L’ultimo saluto a mons. Rimoldi, prete generoso e capace di relazioni
Mons. Carlo Redaelli, che ha presieduto la celebrazione a Venegono, ha ricordato «come faceva trasparire in modo evidente un amore appassionato per il seminario, per il quale don Antonio ha speso la maggior parte della sua lunga vita».
15.12.2009 di Maria Teresa ANTOGNAZZA
Sono le parole stesse di “don Tonino” a risuonare per ultime
nell’affollata Basilica del Seminario di Venegono Inferiore, nel giorno in
cui la Comunità pastorale Beato Ildefonso Schuster, la comunità di Santa
Maria Assunta di Gallarate, quella del Seminario arcivescovile e di tutto
il clero ambrosiano hanno dato l’ultimo saluto a monsignor Antonio
Rimoldi, lo scorso 12 dicembre. Gli ha dato voce il rettore, monsignor
Peppino Maffi, poco prima che la grande assemblea gli tributasse un lungo,
commosso applauso, segno tangibile di riconoscenza e di affetto: «Tutto è
grazia; ogni giorno per me è un dono del Signore… Ho terminato la mia
corsa; mi sembra di non saper fare altro; spero che il Signore mi chiami
presto… Ho proprio desiderio di vedere il volto del Signore». Tutte
espressioni che negli ultimi giorni monsignor Rimoldi andava spesso
ripetendo a chi lo andava a trovare in ospedale e che, ripetute sotto le
volte della Basilica, hanno avuto il pregio di far percepire ancora una
volta i suoi sentimenti e la sua grande umanità. Tratti caratteristici del
prete ambrosiano, nato a Gallarate nel 1920, ordinato sacerdote nel 1943 e
poi dal 1948 al 1991 professore di Storia della Chiesa in seminario,
richiamati nel bel messaggio pervenuto dal cardinale Dionigi Tettamanzi e
letti all’inizio del rito funebre. «Don Tonino - ha scritto l’Arcivescovo
- ha amato molto la Chiesa ambrosiana; anche negli ultimi anni si è
interessato delle nuove scelte pastorali: a tutti diceva dell’importanza
di aprirsi al futuro con il coraggio dell’intraprendenza e la speranza nel
cuore». E poi un passaggio interessante sul profilo umano del sacerdote
scomparso, che tanto l’ha fatto amare dai parrocchiani venegonesi,
gallaratesi e dalle migliaia di studenti che l’hanno avuto per “maestro”:
«Generoso, concreto, capace di relazione, si contraddistingueva per uno
sguardo quasi ironico sulla realtà. Rendiamo grazie al Signore - ha poi
concluso Tettamanzi nel suo messaggio - per i tanti doni elargiti alla
nostra Chiesa ambrosiana attraverso il ministero sacerdotale, in
particolare per il suo insegnamento, e chiediamo di avere parte anche noi
a quella realistica saggezza nel leggere la storia della Chiesa propria di
chi sa che essa è condotta dalla Provvidenza ed è capace di riconoscere
nelle pieghe dell’umano lo splendore del mistero di Dio». È toccato poi al
vicario generale, monsignor Carlo Redaelli - che presiedeva la
concelebrazione, insieme ai vescovi Luigi Stucchi, Franco Giulio Brambilla
e Luigi Bettazzi, suo compagno di studi a Roma - ricordare nell’omelia le
testimonianze di bene e gli insegnamenti seminati da monsignor Rimoldi
nella sua lunga vita, soprattutto in veste di professore: «Tratti
caratteristici dell’uomo e del prete erano l’attenzione, più che ai grandi
eventi, alla storia concreta e quotidiana delle nostre comunità;
l’interesse agli elementi più significativi dell’azione della Chiesa,
quali la realtà caritativa; la considerazione privilegiata data nella
vicenda della Chiesa al tema del clero e della sua formazione,
considerazione che faceva trasparire in modo evidente un amore
appassionato per il seminario, per il quale don Antonio ha speso la
maggior parte della sua lunga vita». Ed è stato proprio in seminario che
don Tonino ha voluto essere sepolto, nella cappella cimiteriale immersa
nel bosco, in compagnia di grandi amici, come padre Baj e don Serenthà.