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Anno 1- n. 33/2005
22 - 28 ottobre


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ATTUALITÀ
Intervista a Chiara Sarasini, volontaria Caritas Ambrosiana

ROMANIA, L’ALLUVIONE DIMENTICATA
Chiara Sarasini
 

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Ha colpito la metà del Paese, dai primi giorni di luglio a fasi alterne sino alla fine del mese di settembre mettendo in ginocchio una delle principali risorse economiche del Paese: l’agricoltura e l’allevamento. «Abbiamo collaborato con Caritas di Iasi, cha ha organizzato un piano di emergenza per l’alluvione, stanziando fondi propri, come hanno fatto le altre realtà di Caritas rumene di altri paesi e località».


di Silvio Mengotto

La Romania è tornata all’attenzione della cronaca per il reale pericolo dell’influenza aviaria, o virus dei polli. In questi mesi abbiamo saputo molto sulle sciagure provocate dai vari uragani americani: “Caterina”, “Rita”, “Stan”.

Assai poco si è saputo dell’alluvione in Romania, che ha colpito la metà del Paese, dai primi giorni di luglio a fasi alterne sino alla fine del mese di settembre mettendo in ginocchio una delle principali risorse economiche del Paese: l’agricoltura e l’allevamento.

Secondo un rapporto governativo sono stati danneggiati 110 villaggi e città, 3571 le case distrutte, 2993 quelle colpite dall’acqua, 18.563 le case danneggiate e 323.628 gli ettari di terreno danneggiati.

Una notizia trascurata, ma geograficamente più vicina. Chiara Sarasini presta il servizio civile in Romania dai primi di luglio. Nata a Verbania 22 anni fa, è laureata in scienze della comunicazione con indirizzo giornalistico. Ha partecipato ai “Cantieri della solidarietà”, che da anni si svolgono durante l’estate in Romania, proposti da Caritas Ambrosiana e organizzati da Apropele (Caritas rumena).

Chiara, insieme ad altri volontari rumeni, ha portato i soccorsi tra gli alluvionati di Apa Asau, un villaggio montano della regione moldova. Al suo ritorno in Italia, per un breve periodo di riposo, l’abbiamo intervistata.

Perché la scelta del servizio civile con Caritas Ambrosiana?

Insieme alle molte esperienze di volontariato parrocchiale, commercio “equo e solidale”, quella del servizio civile è diventata una tappa obbligatoria con il mio desiderio di lavorare nell’ambito della cooperazione internazionale. Un’esperienza che ritengo utile e importante, per introdurmi nel mondo del lavoro. Dopo un periodo di preparazione presso Caritas Ambrosiana, ho iniziato la mia permanenza in Romania dai primi di luglio partecipando ai “Cantieri di solidarietà” di Caritas Ambrosiana e rumena.

La Romania è tornata a far parlare di sè per il pericolo del virus aviario, poco o nulla per le alluvioni che hanno colpito, per diversi mesi, metà dell’intero Paese. Che ne pensa?
Sembrerà strano ma la notizia del virus dei polli l’ho appresa mentre tornavo in Italia. In Romania se ne sa poco, le notizie sono blindate, un retaggio di stampo comunista. Le scarse notizie diffuse sono un poco frivole e leggere. Stessa sorte per l’alluvione, anche in Romania la notizia è stata scarsamente diffusa, figurarsi in Italia. L’alluvione, iniziata nei primi giorni di luglio, ha colpito l’intera regione della Moldovia da Nord a Sud.

Dove ha portato, insieme ad altri volontari, i primi soccorsi?
Per una settimana a settembre sono stata in due località moldove colpite dall’alluvione: Iasi, come base logistica, e ad Apa Asau i soccorsi. Abbiamo collaborato con Caritas di Iasi, cha ha organizzato un piano di emergenza per l’alluvione, stanziando fondi propri, come hanno fatto le altre realtà di Caritas rumene di altri paesi e località.

Cosa prevede il piano di emergenza?

E’ un progetto che si articola su diversi piani, che riguarda prioritariamente la distribuzione di alimenti e la ricostruzione o ristrutturazione delle case danneggiate. Nella primavera prossima si vorrebbe iniziare la distribuzione di sementi per rivitalizzare l’agricoltura, gli allevamenti, i due settori economici maggiormente colpiti dalle alluvioni. La politica di aiuti di Caritas Iasi non vuole creare dipendenza, per questo ha previsto che ogni famiglia riceverà per un periodo di 7 mesi aiuti alimentari, allo scadere di questi la famiglia dovrà essere in grado di automantenersi. Cento famiglie hanno ricevuto il materiale per la ristrutturazione delle case danneggiate e si impegnano a terminarle per la fine dell’inverno. Altrettante dalla primavera del 2006 riceveranno il materiale per la ricostruzione delle case. Ogni famiglia riceverà per tutta la durata dell’inverno legna per il fuoco. In primavera altre 800 riceveranno pollame e sementi per iniziare la produzione propria di carne, uova e iniziare la semina.

Qual è la sua personale esperienza in questi villaggi?
L’esperienza è stata molto forte! Solo quando sono arrivata sul posto, mi sono resa conto della gravità della situazione. Zone poverissime dove l’economia è basata esclusivamente su agricoltura e allevamento. Ciò che ho visto è simile al finale del film “Vajont” dove il protagonista è inquadrato sullo sfondo terrificante di un mare di fango grigio. Ecco cosa hanno visto i miei occhi: una distesa di fango, terra, sassi, detriti. Ad Apa Asau i tre quarti delle case sono state distrutte o fortemente danneggiate. Gli abitanti vivono ancora nel villaggio inabitabile e le loro attività si sono completamente fermate. Molti di loro dormono di notte nei sacchi a pelo, per le strade perché, oltre all’estrema povertà, queste zone sono abitate da “zingari” (rom) e il rapporto con i rumeni non è mai stato idilliaco, c’è molta diffidenza e paura. Un fatto che ha raddoppiato la vigilanza e l’attaccamento alla loro terra. Anche se hanno perso quasi tutto, quel poco rimasto non lo vogliono perdere. Mi è capitato di lavorare sino alle tre di notte, ed essendo zona montana, il freddo si trasformava in gelo. Nonostante questo gli abitanti dormivano anche per le strade.

Insomma una forte impressione…
Sì, l’impressione personale e generale è quella della desolazione, ma il dato positivo e che le persone dei villaggi hanno reagito, non si sono date per vinte o preda della disperazione. In qualche modo hanno cercato rimedi di ogni tipo. Li abbiamo visti sempre attivi, sia nella distribuzione di viveri, sia con i materiali per la ricostruzione. Oggi l’acqua dei fiumi si è ritirata come l’emergenza. Tra le impressioni ricordo quella di una visita fatta ad una casa per distribuire gli alimenti. Dall’esterno sembrava apparentemente agibile, una donna aprì la porta che dava alla stanza attigua, ma al posto del pavimento della camera da letto, vidi scorrere le acque limacciose del fiume che aveva deviato il suo naturale corso arrivando a scavare il pavimento della casa. Ho visto case trascinate, decine e decine di metri, lontane dalla loro fondamenta e i bambini che sembravano tranquilli ma captavo, nei loro volti, una inconscia responsabilità aggiuntiva.

A causa dell’alluvione la Romania è ancora in emergenza e che tipo di aiuti ha bisogno?
Oggi la situazione è sotto controllo e l’alluvione si è fermata. C’è da ricostruire tutto! Ci sono situazioni dove vanno rifatti interi villaggi. Ha bisogno di aiuti economici. Questo è ciò che auspica la responsabile di Carita Iasi. Non si ha bisogno di aiuti materiali, bensì finanziari.

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