24.08.2009di Filippo MAGNI
Piazza Duomo torna a riempirsi per don Carlo Gnocchi. Domenica 25 ottobre
l’indimenticato «padre dei mutilatini» sarà proclamato beato nel corso di
una solenne celebrazione presieduta dal cardinale Dionigi Tettamanzi, alla
presenza del legato pontificio, monsignor Angelo Amato, prefetto della
Congregazione vaticana per le Cause dei Santi. In occasione dei funerali
di don Gnocchi, il 1° marzo 1956, centomila persone avevano gremito il
Duomo e la piazza per l’ultimo saluto al sacerdote nato nel 1902 a San
Colombano al Lambro. Durante le esequie un mutilatino interpretò il
sentimento popolare rivolgendosi a don Gnocchi con questo saluto: «Prima
ti dicevo: “Ciao, don Carlo”. Oggi ti dico: “Ciao, san Carlo”». Parole
profetiche: oggi, cinquantatre anni dopo, la stessa piazza si prepara ad
accogliere migliaia di fedeli per festeggiare don Gnocchi beato.
È
stato il cardinale Carlo Maria Martini, nel 1987, ad avviare il processo
di canonizzazione di don Carlo. Nell’occasione, l’Arcivescovo di Milano si
chiedeva «se don Carlo abbia esaurito il suo servizio sacerdotale alla
Chiesa ambrosiana chiudendo gli occhi all’esistenza terrena, oppure se
egli lo continui in una forma che non sia solo quella dell’efficacia della
sua opera, della nostalgia della sua persona, ma in una missione
permanente per la chiesa di Dio».
L’iter è proseguito in sede
diocesana fino al 1991, con le deposizioni di 178 testi che hanno prodotto
una documentazione di oltre quattromila pagine. Il materiale, inviato in
Vaticano, e scrupolosamente analizzato dalla Congregazione per le Cause
dei Santi, ha condotto nel dicembre del 2002 al riconoscimento delle virtù
eroiche del Servo di Dio don Gnocchi e alla proclamazione, da parte di
Papa Giovanni Paolo II, della sua venerabilità. «La sua fede fu
eccezionale - scriveva in quei giorni il cardinale Saraiva Martins,
prefetto vaticano per le Cause dei Santi - e su di essa si fondò la sua
speranza incrollabile in Dio, nella divina Provvidenza, nella vita eterna
e nel futuro stesso della storia dell’uomo». Per poi concludere: «Don
Carlo fu veramente testimone di quel Vangelo di cui era stato fatto
maestro e dispensatore».
Lo scorso 17 gennaio, infine, il Santo
Padre Benedetto XVI, attribuendo all’intercessione di don Carlo un evento
miracoloso, ha di fatto sancito la sua beatificazione, poi annunciata per
la domenica 25 ottobre, anniversario della sua nascita. Annuncio dato in
diocesi dal cardinale Tettamanzi, che «con profonda gioia» ha definito don
Carlo «un seminatore di speranza», un prete «che in anni assai tormentati
seppe con entusiasmo dare fiducia ai giovani e credere nel valore “santo”
del dolore, specie quello innocente dei bambini. Fu un vero uomo di Dio».
Il
miracolo attribuito a don Carlo è accaduto nell’agosto del 1979 a
Orsenigo, in provincia di Como, protagonista Sperandio Aldeni, artigiano
elettricista incredibilmente sopravvissuto a una mortale scarica
elettrica. Alpino, da sempre devoto al cappellano della Tridentina durante
la tragica campagna di Russia e volontario tra i ragazzi disabili del
Centro di Inverigo della Fondazione, Aldeni - attraversato da capo a piedi
dalla scarica potente come un fulmine - in quegli istanti si appella a don
Carlo. Medici e periti non hanno saputo spiegare come ne sia uscito
illeso: «Mi ha protetto don Gnocchi», ha sempre sostenuto l’alpino,
purtroppo scomparso poco più di due anni fa. Una convinzione che oggi
appartiene anche alla Chiesa e al popolo dei fedeli.
La vita di don
Gnocchi è stata straordinaria per fede e intraprendenza: lo dimostrano gli
appellativi con i quali è ricordato e venerato: educatore dei giovani,
cappellano degli alpini, padre dei mutilatini, precursore della
riabilitazione, imprenditore della carità, profeta del dono d’organi per
aver voluto donare le proprie cornee in punto di morte quando ancora i
trapianti di organi in Italia non erano regolati dalla legge. La sua è
stata una missione sacerdotale iniziata in oratorio e proseguita
all’Istituto Gonzaga e all’Università Cattolica, al fronte di guerra con
gli alpini e, infine, nelle case per i piccoli mutilati e i poliomielitici
da lui aperte in tutta Italia.
Erano la «sua baracca», costantemente
cresciuta in questi anni e oggi presente in Italia e nel mondo grazie alla
Fondazione che porta il suo nome e ne perpetua il carisma. Accanto alla
vita e al servizio dei più fragili. Ci saranno anche molti di loro, in
piazza Duomo, il prossimo 25 ottobre.
L’accesso alla celebrazione sarà
gratuito, ma è necessario iscriversi per ricevere il pass che darà accesso
alle aree allestite per l’occasione. Le presenze vanno segnalate agli
uffici della Diocesi di Milano all’indirizzo
di posta elettronica
beatificazione.dongnocchi@diocesi.milano.it.
È possibile richiedere l’ingresso anche alla Fondazione don Gnocchi, al
numero 02.40308.938 o all’indirizzo mail
ufficiostampa@dongnocchi.it. Sono disponibili solo posti in piedi in fondo alla piazza, per i quali è comunque necessario effettuare la prenotazione.