Gli esercizi, la Carta di comunione per la missione, la Regola di vita decanale: don Pierantonio Tremolada spiega come saranno attuati gli adempimenti cui sono chiamati i preti ambrosiani
06.10.2009di Filippo MAGNI
«Trovo molto opportuno che il cardinale Dionigi Tettamanzi abbia indetto
per il 2009-2010 un “anno di riposo in Dio” - esordisce don Pierantonio
Tremolada, incaricato diocesano per la Formazione permanente del clero -.
Quest’idea riprende una categoria biblica bella, è la partecipazione alla
beatitudine in Dio. Nella prospettiva del primato della dimensione
spirituale». È quel «forte investimento spirituale» che l’Arcivescovo
individua come esigenza per la diocesi e per il clero in particolare. Più
precisamente, nel presentare l’anno pastorale, Tettamanzi ha individuato
alcuni adempimenti cui sono chiamati i sacerdoti ambrosiani.
Innanzitutto
gli esercizi spirituali. «Li abbiamo organizzati in 14 date secondo una
formula classica, con un predicatore a guidare i presenti - dice don
Tremolada -. Ma come dice la parola stessa, vogliono essere
un’esercitazione di tutte le facoltà attraverso cui è possibile accedere a
Dio». Con un obiettivo chiaro, precisa don Tremolada: «Portare il
sacerdote al discernimento di ciò che vuole Dio da lui in quel preciso
momento».
Gli esercizi spirituali si rivolgono a tutti i
sacerdoti, con due particolari attenzioni: i preti novelli e i più
anziani. «Da diversi anni proponiamo iniziative specifiche per i preti
giovani, non tanto perché hanno bisogno di qualcosa in più degli altri -
racconta il responsabile -, ma oserei dire perché meritano un’attenzione
spirituale maggiore». Per i presbiteri anziani o malati, aggiunge, «è
stata studiata la formula degli esercizi spirituali via radio, che saranno
predicati dal cardinale Tettamanzi in persona». Il tema di fondo è
l’identità sacerdotale nel quadro della missione che la Chiesa è chiamata
a svolgere nel mondo contemporaneo. «In altre parole ci chiediamo cosa
significa essere preti oggi - illustra don Tremolada -: pensare alla
società odierna permette di vivere in modo più autentico la vita
sacerdotale nella missione della Chiesa». «Gli esercizi spirituali -
scrive l’Arcivescovo - verranno guidati da presbiteri, diocesani o
religiosi, che si sono dichiarati disponibili a svolgere anche in seguito
un compito di ascolto o di accompagnamento». «Ci preme che i preti possano
contare su guide spirituali - aggiunge don Tremolada -. È un ruolo
importante e delicato, per cui serve uno specifico carisma».
La
prospettiva evangelizzatrice sostiene anche il secondo adempimento chiesto
dal Cardinale: la Carta di comunione per la missione. «È uno strumento -
spiega don Tremolada - che deve nascere a livello decanale per individuare
le linee guida che deve seguire la Chiesa locale per rispondere alle
esigenze della situazione attuale». Il compito di elaborarla è affidato a
chi ha responsabilità pastorali in decanato: clero, religiosi, consacrati,
laici. «Per favorire la scrittura della Carta - annuncia don Tremolada -
suggeriamo esperienze residenziali dalla domenica pomeriggio al martedì
mattina nelle sedi che ogni decanato ritiene più opportune. La nostra
proposta inizia con la lettura degli Atti degli Apostoli e prosegue con un
momento di condivisione spirituale riservato a presbiteri e diaconi». A
questo segue poi un discernimento spirituale: la lettura del decanato di
appartenenza a partire dalla lettera inviata dal Cardinale al termine
della visita pastorale. Infine l’elaborazione della Carta, con prospettive
a forte impronta missionaria condivise da presbiteri e laici. «La stesura
della Carta - chiosa don Tremolada - rientra nel grande tema della
missione e della corresponsabilità, dato che i laici sono chiamati a
redigerla insieme al clero».
Terzo adempimento, «che segue
necessariamente la Carta - precisa il sacerdote - è la Regola di vita
decanale». È un passo chiesto ai sacerdoti, aggiunge, «per capire quali
scelte il clero ritiene di fare insieme, in particolare nell’ambito della
fraternità e della preghiera, anche condivisa. Allo scopo di conferire al
vissuto un ordine che sia sempre più corrispondente al primato
dell’evangelizzazione». Il programma preciso degli esercizi (con date,
orari e predicatori) e delle esperienze residenziali sarà comunicato ai
sacerdoti mediante una pubblicazione apposita.