Ha colpito la metà del Paese, dai primi giorni di luglio a fasi alterne
sino alla fine del mese di settembre mettendo in ginocchio una delle
principali risorse economiche del Paese: l’agricoltura e l’allevamento.
«Abbiamo collaborato con Caritas di Iasi, cha ha organizzato un piano di
emergenza per l’alluvione, stanziando fondi propri, come hanno fatto le
altre realtà di Caritas rumene di altri paesi e località».
di Silvio Mengotto
La Romania è tornata all’attenzione della
cronaca per il reale pericolo dell’influenza aviaria, o virus dei polli.
In questi mesi abbiamo saputo molto sulle sciagure provocate dai vari uragani
americani: “Caterina”, “Rita”, “Stan”.
Assai poco si è saputo dell’alluvione in Romania, che ha colpito la metà del
Paese, dai primi giorni di luglio a fasi alterne sino alla fine del mese
di settembre mettendo in ginocchio una delle principali risorse economiche
del Paese: l’agricoltura e l’allevamento.
Secondo
un rapporto governativo sono stati danneggiati 110 villaggi e città,
3571 le case distrutte, 2993 quelle colpite dall’acqua, 18.563 le case
danneggiate e 323.628 gli ettari di terreno danneggiati.
Una
notizia trascurata, ma geograficamente più vicina. Chiara Sarasini presta
il servizio civile in Romania dai primi di luglio. Nata a Verbania 22 anni
fa, è laureata in scienze della comunicazione con indirizzo giornalistico.
Ha partecipato ai
“Cantieri della solidarietà”, che da anni si svolgono
durante l’estate in Romania, proposti da Caritas Ambrosiana e organizzati
da Apropele (Caritas rumena).
Chiara, insieme ad altri
volontari rumeni, ha portato i soccorsi tra gli alluvionati di Apa Asau,
un villaggio montano della regione moldova. Al suo ritorno in Italia,
per un breve periodo di riposo, l’abbiamo intervistata.
Perché la scelta del servizio civile con Caritas Ambrosiana?
Insieme alle molte esperienze di volontariato parrocchiale, commercio
“equo e solidale”, quella del servizio civile è diventata una tappa
obbligatoria con il mio desiderio di lavorare nell’ambito della
cooperazione internazionale. Un’esperienza che ritengo utile e importante,
per introdurmi nel mondo del lavoro. Dopo un periodo di preparazione
presso Caritas Ambrosiana, ho iniziato la mia permanenza in Romania dai
primi di luglio partecipando ai “Cantieri di solidarietà” di Caritas
Ambrosiana e rumena.
La Romania è tornata a far parlare di sè
per il pericolo del virus aviario, poco o nulla per le alluvioni che hanno
colpito, per diversi mesi, metà dell’intero Paese. Che ne pensa?
Sembrerà strano ma la notizia del virus dei polli l’ho appresa mentre tornavo
in Italia. In Romania se ne sa poco, le notizie sono blindate, un retaggio
di stampo comunista. Le scarse notizie diffuse sono un poco frivole e
leggere. Stessa sorte per l’alluvione, anche in Romania la notizia è stata
scarsamente diffusa, figurarsi in Italia. L’alluvione, iniziata nei primi
giorni di luglio, ha colpito l’intera regione della Moldovia da Nord a Sud.
Dove ha portato, insieme ad altri volontari, i primi soccorsi? Per una
settimana a settembre sono stata in due località moldove colpite
dall’alluvione: Iasi, come base logistica, e ad Apa Asau i soccorsi.
Abbiamo collaborato con Caritas di Iasi, cha ha organizzato un piano di
emergenza per l’alluvione, stanziando fondi propri, come hanno fatto le
altre realtà di Caritas rumene di altri paesi e località.
Cosa prevede il piano di emergenza? E’ un progetto che si articola su
diversi piani, che riguarda prioritariamente la distribuzione di alimenti
e la ricostruzione o ristrutturazione delle case danneggiate. Nella
primavera prossima si vorrebbe iniziare la distribuzione di sementi per
rivitalizzare l’agricoltura, gli allevamenti, i due settori economici
maggiormente colpiti dalle alluvioni. La politica di aiuti di Caritas Iasi
non vuole creare dipendenza, per questo ha previsto che ogni famiglia
riceverà per un periodo di 7 mesi aiuti alimentari, allo scadere di questi
la famiglia dovrà essere in grado di automantenersi. Cento famiglie hanno
ricevuto il materiale per la ristrutturazione delle case danneggiate e si
impegnano a terminarle per la fine dell’inverno. Altrettante dalla
primavera del 2006 riceveranno il materiale per la ricostruzione delle
case. Ogni famiglia riceverà per tutta la durata dell’inverno legna per il
fuoco. In primavera altre 800 riceveranno pollame e sementi per iniziare
la produzione propria di carne, uova e iniziare la semina.
Qual
è la sua personale esperienza in questi villaggi? L’esperienza
è stata molto forte! Solo quando sono arrivata sul posto, mi sono resa
conto della gravità della situazione. Zone poverissime dove l’economia è
basata esclusivamente su agricoltura e allevamento. Ciò che ho visto è
simile al finale del film “Vajont” dove il protagonista è inquadrato sullo
sfondo terrificante di un mare di fango grigio. Ecco cosa hanno visto i
miei occhi: una distesa di fango, terra, sassi, detriti. Ad Apa Asau i tre
quarti delle case sono state distrutte o fortemente danneggiate. Gli
abitanti vivono ancora nel villaggio inabitabile e le loro attività si
sono completamente fermate. Molti di loro dormono di notte nei sacchi a
pelo, per le strade perché, oltre all’estrema povertà, queste zone sono
abitate da “zingari” (rom) e il rapporto con i rumeni non è mai stato
idilliaco, c’è molta diffidenza e paura. Un fatto che ha raddoppiato la
vigilanza e l’attaccamento alla loro terra. Anche se hanno perso quasi
tutto, quel poco rimasto non lo vogliono perdere. Mi è capitato di
lavorare sino alle tre di notte, ed essendo zona montana, il freddo si
trasformava in gelo. Nonostante questo gli abitanti dormivano anche per le
strade.
Insomma una forte impressione… Sì,
l’impressione personale e generale è quella della desolazione, ma il dato
positivo e che le persone dei villaggi hanno reagito, non si sono date per
vinte o preda della disperazione. In qualche modo hanno cercato rimedi di
ogni tipo. Li abbiamo visti sempre attivi, sia nella distribuzione di
viveri, sia con i materiali per la ricostruzione. Oggi l’acqua dei fiumi
si è ritirata come l’emergenza. Tra le impressioni ricordo quella di una
visita fatta ad una casa per distribuire gli alimenti. Dall’esterno
sembrava apparentemente agibile, una donna aprì la porta che dava alla
stanza attigua, ma al posto del pavimento della camera da letto, vidi
scorrere le acque limacciose del fiume che aveva deviato il suo naturale
corso arrivando a scavare il pavimento della casa. Ho visto case
trascinate, decine e decine di metri, lontane dalla loro fondamenta e i
bambini che sembravano tranquilli ma captavo, nei loro volti, una
inconscia responsabilità aggiuntiva.
A causa dell’alluvione
la Romania è ancora in emergenza e che tipo di aiuti ha bisogno?
Oggi la situazione è sotto controllo e l’alluvione si è fermata. C’è da
ricostruire tutto! Ci sono situazioni dove vanno rifatti interi villaggi.
Ha bisogno di aiuti economici. Questo è ciò che auspica la responsabile di
Carita Iasi. Non si ha bisogno di aiuti materiali, bensì finanziari.