Cinquantamila fedeli accorsi in piazza Duomo - oltre a quelli collegati alla tv, alla radio e sul web - hanno seguito la celebrazione presieduta dall’Arcivescovo, nella quale il delegato del Papa monsignor Amato ha pronunciato la formula di beatificazione, elevando il “papà dei mutilatini” alla gloria degli altari
I numeri della piazza |
- 2 cardinali: l'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, e il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione dei vescovi; - 20 vescovi, tra i quali monsignor Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi; - 211 Sacerdoti concelebranti; - 3 cori per un totale di 210 cantori (Cappella musicale del Duomo, Seminario arcivescovile di Milano, Alpini Ana Milano), diretti dal maestro don Claudio Burgio; - 20 sindaci; - 200 operatori della comunicazione accreditati; - 5 dirette dell’evento: Rai 1, Sky Tg 24, Telenova, Radio Mater, sul sito www.chiesadimilano.it; - 20 combattenti reduci della Campagna di Russia; - 250 volontari in servizio; - 2 chilometri di transenne posizionate in piazza Duomo; - 20 ambulanze; - 50 mila fedeli presenti, di cui 40 mila con pass e 10 mila ai bordi della piazza, tra i quali 15 mila Alpini accreditati (rappresentanza delle 81 sezioni italiane) e 1000 chierichetti.
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25.10.2009di Mauro COLOMBO
«Concediamo che il Venerabile Servo di Dio Carlo Gnocchi, presbitero pieno
di zelo pastorale tra i giovani negli oratori e nei pericoli della guerra,
che coronò la sua missione dedicando le sue energie ai piccoli orfani,
mutilati, poliomielitici, vittime innocenti del dolore, d’ora in poi sia
chiamato Beato e che si possa celebrare la sua festa nei luoghi e secondo
le regole stabilite dal Diritto ogni anno il 25 ottobre».
A queste
parole - pronunciate alle 10.11 in piazza Duomo in latino, a nome del
Papa, da monsignor Angelo Amato, prefetto della Congregazione dei santi e
delegato di Benedetto XVI, e successivamente ripetute in italiano -,
Silvio Colagrande e Amabile Battistello - che, ragazzi ciechi,
recuperarono la vista grazie alle cornee donate da don Gnocchi - tolgono
il drappo dall’urna del “papà dei mutilatini” deposta sul sagrato. Sulla
facciata della cattedrale si srotola il grande stendardo recante
l’immagine del nuovo Beato e sulla piazza si leva, lungo e intenso,
l’applauso dei 50 mila fedeli presenti. Questo il momento più emozionante
e coinvolgente della celebrazione presieduta dal cardinale Dionigi
Tettamanzi e concelebrata da
oltre
200 tra vescovi e sacerdoti, nel corso della quale don Gnocchi è stato
elevato alla gloria degli altari.
In piazza del Duomo una grande folla:
mischiati tra loro, parrocchiani di San Colombano al Lambro (paese natale
del sacerdote) guidati dal sindaco Gianluigi Panigada, di Cernusco sul
Naviglio e San Pietro in Sala, comunità nelle quali il giovane sacerdote
svolse il suo ministero come apprezzato coadiutore;
scout; studenti
dell’Istituto Gonzaga, dove don Carlo fu amatissimo direttore spirituale;
Alpini (corpo di cui fu don Gnocchi fu cappellano nelle campagne belliche
di Albania e di Russia, condividendo la tragedia di quegli anni), guidati
dal generale Marcello Bellacicco e dal presidente dell'Ana Corrado Perona,
con venti reduci dalla Russia; e poi, provenienti dai centri italiani ed
esteri, ospiti e assistiti, responsabili e operatori, volontari e amici
della Fondazione a lui intitolata, oggi presieduta da monsignor Angelo
Bazzari: la “baracca” che in punto di morte egli volle affidare ai suoi
amis
perché potesse continuare ad alleviare il dolore innocente.
Numerose
le
autorità:
il vicepresidente della Camera dei deputati Maurizio Lupi con alcuni
parlamentari; il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei
ministri Gianni Letta, il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio e il
sottosegretario alle Infrastrutture e Rapporti Mario Mantovani in
rappresentanza del Governo; il presidente della Regione Lombardia Roberto
Formigoni; il sindaco di Milano Letizia Moratti con diversi assessori; il
presidente della Provincia di Milano Guido Podestà; il prefetto vicario di
Milano Michele Tortora; sindaci ed esponenti di altre istituzioni.
A
tutti loro l’Arcivescovo, nell’
omelia,
ha ricordato «il segreto dell’amore di don Carlo per l’uomo»: «È nella
ricerca del volto di Cristo impresso nel volto d’ogni uomo che don Carlo
ha consumato la sua vita. Lo ha cercato in ogni soldato, in ogni alpino -
ferito o morente -, in ogni bimbo violato dalla ferocia della guerra, in
ogni mutilatino vittima innocente dell’odio, in ogni mulattino frutto
della violenza perpetrata sull’innocenza della donna, in ogni
poliomielitico piegato nel corpo dal mistero stesso del dolore».
Ancora
monsignor Amato, nel
messaggio
finale, ha sottolineato che «la figura del Beato Carlo Gnocchi resta
di grande attualità ancora oggi. Come profeta di speranza e come eroe
della carità, egli continua a ispirare impegno e imitazione. Il Dio
cristiano è carità, è amore vicino e provvidente. I santi cristiani sono
anch’essi testimoni positivi di questo amore vero e concreto».
Nel
corso della mattinata, diversi i momenti toccanti: l’arrivo in piazza
dell’urna di don Gnocchi, accompagnata dal corteo partito dalla chiesa di
Santo Stefano; i canti degli Alpini, che hanno aperto la mattinata
intonando
Stelutis alpinis e l’hanno conclusa con
Signore
delle cime; l’intervento di don Giovanni Barbareschi, l'amico fraterno
che fu accanto a don Gnocchi fino alla fine e ne eseguì le ultime volontà;
l’Angelus
del Papa («mentre saluto il cardinale Tettamanzi, Arcivescovo di
Milano, e mi rallegro con l’intera Chiesa ambrosiana, faccio mio il motto
di questa beatificazione: “Accanto alla vita, sempre”»), che la folla ha
seguito sui maxischermi montati in piazza Duomo; e infine la partenza
dell’urna verso la chiesa di San Sigismondo, presso la Basilica di
Sant’Ambrogio, dove resterà esposta alla devozione dei fedeli domani
(dalle 9 alle 19) e martedì (dalle 9 fino al primo pomeriggio).
Nella
mattinata di martedì i sacerdoti, riuniti in Sant’Ambrogio per una
giornata di ritiro spirituale, visiteranno l’urna del Beato. Nel
pomeriggio l’urna sarà portata nella cripta del centro Don Gnocchi “Santa
Maria Nascente” di via Capecelatro a Milano, in attesa di essere posta
nell’altare della chiesa ora in costruzione.