Settimanale registrato presso il Tribunale di Milano al numero 848 in data 15.12.2004
Direttore Responsabile Claudio MAZZA
MILANO & LOMBARDIA
Intervista a Chiara Ceriotti
«QUEI BAMBINI MI ASPETTANO SEMPRE»
Chiara Cerotti ha 25 anni, è laureata in scienze politiche e
presta servizio civile a Bucarest per conto della Caritas Ambrosiana.
Che durata ha il servizio civile? Si tratta di un progetto di un
intero anno. Due mesi dedicati alla preparazione e formazione in Italia, i
restanti dieci mesi all’estero. Mi trovo a Bucarest da febbraio.
Che tipo di attività svolge a Bucarest? La nostra attività si
ripartisce in quattro progetti. Un primo è di animazione nella casa di Sf.
Ioan che accoglie minori abbandonati: con loro svolgiamo anche un’attività
di doposcuola. Al termine di ogni settimana ci dedichiamo più al gioco e
all’animazione. Un progetto simile lo svolgiamo anche presso il centro
della patriarchia ortodossa di Santa Macrina. Con i giovani del centro
organizziamo l’animazione ludica per i ragazzi di strada che frequentano
il centro, il quale provvede ai loro bisogni primari: un pasto caldo al
giorno, vestiti puliti, una doccia e l’assistenza medica. Il terzo
progetto ci vede impegnate in attività di animazione tra ragazzi e adulti
con sindrome down. L’ultimo progetto è la collaborazione con
Aproapele, la quale si occupa di progettazione nell’ambito sociale che,
inizialmente, era nata come sportello rumeno della Caritas Ambrosiana.
Quali sono le motivazioni che l'hanno spinta in questa avventura, impegno
controcorrente? Il mio sogno, terminata l’università, era poter
entrare nel mondo della cooperazione internazionale. Mi sono scontrata
immediatamente con diverse organizzazioni le quali, per una
collaborazione, chiedevano un curriculum di esperienze alle spalle che
difficilmente si ha al termine degli studi. Ho cercato in diverse
direzioni e nel servizio civile penso di avere trovato la strada giusta.
Un’opportunità che mi offre un’esperienza di grande ricchezza, sia come
crescita personale, sia come ottima occasione per incrociare la galassia
della cooperazione. Così sono approdata in Romania. C’è un
episodio, nella sua esperienza a Bucarest, che l'ha colpita? Nei
primi mesi qui, dove tutti patiscono un po’ di nostalgia e i disagi dovuti
alla lingua, un giorno i bambini - sempre attenti alle sfumature – hanno
percepito questa sottile sofferenza. Allora mi hanno accolto con una
festa, una gioia incredibile e mi sono subito sentita a casa. Come dice
don Mazzolari, c’è casa quando c’è qualcuno che ti aspetta e loro, i
bambini di Sf. Ioan, mi aspettano sempre. (s.m.)