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Dizionario della Chiesa ambrosiana

vol. I

Alessandro in Zebedia,
 chiesa di S.

ARTE

Una originaria chiesa dedicata a S. Alessandro di antica origine e, sembra, già officiata nel IX sec., sarebbe sorta sulle rovine del Pretorio dove il santo si dice fosse stato incarcerato. Tale pretorio, secondo un'ipotesi esposta dal Torre, sarebbe stato chiamato «di Zebedia» dal nome di un giudice che vi teneva il comando. Alessandro, vessillifero della legione tebea di stanza a Milano, incarcerato per essersi convertito al cristianesimo, dopo essere riuscito a fuggire per ben due volte dalla prigione, fu infine ripreso a Bergamo e decapitato alla fine del III sec. Il suo culto si diffuse rapidamente a Bergamo e poco dopo anche a Milano. Nell'edifìcare la chiesa seicentesca, secondo il Torre, si sarebbero rinvenute le rovine della prigione.
Accanto alla chiesa primitiva venne poi costruito, sempre in epoca antica, un oratorio dedicato a S. Pancrazio. Sant'Alessandro era parrocchia governata da un decumano, un ordine particolare di sacerdoti con speciali prerogative. L'ultimo decumano cedette nel 1589 Sant'Alessandro alla congregazione dei bama-biti che aveva la sua sede nella non lon tana chiesa di S. Bamaba. I bamabiti, desiderosi di avere un tempio moderno al posto di quello fatiscente e un convento unito ad esso, acquistati alcuni edifici vicini fra cui l'oratorio di S. Pancrazio, aprirono un concorso per la nuova chiesa nel 1601. Fra i vari progetti venne accettato quello del padre barnabita Lorenzo Binago che a Milano, a San Barnaba, aveva compiuto i suoi studi di teologia e che era già noto per altre costruzioni religiose.
La prima pietra veniva posata dal card. Federico Borromeo nel 1602. Per permettere che la confraternita, detta Oratorio della Pace che si riuniva a San Pancrazio, potesse continuare le sue funzioni, venne per prima costruita la cappella che costituisce l'attuale sacre-stia, già officiata nel 1609.
Il disegno della nuova chiesa è particolarmente interessante e nuovo trattandosi di una pianta che si svolge attorno ad un quadrato sormontato da una grande cupola poggiante su alto tamburo. Ai quattro lati del quadrato si affiancano altrettanti spazi rettangolari coperti da volte a botte che costituiscono una croce greca. Agli angoli fra i bracci della croce si aprono altrettanti campi minori quadrati con volte a sesto ribassato. Si viene così a costituire una assai ampia navata centrale affiancata da due navate minori. Su ogni lato sono poste tré cappelle di cui quelle centrali assai più spaziose, una per lato sono a fianco del presbiterio dietro al quale si apre un profondo coro absidato.
Numerose famiglie milanesi concorsero con forti lasciti alla costruzione della chiesa ottenendo il giuspatronato delle diverse cappelle. Così i Marliani ebbero quella della Natività, i Cittadini quella dell'Assunta, i fratelli Sacchi ottennero quella di S. Giovanni Battista e Alberto Sacco la cappella del Crocifisso. Ma la maggiore sostenitrice fu la marchesa Costanza Balbi Cusani che fece costruire la grande cappella di;S. Giuseppe e alla sua morte lasciò erede universale la nuova chiesa Anche la decorazione delle cappelle venne eseguita a spese dei donatori.
Molti problemi si dovettero affrontare per la cupola che nel progetto del Binago doveva poggiare su colonne isolate in granito rosso. La sua costruzione ebbe i-nizio nel 1626, ma ben presto minacciò di crollare e si dovette demolirla per ricostruirla su pilastri fortificati a sostegno delle colonne. Il Binago moriva nel 1629 e un anno dopo la chiesa veniva benedetta dal card. Borromeo. Era ormai stata portata a compimento la parte muraria, comprese le cappelle, con l'eccezione della parte superiore della facciata e del coro.
A completare i lavori fu chiamato Francesco Maria Picchino che già aveva dato consigli per il rafforzamento dei pilastri e che provvide anche alla costruzione del coro su disegni del Binago, coro che veniva terminato nel 1658, ma due anni dopo Francesco Castelli doveva intervenire per rafforzarne il pavimento.
Al Ricchino successe a dirigere la fabbrica di S. Alessandro il figlio Giuseppe Bernardino, e poi Giuseppe Qua-drio che nel 1661 si trovò di nuovo nella necessità di dover demolire e ricostruire la cupola giudicandosi ancora insufficienti i lavori di consolidamento dei pilastri. Per questa ragione la si dovette realizzare più bassa rispetto al progetto originario.
La facciata rimase invece incompiuta fino all'inizio del Settecento e venne terminata abbandonando il progetto del Binago, ma seguendo un nuovo disegno di linea barocchetta del barnabita Marcello Zucca, così da risultare alquanto sbilanciata per il netto contrasto fra l'andamento mosso e decorativo del piano superiore e la severa zona inferiore scandita da pilastri e colonne di ordine corinzio. Sulla fascia di divisione al centro è incisa la dedicazione: «Sancto Alexandro et omnibus sanctis» che riassume il programma iconografico che si svolge all'interno.
La decorazione pittorica copre tutte le pareti interne della chiesa e vi hanno collaborato quasi tutti gli artisti attivi a Milano intorno alla fine del XVII sec. La parte più antica è quella della cappella della Natività (oggi del Sacro Cuore) che contiene dipinti dell'inizio del Seicento, fra cui le immagini di S. Ambrogio e di S. Dionigi e riquadri sulla volta con angeli che sono attribuiti a Guglielmo Caccia detto il Moncalvo e Giovanni Mauro Della Rovere detto il Fiammenghino. Al Moncalvo è vicina anche la scena con l'« Annuncio ai pastori» mentre sua opera certa è il grande affresco che domina sulla parete sinistra con la «Adorazione dei Magi», dipinto assai importante, ma che sfortunatamente rimase assai danneggiato per i danni subiti dalla parete nel minacciato crollo della cupola nel 1629. Venne in gran parte ridipinto da Èrcole Procaccini il Giovane la cui impronta è rimasta assai visibile e ne ha modificato i tratti originari.
Delle prime decadi del Seicento sono le pale di alcune cappelle: opere documentate di Camillo Procaccini sono l'«Assunta» commissionata nel 1612 e la «Crocefissione», mentre attribuita è la «Natività», tutte collocate nelle cappelle dedicate a questi rispettivi culti. Nella cappella di S. Giovanni la «Decollazione del Battista» è invece opera di Daniele Crespi e riflette il momento del suo accostamento al Cerano. Verso la metà del secolo vengono anche eseguite le tele della cappella di S. Pancrazio di Giovanni Battista Ossona e Carlo Cornara.
La cappella di S. Giuseppe è stata ornata di affreschi e tele di Agostino Santagostino, opera terminata nel 1695; lo stesso Agostino insieme al fratello Giacinto eseguì anche i dipinti della vicina cappella dell'Assunta con «Storie di Giuseppe Ebreo», seguendo una tendenza tipica dell'epoca di affiancare personaggi dell'antico e nuovo Testamento.
E' all'incirca a quest'epoca che viene disposta la decorazione delle volte delle navate minori e della cupola e il lavoro viene affidato a Filippo Abbiati, pittore assai noto a Milano, e al più oscuro Federico Bianchi che, a quanto sembra, dovettero intraprendere il lavoro insieme concludendolo nel 1696. E' qui che si svolge il programma iconografico studiato e imposto agli artisti dai padri bar-nabiti, interessante anche perché tipico dell'epoca. Nei catini delle navate minori sono rappresentati diversi ordini di santi:
penitenti, anacoreti, innocenti, martiri con figure allegoriche anche nei pennacchi. La meditazione da parte dei fedeli su questi santi e sulle loro virtù doveva i-struirli sulla strada della santità e avviarli alla visione trionfale della cupola. Sul tamburo sono scene dell'antico Testamento e sulla cupola stessa si conclude il ciclo con la «Gloria di tutti i Santi» disposti a cerchio, quasi rotanti attorno alla Trinità.
Al santo titolare è dedicata la volta sopra l'altare con la «Gloria di S. Alessandro» e le storie della sua vita sono disposte entro riquadri nel coro. Queste scene sono però state completate solo all'inizio del Settecento da Andrea Lanzani su disegni dell'Abbiati. Altri pittori che hanno collaborato alla decorazione complessiva con incarichi di minor rilievo sono Giorgio Bonola, Giuseppe An-guignani il veronese Martino Cignaroli e i bolognesi Biagio Bovio e Francesco Bombassaro.
Verso la metà del Settecento viene completata la decorazione della cappella della Madonna con tele del milanese Pietro Maggi, fra le opere migliori di questo artista, e nella seconda metà del secolo viene ornata anche la cappella del Crocifisso a spese di un padre Resta, con affreschi del poco noto Federico Ferrari.
All'Ottocento appartiene la decorazione della cappella in origine dedicata al SS. Sacramento e in questo secolo al Beato Alessandro Sauli barnabita vissuto nel XVI sec., amico di S. Carlo e di S. Filippo Neri, canonizzato però solo all'inizio del Novecento. Una primitiva decorazione opera del perugino Luigi Scaramuccia era andata perduta, ma il rifacimento con una pittura a tempera non ha avuto maggior fortuna ed è oggi assai guasta. Vi hanno lavorato Enrico Scuri sulle pareti, Antonio Guadagnini sulla volta, mentre la pala è opera di Cherubino Comienti.
Assai ricchi sono gli altari, tutti in marmi misti con paliotti in stucco e in scagliola, e gli arredi della chiesa; seicente-schi sono i confessionali e il pulpito in legno intagliato con intarsi di pietre. Ancora più fastoso è l'altare maggiore settecentesco eseguito su disegno dell'architetto Giovanni Battista Riccardi e benedetto nel 1741, che mostra una profusione di marmi e di pietre dure provenienti dalle missioni barnabite in Estremo Oriente e donato alla chiesa dal padre Francesco Modrone.
La sacrestia, risalente al principio del XVII sec. fu anzi il primo ambiente ad essere ultimato e ufficiato, ed è una delle più ricche della città. L'altare è probabilmente quello primitivo, sulla volta affrescata si riconosce la mano del Moncalvo, ma l'elemento più interessante è dato dagli armadi in legno intagliato, ritenuti capolavori del genere. Eseguiti fra il 1686 e il 1689 sono opera di artigianale locale di alto livello, per la perizia della lavorazione e per la profusione dei motivi che comprendono non solo girali decorativi ma anche simboli liturgici e strumenti musicali. Sulle pareti sono affrescate «Storie dell'infanzia di Cristo» che venivano attribuite ai Fiamminghini e quindi all'inizio del Seicento, ma sono probabilmente di epoca posteriore, forse contemporanee agli armadi.
Di fianco all'edificio della chiesa sorge quello che fino dall'inizio del Seicento fu la sede delle Scuole di S. Alessandro istituite con i lasciti destinati a questo scopo di mons. Giovanni Battista Arcimboldi. Il palazzo, completato verso la fine del secolo da Giovanni Battista Paggi con la collaborazione di Francesco Castelli si ritiene basato ancora su disegni del padre Binago. La scuola tenutavi dai bar-nabiti fu attiva e rinomatissima per circa due secoli.
Studi
  • Filalete lariense (V. Mocchetti), Cenni storici sopra l'insigne tempio di S. Alessandro e il suo illustre collegio, Milano, 1825.
  • L. Manzini, Chiesa di S. Alessandro, Milano, Tip. L. Reali, 1922.
  • L. Grassi, Province del barocco e del rococò, Milano, Ceschina, 1966, pp. 73-74.

Amalia Barigozzi Brini

 
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3 settembre 2010
Venerdi, Settimana della Domenica che precede il Martirio di S. Giovanni il Precursore, s. Gregorio Magno
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