02.07.2010
Fare del volontariato in Caritas Ambrosiana piace anche ai giovani.
Quest’anno lo Sportello del Volontariato istituito dall’organismo
diocesano ha ricevuto 350 richieste da persone tra i 30 e i 67 anni e
quasi altrettante, 345, da ragazzi tra i 18 e i 30. Non solo. A questi
ultimi, infatti, bisogna aggiungere i 98 volontari (tra i 18 e i 30 anni)
che hanno scelto di trascorrere parte delle loro vacanze in uno degli 11
Cantieri della Solidarietà, aperti da Caritas, in America Latina, Medio
Oriente, Europa dell’Est, Asia, e ultimamente anche in Italia per aiutare
persone in difficoltà. Più i 14 giovani tra i 19 e i 23 anni che hanno
scelto di partecipare al servizio civile all’estero.
A conti
fatti, dunque, gli under 30 rappresentano la quota maggiore delle persone
che nel corso dell’anno hanno bussato alle porte di Caritas per esprimere
il proprio desiderio di dedicarsi agli altri. «Ovviamente questo non
significa che non abbiamo anche noi, come tutti gli enti non profit che si
avvalgono dei volontari, un problema di ricambio generazionale -
sottolinea il direttore, don Roberto Davanzo - I 2.500 volontari impegnati
nelle parrocchie e più precisamente nei 300 centri di ascolto diffusi in
tutto il territorio della diocesi, sono per lo più adulti con i capelli
bianchi, in genere pensionati, con disponibilità di tempo, capacità
intellettuali e forti motivazioni: una risorsa, tra l’altro,
preziosissima, che noi cerchiamo di valorizzare. Detto questo, tuttavia,
non è nemmeno vero che i ragazzi sono disinteressati al volontariato: vi
sono attività che fortunatamente continuano a trovare il loro favore».
Dall’analisi
degli operatori dello sportello emerge anche un profilo più preciso del
volontario under 30 di Caritas. È spesso uno studente, non necessariamente
viene da un percorso pastorale - detto in altri termini, non sempre
frequenta assiduamente l’oratorio -, ma si trova in sintonia con i valori
cristiani all’origine dell’operato di Caritas. Ha inoltre un interesse
specifico per il singolo progetto, per il quale è disposto a informarsi e
approfondire. Unico limite che fanno osservare gli operatori: è poco
disponibile a impegnarsi nel lungo periodo.
Giovani, per esempio, come
Elisabetta, 30 anni. Sei anni fa decise di passare un’estate in Serbia, in
uno dei Cantieri della Solidarietà della Caritas. Si occupava dei
ragazzini ancora traumatizzati dalla guerra, degli anziani rimasti soli
nei villaggi. Un’esperienza breve, ma intensa, che la spinse l’anno dopo a
partire come volontaria per il servizio civile in Romania. Tornata a casa
in Brianza ha portato in parrocchia l’esperienza che aveva maturato
all’estero. Ora insegna in una scuola elementare e con un gruppo di
ragazzi come lei, che si chiama Animondo, promuove incontri di
sensibilizzazione sui temi della solidarietà internazionale.
Con
la parrocchia, invece, non aveva mai avuto nulla a che fare Monica, 27
anni. Ma della Caritas aveva sentito parlare durante lo
stage come
educatrice, che stava facendo in un centro per adolescenti usciti dal
Beccaria, il carcere minorile di Milano. Così, quando le dissero che c’era
la possibilità di passare un anno in Kenya per occuparsi anche in quel
caso di ragazzi finiti dentro, non ci pensò due volte e scelse di aderire
alla proposta del servizio civile all’estero. Ora studia antropologia
all’Università e cerca un lavoro.