13.07.2010
«Il sistema penale italiano deve fare passi avanti nella direzione di un
modello di giustizia riparativo. L’insistenza sui luoghi della detenzione
e sulla costruzione di nuovi carceri non guarda al problema “relazionale”
all’interno del reato e lascia insoddisfatte tutte le persone coinvolte
dal reato, nell’avvertire il vero senso di giustizia, parti offese,
comprese». Questo è il nucleo dell’appello che la Conferenza Regionale
Volontariato e Giustizia - che raccoglie 33 organizzazioni lombarde ed è
impegnata con un migliaio di volontari nell’assistenza, nel sostegno e
nell’aiuto ai detenuti e alle loro famiglie - rivolge agli onorevoli
lombardi e ai capigruppo del Consiglio regionale in merito alla precaria
situazione degli istituti di pena.
Il documento snocciola le cifre
dell’emergenza: 36 detenuti suicidi dall’inizio dell’anno, numerosi agenti
feriti, un sovraffollamento in base al quale si sfiorano i 70 mila
detenuti a fronte di una capienza di 44 mila persone (in Lombardia si è
superata la soglia dei 9100, con una capienza regolamentare di 5540 e una
“tollerabile” di 8587). Don Virgilio Balducchi, che firma il documento,
sottolinea: «Carenze organizzative, strutturali e assistenziali sono ormai
note e conosciute a tutti i livelli, politici, istituzionali e civili. Ma
nonostante tutto questo, nulla cambia. E l’opinione pubblica che fa?
Aspetta, non ci fa generalmente caso».
L’appello ricorda le
numerose prese di posizione susseguitesi negli ultimi mesi: l’appello alla
mobilitazione dei volontari della Conferenza Nazionale Volontariato e
Giustizia; l’impegno delle singole associazioni a denunciare «lo stato di
sofferenza e di condizioni inumane in cui versa il detenuto e, spesso,
anche la sua famiglia»; la messa a disposizione ogni anno, da parte delle
organizzazioni della Conferenza Regionale, di più di 250 posti-letto per
accogliere detenuti in progetti educativi e riabilitativi, posti
«paradossalmente non utilizzati completamente dalle istituzioni, perché la
burocrazia, i mancati finanziamenti promessi e le “regole” particolari del
sistema carcerario lo hanno impedito».
La Conferenza auspica che
il “Decreto Alfano” - con il quale sarà introdotta la misura della
detenzione domiciliare per pene fino all’anno - sia rapidamente approvato:
«La sua efficacia si potrà verificare se accompagnata dalla volontà di
attrezzare e sostenere la rete abitativa da mettere a disposizione dei
potenziali fruitori, pensando alla domiciliazione non solo come strumento
“svuota carceri”, ma soprattutto come potenzialità di rimessa in moto del
percorso riabilitativo e di recupero che la pena dovrebbe garantire».