|
|
Mostra a Palazzo Reale
I LUOGHI DELL'ANIMA Mario Sironi Costant Permeke Francesco Jodice |
Sironi e Permeke: due personalità diverse che si sono mosse in
contesti culturali differenti, ma che sembrano seguire traiettorie
stilistiche simili. L'arte come esercizio lento e difficile,
costruito con sapienza manuale, indagando la condizione dell'uomo in
modo diretto, ma anche poetico.
di Luca Frigerio
Anonimi palazzi, strade deserte. Una luce pallida rischiara la gelida
solitudine delle periferie di Mario Sironi, ma nessun un viandante
incrocia le spigolose prospettive delle sue città. Finestre chiuse,
affacciate su un silenzio opprimente. Cieli lividi, a cui si
innalzano spente ciminiere, laici campanili dei templi del lavoro.
Paesaggi urbani meccanici e implacabili, come la geometria delle vite
rinchiuse nei cubi delle case.
Un senso di disagio, un muto
grido d’angoscia pervade questo «Paesaggio urbano
» di Mario Sironi, immagine simbolo della mostra I
luoghi e l’anima, in corso a Milano nelle sale di Palazzo
Reale. Visioni metropolitane che Sironi cominciò a dipingere
all’indomani della Grande guerra, mosso da una vocazione sociale
di indirizzo proletario, animato da confuse aspettative
rivoluzionarie, in dissidio con quel mito della civiltà tecnologica
esaltato dall’attivismo futurista. E che riprese, con pessimismo
rassegnato, disilluso e arrabbiato, negli ultimi anni di vita.
C’è del resto una coerenza esemplare nel percorso
artistico di Mario Sironi. Un percorso contraddistinto dai segni di una
personalità forte, inconfondibile nell’asciutta espressività,
riconoscibile nell’intensità drammatica delle sue opere,
siano esse di destinazione privata o di impegno monumentale. Immerso
nell’ideologia fascista, Sironi conobbe, al tracollo del regime,
la crisi della sconfitta e della perdita di identità. E ciò
nonostante, l’artista non accettò mai di scendere a patti con
soluzioni di comodo, sempre confrontandosi con la realtà storica e la
propria natura, nel contrasto tra una profonda solitudine interiore e
la volontà di interpretare valori collettivi.
Della
fiducia di Sironi in un’arte sociale, portatrice di valori e
di simboli, sono testimonianza i lavori murali ancora visibili in alcuni
palazzi pubblici milanesi e romani, sonoramente declamatori,
inevitabilmente retorici. Di segno diverso, invece, i disegni e i
dipinti presentati nella rassegna milanese, che dell’artista
svelano aspetti più lirici e intimisti. E che, non a caso, si
collocano negli anni Venti e nel periodo successivo al secondo conflitto
mondiale.
Se dolenti e disperanti sono le periferie urbane di
Sironi, non più idillici si presentano i suoi quadri agresti,
di cui la mostra milanese propone alcuni tra i più belli. È una natura
immobile, quella che egli descrive, senza un alitar di vento, senza l’eco
di una musica nell’aria. E gli uomini non sono che manichini,
pesanti, pietrificati dal quotidiano lavoro, quasi a ricordare, come
nel «Contadino» del 1928, che lavorare di zappa e di
vanga ha ben poco di poetico e sa molto invece di fatica e sudore. E
davvero pare un novello Adamo, questo agricoltore stanco e pensoso,
sul quale non si riversa la luce del bianco cielo in lontananza, scacciato
dal paradiso terrestre, biblicamente costretto a una vita di stenti e di
dolori.
Ma non vorremmo dare un’impressione sbagliata.
La rassegna di Palazzo Reale, infatti, non è una retrospettiva dedicata
a Sironi. Almeno non soltanto. Accanto a lui, infatti, altrettante
opere di un autore altrettanto interessante, Constant Permeke. E
sulle tracce dei due, oggi, Francesco Jodice. Una mostra nuova,
un percorso insolito, che viene raccontato nella
pagina successiva.
Mario Sironi Costant Permeke I
LUOGHI E L’ANIMA Con immagini e progetti di Francesco Jodice
Fino al 29 gennaio Da martedì a sabato: 9.30-19.30 (giovedì e sabato
fino alle 22.30; lunedì chiuso) Ingresso intero 8 euro Catalogo
Federico Motta Editore Per informazioni: tel. 02.86984370
http://www.mostrasironi-permeke.it
|
|