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fomHome Page Ragazzi e OratorioAnno pastorale 2010-2011Cè di più perché



 
 
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C'è di più perché...



C’È DI PIÙ PERCHÉ C’È GESÙ
Ogni vocazione implica il dono di sé e la scelta di affidarsi al Signore.
Questi atteggiamenti prevedono maturità di fede e di amore, ma anche il coraggio e la spregiudicatezza che sono propri di chi sta crescendo.


In Oratorio, quest’anno, l’invito ripetuto a donare e ad affidarsi saranno la spinta decisiva che inviterà tutti a dire che “c’è di più”.


Diremo che c’è di più se non si perde mai l’occasione di fare il bene.


Diremo che c’è di più se si sceglie di amare come Gesù, anche se si è ancora dei ragazzi: proprio per questo l’invito che faremo consiste nel richiedere loro di esercitarsi ogni giorno ad essere più generosi, più impegnati, più allegri, sempre pronti a farsi dei nuovi amici e a perdonare chi ci fa un torto, più capaci di capire ciò che è giusto per giudicare bene le situazioni e intervenire a difesa dei deboli e dei sofferenti, anche se c’è da rimetterci del proprio.


Diremo, in definitiva, che c’è di più se si vive ogni giorno secondo il Vangelo e se ci si esercita a farlo insieme, dentro un gruppo, in una comunità che condivide lo stesso Dono che è la presenza del Signore.


C’è di più perché c’è Gesù che ci prende con sé e ci trasforma nel meglio che possiamo essere e soprattutto rende abbondante ciò che possiamo offrirgli, sorprendendo per la gioia che è capace di procurare.


La sua chiamata prevede:
- da un lato la nostra disponibilità a dare quel che abbiamo ponendolo nelle sue mani
- dall’altro la certezza che tutto ciò che gli viene affidato prende una forma che tende alla perfezione.


Seguire Gesù è dunque porre le basi per una vita più felice, perché realizzata secondo i desideri più profondi che ciascuno impara a costruire e custodire nel suo cuore, proprio perché ci si esercita ad essere discepoli del Signore sin da piccoli e sin da ragazzi.


Occorrerà per questo da parte degli educatori dare dei segnali precisi (sacramenti, liturgia, vangelo, carità) che parlino della presenza del Signore, del suo sogno di farci felici, di renderci “perfetti” secondo il Vangelo comunicandoci la sua gioia.
È questo il motivo di ogni vocazione.




C’È DI PIÙ PERCHÉ C’È LA CHIESA
Dopo aver proclamato, nel precedente triennio pastorale, che “l’amore di Dio è in mezzo a noi”, ora – in questo anno oratoriano 2009-2010 - siamo chiamati a dimostrare questo amore dentro la comunità, a partire dal luogo in cui si pratica la cura dei bambini, dei ragazzi e degli adolescenti che è l’Oratorio.


“C’è di più” è la dimostrazione dell’amore di Dio che si manifesta in una vita completamente donata, quella di Gesù e quella dei suoi discepoli – dei cristiani di ieri e di oggi - che:
lo hanno seguito,
si fidano di Lui e per questo
costruiscono le fondamenta solide di un nuovo tipo di convivenza che è la comunità cristiana.


Potremo dire che c’è di più perché c’è la Chiesa che, animata dai doni abbondanti di Dio, continua a formare nuove generazioni a vivere il senso della condivisione di un cammino.




C’È DI PIÙ PERCHÉ CI SIAMO NOI
Dovremo dire che il “più” della vita cristiana è la croce. Diremo che i piccoli e grandi sacrifici sono necessari, ma che niente di ciò che si dona può “andare perduto”, anzi viene raccolto e moltiplicato come bene prezioso per essere il patrimonio di una vita piena e felice, così come Dio la vuole.


Davanti al mistero della croce e del sacrificio, ogni ragazzo e adolescente può accorgersi di essere amato, voluto e desiderato.


Ognuno può comprendere di essere cercato perché, con il dono di quel che ha, può far parte di un progetto più grande che lo coinvolge in prima persona e lo proietta in qualcosa di infinitamente più smisurato che è la vita nuova di Gesù, quella che ciascuno ha ricevuto come dono nel giorno del Battesimo.


Da quel giorno il Signore – ed è questo un messaggio che dovremo proclamare – non smette di considerare ciascuno come
prezioso ai suoi occhi,
essenziale per la sua Missione,
addirittura parte di sé per un progetto che parla di amore.


Potremo dire che c’è di più perché ci siamo noi. Per tale ragione è importante che ciascuno impari a esserci e a mettersi in gioco nella logica del dono, scoprendo che dare agli altri quel che si ha moltiplica il proprio patrimonio umano e spirituale e prepara a fare le proprie scelte con un certo stile. Il dono di sé per gli altri diventa così la chiave di lettura di ogni vocazione.




C’È DI PIÙ PERCHÉ CI SONO GLI ALTRI
La proposta dell’anno oratoriano “C’è di più” ci invita a guardare la realtà con maggiore profondità così come la vedrebbe Dio.


C’è di più ci spinge a considerare con occhi nuovi soprattutto le altre persone per accorgerci dei loro bisogni ed interessarci, con rispetto e simpatia, della loro vita.


C’è di più perché ci sono gli altri. La presenza degli altri – soprattutto la loro amicizia – ci spinge sempre a dare il massimo e a fare sempre meglio.


L’amore reciproco colma i nostri desideri più veri e più nascosti e dà alla nostra vita uno slancio verso quel qualcosa in più che la completa.


Educare all’affettività non è un compito facile perché:
occorre una purificazione dei sentimenti
e un invito a plasmare quella parte del carattere che spesso viene lasciata alla spontaneità.


Ma l’affetto, l’amicizia e l’amore non possono svilupparsi a caso, ne va della nostra vocazione!


Ogni chiamata ci mette infatti in relazione con l’altro in un modo del tutto originale e corrispondente.
Anche in questo caso la logica del dono illumina l’orientamento nel cammino verso il futuro.
Sapere che quel poco che abbiamo e che siamo, se donato e condiviso, può essere motivo di gioia per chi ci sarà accanto e, addirittura, per tutti, può bastare a chi ha capito cosa sia l’amore per scegliere di donare senza riserve.




C’È DI PIÙ PERCHÉ C’È UNA STRADA

Dire “C’è di più” significa indicare a ciascun ragazzo e adolescente una strada in cui ci si è già incamminati, anche se è ancora quasi tutta da percorrere.


È la strada tracciata da Dio per noi, in cui si gioca completamente la nostra libertà.


La scelta di
essere dono per gli altri,
imparare a servire gratuitamente,
imparare ad amare in semplicità
donare senza pretendere un contraccambio o un tornaconto
sono i presupposti necessari per orientarsi dentro il cammino della vita da discepoli del Signore, senza precludersi nessuna delle possibilità infinite che Dio ha riservato per tutti.


Per questo, un altro presupposto essenziale, anzi il primo, è la scelta di far c’entrare Dio con la propria vita, di imparare a mettersi in dialogo con lui attraverso la preghiera semplice e costante, i sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione, l’ascolto della sua Parola, la vita di gruppo nella comunità, il servizio e il senso di responsabilità che gli educatori potranno richiedere ai ragazzi.


Occorre fare i giusti passi per far in modo che Dio abbia voce in capitolo nella propria vita, per passare poi “da grandi” all’ascolto nel silenzio e nell’affidamento.


C’è di più perché c’è una strada, c’è una speranza che dobbiamo annunciare come l’elemento in più che apre ad ogni vocazione.


La strada tracciata da Dio ci apre ad una felicità che nemmeno possiamo immaginare, una felicità che, nonostante le inevitabili sofferenze o sconfitte, non è una cosa astratta ma è la vita stessa, vissuta ogni giorno secondo i sogni di Dio.



«Vorrei scuotere la vostra libertà e dirvi con tanto amore: vivetela non per il male ma per il bene, non per la mediocrità ma per gli ideali alti della vita, non in modo stolto ma sapiente. Non sciupate la vostra libertà! Fatela crescere ogni giorno vivendo i doni di Dio, i frutti del suo Spirito: viveteli con generosità (con un cuore grande, aperto), con fedeltà (non qualche volta ma sempre, non solo quando è facile ma quando è necessario, anche se costa), con gioia (perché il Signore ama chi dona con gioia)».

(Cardinale Dionigi Tettamanzi ai Ragazzi della Cresima, Stadio Meazza 2 giugno 2009)


 




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