29.10.2009di Filippo MAGNI
Famiglia e città alleate nell’educazione dei ragazzi, con la Chiesa nel
mezzo nel ruolo missionario di animatore. È lo scenario auspicato dal
convegno che si è tenuto sabato scorso presso l’oratorio San Biagio,
promosso dal decanato di Monza con l’obiettivo di riflettere
sull’emergenza educativa. Un problema che - spiega il decano, monsignor
Silvano Provasi - investe i ragazzi, ma nasce dagli adulti, che spesso
«faticano a dare un senso al mondo che pure contribuiscono a costruire e
di cui fanno fatica a rendere conto, anche in chiave educativa, alle
generazioni che seguono a ruota».
Secondo l’arciprete monzese, «ci
troviamo in un quadro di oggettiva crescente complessità. Educare è
compito essenziale dell’adulto: per un certo periodo è stato possibile
delegare questo compito, anche alle parrocchie e agli oratori. Ora non è
più così e solo una forte alleanza tra scuola, famiglia, comunità
cristiana e altri soggetti educativi può consentire di sperimentare e
intraprendere progetti educativi efficaci».
L’incontro di sabato è
una novità: basta leggere i titoli dei relatori per rendersene conto. Sul
palco si sono confrontati monsignor Provasi, Francesco Viganò (preside del
liceo Gnocchi di Carate), Luigi D’Ambrosio (Comandante Compagnia dei
Carabinieri di Monza), Giulio Martini (giornalista Rai), Massimo Achini
(presidente nazionale del Csi) e Pietro Lombardo (direttore del centro
studi evolution di Verona). A moderarli, il direttore di Radio Marconi
Fabio Pizzul.
Può suonare strano che a un convegno decanale sia
invitato un comandante dei Carabinieri. In realtà è un primo esempio della
“rete” su cui punta monsignor Provasi. «Spesso ci rechiamo nelle scuole
per diffondere la cultura della legalità - spiega il comandante D’Ambrosio
-. Affrontiamo questioni di attualità come bullismo, dipendenze da droghe
e da alcool». D’Ambrosio cerca di spingersi più in là: non si limita a
illustrare cosa si può e cosa non si può fare. Ai ragazzi insegna che le
regole esistono per vivere meglio, e che rispettarle rende più ordinati
come persone. «I ragazzi che fermiamo la sera partono dai 13 anni, sono
colpevoli di reati tipici giovanili: uso di sostanze stupefacenti,
danneggiamenti, piccole rapine ai danni di coetanei». E i loro genitori?
Qualcuno ignora le attività dei figli: «Le famiglie sono ingenue o fanno
finta di non vedere, ma davvero spesso non si accorgono dei problemi dei
ragazzi». C’è anche chi, più attento, chiede aiuto: «Molti genitori
chiedono ai Carabinieri come si riconosce un figlio che fa uso di
stupefacenti o che abusa degli alcolici: noi siamo pronti a rispondere a
queste domande».
Scuola, città, famiglia, parrocchia: realtà che,
spiega monsignor Provasi, «devono allearsi, ciascuna secondo il proprio
ruolo». Perché, aggiunge l’arciprete, il ragazzo che la mattina entra in
classe è lo stesso che il pomeriggio frequenta il catechismo e la sera si
ritrova con gli amici in piazza, dove magari viene ripreso dalle forze
dell’ordine perché disturba la quiete della città. È deleterio se queste
agenzie educative non si conoscono o, peggio, sono in conflitto.
«L’alleanza è possibile senza snaturarsi, ce lo dice la Bibbia - ricorda
monsignor Provasi -. Quando Dio si è alleato con il popolo di Israele, non
ha cambiato la propria identità: Dio è rimasto Dio, e lo stesso vale per
gli israeliti». Secondo l’arciprete è necessario tenersi lontani dai 2
estremi: evitarsi e sovrapporsi. «Un professore, per esempio, non può
ignorare che un ragazzo ha anche un ambito spirituale che lo caratterizza.
Così come sarebbe sbagliato per i diversi enti entrare in competizione,
assumendo ruoli non propri». Per questo l’arciprete auspica la creazione
di una rete di rapporti e conoscenze.
«L’esempio - aggiunge - potrebbe
venire dagli istituti scolastici non statali: a Monza sono numerosi e mi
pare adesso si trovino in un momento di serenità dal punto di vista
economico. È l’occasione per puntare più in alto, entrando in dialogo gli
uni con gli altri». Ognuno può fare qualcosa in più in ambito educativo,
anche il Comune «organizzando ad esempio corsi di sostegno per i ragazzi
che hanno qualche difficoltà a scuola. Ma le opportunità sono numerose,
l’importante è incontrarsi e conoscersi». Perché oggi, conclude il
sacerdote, «in ambito educativo non valgono più le ricette precostituite,
ma sono necessarie una ricerca coraggiosa e una generosa sperimentazione».