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Anno 1- n. 27/2005
10 - 16 settembre


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al numero 848
in data 15.12.2004

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Responsabile
Claudio MAZZA
MILANO & LOMBARDIA
Intervista a Chiara Ceriotti

«QUEI BAMBINI MI ASPETTANO SEMPRE»
Chiara Cerotti ha 25 anni, è laureata in scienze politiche e presta servizio civile a Bucarest per conto della Caritas Ambrosiana.

Che durata ha il servizio civile?
Si tratta di un progetto di un intero anno. Due mesi dedicati alla preparazione e formazione in Italia, i restanti dieci mesi all’estero. Mi trovo a Bucarest da febbraio.

Che tipo di attività svolge a Bucarest?
La nostra attività si ripartisce in quattro progetti. Un primo è di animazione nella casa di Sf. Ioan che accoglie minori abbandonati: con loro svolgiamo anche un’attività di doposcuola. Al termine di ogni settimana ci dedichiamo più al gioco e all’animazione. Un progetto simile lo svolgiamo anche presso il centro della patriarchia ortodossa di Santa Macrina. Con i giovani del centro organizziamo l’animazione ludica per i ragazzi di strada che frequentano il centro, il quale provvede ai loro bisogni primari: un pasto caldo al giorno, vestiti puliti, una doccia e l’assistenza medica. Il terzo progetto ci vede impegnate in attività di animazione tra ragazzi e adulti con sindrome down. L’ultimo progetto è la collaborazione con Aproapele, la quale si occupa di progettazione nell’ambito sociale che, inizialmente, era nata come sportello rumeno della Caritas Ambrosiana.

Quali sono le motivazioni che l'hanno spinta in questa avventura, impegno controcorrente?
Il mio sogno, terminata l’università, era poter entrare nel mondo della cooperazione internazionale. Mi sono scontrata immediatamente con diverse organizzazioni le quali, per una collaborazione, chiedevano un curriculum di esperienze alle spalle che difficilmente si ha al termine degli studi. Ho cercato in diverse direzioni e nel servizio civile penso di avere trovato la strada giusta. Un’opportunità che mi offre un’esperienza di grande ricchezza, sia come crescita personale, sia come ottima occasione per incrociare la galassia della cooperazione. Così sono approdata in Romania.

C’è un episodio, nella sua esperienza a Bucarest, che l'ha colpita?

Nei primi mesi qui, dove tutti patiscono un po’ di nostalgia e i disagi dovuti alla lingua, un giorno i bambini - sempre attenti alle sfumature – hanno percepito questa sottile sofferenza. Allora mi hanno accolto con una festa, una gioia incredibile e mi sono subito sentita a casa. Come dice don Mazzolari, c’è casa quando c’è qualcuno che ti aspetta e loro, i bambini di Sf. Ioan, mi aspettano sempre. (s.m.)
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