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Anno 2- n. 39/2006
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CHIESA & DIOCESI
Il sociologo Giordano Frosini contesta la festa di Halloween

L’1 E IL 2 NOVEMBRE SONO I GIORNI DELLA SPERANZA

Zucca di Halloween

La feste degli scheletri e delle zucche è una reviviscenza celtica, che ha origine nei Paesi dell'antico paganesimo pre-cristiano.


Halloween? Una festa vacua e un segno della supremazia culturale che da tempo la nazione americana sta esercitando nei riguardi del “Bel Paese”. A pensarla così è il teologo mons. Giordano Frosini che si sofferma su questa ricorrenza di importazione americana contro la quale, afferma, «non si sono mossi nemmeno i difensori a oltranza della nostra identità culturale, provenienti dalla miscredenza professa, che i mass media hanno giustamente chiamato atei devoti».

Ad avviso del teologo «un pezzo non proprio secondario della nostra cultura (della fede interessa poco a certa gente) èmesso in pericolo, anzi sta velocemente scomparendo, anzi forse è già del tutto scomparso. Un colpo mortale, questa volta inferto non dal solito Islam, ma da quello che si può chiamare neo-paganesimo». «L’origine ultima della festa - spiega infatti -, non è l’America, ma i Paesi dell'antico paganesimo pre-cristiano. La festa degli scheletri e delle zucche è nientedimeno che una reviviscenza celtica». E «quando la fede manca, comincia l’incredulità e la superstizione, che si alimentano continuamente alle mode del tempo».

Così le zucche «mostrano integralmente la loro vacuità. Dentro di esse, dietro di esse, non c'è nulla, ma soltanto il ricordo, forse inconsapevole, di una tradizione che i cristiani dovrebbero avere facilmente superata. Forse chi pratica questi usi non si rende conto di quello che fa». «Il senso della festa è bello e va assecondato - conclude Frosoni - ma non con questi salti e questi tradimenti. Il primo e il due novembre sono per tradizione i giorni della nostra speranza. E la speranza è una virtù cristiana. Gli altri, i pagani e i neo-pagani, hanno le loro speranze, le loro attese, ma non hanno la Speranza, che è la certezza di un futuro assoluto, dove sono già collocati i nostri santi e i nostri morti».

 
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