte di tanta importanza, il monastero si barcamenò
tra opposti poteri, cercando di mantenere la propria
indipendenza. Pur essendo di rito ambrosiano, nel 1154 gravitava
nell’orbita dell’abbazia di Fruttuaria insieme a San Michele di
Voltorre. Ma qui rimase per pochi anni e non senza conflitti. Si
rese indipendente già nel 1179, e per questo nel 1237 l’abate di
Fruttuaria scomunicò l’intero capitolo di San Gemolo. Nemmeno i
rapporti con Voltorre furono semplici: precipitarono con
l’inizio del 1200 quando fu richiesto l’intervento dei legati
apostolici per dirimere le controversie. La sorte dell’abbazia
di Ganna fu simile a quella di Voltorre e di Sesto Calende.
Trasformata in commenda nel 1477, dal 1566 le rendite furono
amministrate dall’Ospedale Maggiore di Milano e nel 1825 furono
vendute le proprietà rimaste. Dopo l’estinzione del monastero
nel 1556, la chiesa servì da parrocchiale. Oggi presenta i segni
di tante complesse vicende ed appare assai composita per stili
ed epoche di costruzione. La chiesa e il caratteristico chiostro
pentagonale sono le parti che hanno meglio conservato la
fisionomia originale, mentre la foresteria e gli edifici di
servizio al monastero hanno subito profondi mutamenti dovuti
alla loro attuale destinazione agricola. Nel chiostro è
ospitato il Museo della Badia (aperto di domenica
pomeriggio da aprile ad ottobre), che raccoglie materiale
eterogeneo a testimonianza della preistoria e della storia
dell’area. Vi sono conservati arredi sacri, alcuni laudari
antichi, ceramiche e una piccola pinacoteca. In particolare,
sono da notare le vetrine contenenti materiale preistorico Le
Tène del Canton Ticino e di Velate (Varese). La chiesa è
aperta negli orari di culto. Per informazioni ci si può
rivolgere al parroco +39 0332 994532.
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