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L'uso del colore “nero” nella liturgia quaresimale |
La Guida pastorale per le celebrazioni liturgiche segnala da quest’anno la
possibilità, per il Rito ambrosiano, di utilizzare
ad libitum, nelle ferie di Quaresima dal lunedì al venerdì, il
colore liturgico “nero”, in luogo del colore “morello”.
Questa scelta trova le sue origini nella più antica tradizione liturgica
comune sia alla Chiesa d’Oriente che d’Occidente. Il nero,
infatti, fu da sempre ritenuto capace di esprimere una risposta
all’invito alla conversione, prestando voce – nel silenzioso ma
eloquente linguaggio dei colori – all’interiore anelito di salvezza.
Con tale accezione fu riconosciuto come colore penitenziale per eccellenza,
al punto da diventare simbolo della stessa vita monastica,
contribuendo a identificare quanti si esercitavano assiduamente nella
purificazione del cuore.
Solo successivamente il nero fu accolto
– e con significative eccezioni – anche nei riti esequiali,
senza tuttavia perdere il suo principale significato: richiamare i
credenti alla radicalità del rinnovamento.
La liturgia
milanese fino alla Riforma del Vaticano II conservò tale uso per le ferie
di Quaresima e per i giorni segnati dal digiuno e da una più intensa
invocazione della misericordia divina.
Come ricordano le Premesse
del Messale, «la differenza dei colori nelle vesti sacre ha lo
scopo di esprimere, anche con mezzi esterni, la caratteristica particolare
dei misteri della fede che vengono celebrati» (n. 320). La
nuova possibilità offerta dal Calendario liturgico va letta in questo
senso: non un banale esercizio di archeologia, ma una via per
rimarcare, in modo più evidente, anche sul piano visivo e
attraverso i segni sensibili – «tanto nella liturgia quanto
nella catechesi liturgica» (Sacrosanctum Concilium, n.
109) – un accento preciso del cammino quaresimale.
Nel rito ambrosiano, infatti, l’itinerario delle ferie dal lunedì al
venerdì sottolinea maggiormente l’aspetto penitenziale,
mentre assegna la memoria battesimale soprattutto ai sabati e alle
domeniche.
L’uso del colore liturgico nero – alternato al
morello festivo – si carica quindi di un profondo simbolismo,
capace di esprimere «il senso della vita cristiana in cammino
lungo il corso dell’anno liturgico» (Principi e norme per l’uso
del Messale ambrosiano, n. 320), ispirando il pentimento e connotando
fortemente i giorni austeri della Quaresima.
«Le preghiere e le
lacrime, o Signore pietoso, a te più intense si levano in questo tempo
santo. Tu che conosci i cuori e deboli ci vedi, a chi si pente e ti invoca
concedi il tuo perdono»: così ci invita a pregare la Liturgia
quaresimale alle Lodi mattutine dei giorni feriali.
Sono questi
i sentimenti che può suscitare in noi il colore liturgico che caratterizza
e accompagna il dispiegarsi del grande itinerario verso la Pasqua.
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