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| C'è di più perché... |
C’È DI PIÙ PERCHÉ C’È GESÙ Ogni
vocazione implica il dono di sé e la scelta di affidarsi al Signore. Questi
atteggiamenti prevedono maturità di fede e di amore, ma anche il coraggio
e la spregiudicatezza che sono propri di chi sta crescendo.
In
Oratorio, quest’anno, l’invito ripetuto a donare e ad
affidarsi saranno la spinta decisiva che inviterà tutti a dire che “c’è
di più”.
Diremo che c’è di più se non si
perde mai l’occasione di fare il bene.
Diremo che
c’è di più se si sceglie di amare come Gesù,
anche se si è ancora dei ragazzi: proprio per questo l’invito che faremo
consiste nel richiedere loro di esercitarsi ogni giorno ad essere più
generosi, più impegnati, più allegri, sempre
pronti a farsi dei nuovi amici e a perdonare chi ci fa un torto, più
capaci di capire ciò che è giusto per giudicare bene le situazioni e
intervenire a difesa dei deboli e dei sofferenti, anche se c’è da
rimetterci del proprio.
Diremo, in definitiva, che c’è di
più se si vive ogni giorno secondo il Vangelo e se ci si esercita a farlo
insieme, dentro un gruppo, in una comunità che condivide lo
stesso Dono che è la presenza del Signore.
C’è di più
perché c’è Gesù che ci prende con sé e ci
trasforma nel meglio che possiamo essere e soprattutto rende abbondante
ciò che possiamo offrirgli, sorprendendo per la gioia che
è capace di procurare.
La sua chiamata prevede: -
da un lato la nostra disponibilità a dare quel che abbiamo ponendolo nelle
sue mani - dall’altro la certezza che tutto ciò che gli viene affidato
prende una forma che tende alla perfezione.
Seguire Gesù
è dunque porre le basi per una vita più felice,
perché realizzata secondo i desideri più profondi che ciascuno impara a
costruire e custodire nel suo cuore, proprio perché ci si esercita ad
essere discepoli del Signore sin da piccoli e sin da ragazzi.
Occorrerà
per questo da parte degli educatori dare dei segnali precisi
(sacramenti, liturgia, vangelo, carità) che parlino della presenza
del Signore, del suo sogno di farci felici, di renderci “perfetti”
secondo il Vangelo comunicandoci la sua gioia. È questo il
motivo di ogni vocazione.
C’È
DI PIÙ PERCHÉ C’È LA CHIESA Dopo
aver proclamato, nel precedente triennio pastorale, che “l’amore di Dio è
in mezzo a noi”, ora – in questo anno oratoriano 2009-2010 - siamo
chiamati a dimostrare questo amore dentro la comunità, a partire
dal luogo in cui si pratica la cura dei bambini, dei ragazzi e degli
adolescenti che è l’Oratorio.
“C’è di più”
è la dimostrazione dell’amore di Dio che si manifesta in una vita
completamente donata, quella di Gesù e quella dei suoi discepoli – dei
cristiani di ieri e di oggi - che: lo hanno seguito, si fidano di
Lui e per questo costruiscono le fondamenta solide di un nuovo tipo di
convivenza che è la comunità cristiana.
Potremo dire
che c’è di più perché c’è la Chiesa
che, animata dai doni abbondanti di Dio, continua a formare nuove
generazioni a vivere il senso della condivisione di un cammino.
C’È
DI PIÙ PERCHÉ CI SIAMO NOI Dovremo dire che il
“più” della vita cristiana è la croce. Diremo
che i piccoli e grandi sacrifici sono necessari, ma che niente di ciò
che si dona può “andare perduto”, anzi viene raccolto
e moltiplicato come bene prezioso per essere il patrimonio di una vita
piena e felice, così come Dio la vuole.
Davanti al mistero
della croce e del sacrificio, ogni ragazzo e adolescente può accorgersi di
essere amato, voluto e desiderato.
Ognuno può comprendere di essere
cercato perché, con il dono di quel che ha, può far parte di un
progetto più grande che lo coinvolge in prima persona e lo
proietta in qualcosa di infinitamente più smisurato che è la vita
nuova di Gesù, quella che ciascuno ha ricevuto come dono nel
giorno del Battesimo.
Da quel giorno il Signore – ed è
questo un messaggio che dovremo proclamare – non smette di considerare ciascuno
come prezioso ai suoi occhi, essenziale per la
sua Missione, addirittura parte di sé per un progetto che
parla di amore.
Potremo dire che c’è di più perché ci siamo
noi. Per tale ragione è importante che ciascuno impari a esserci e a mettersi
in gioco nella logica del dono, scoprendo che dare agli altri quel che
si ha moltiplica il proprio patrimonio umano e spirituale e prepara a fare
le proprie scelte con un certo stile. Il dono di sé per gli altri
diventa così la chiave di lettura di ogni vocazione.
C’È
DI PIÙ PERCHÉ CI SONO GLI ALTRI La proposta
dell’anno oratoriano “C’è di più”
ci invita a guardare la realtà con maggiore profondità così come la
vedrebbe Dio.
C’è di più ci spinge a considerare con occhi
nuovi soprattutto le altre persone per accorgerci dei loro bisogni ed
interessarci, con rispetto e simpatia, della loro vita.
C’è
di più perché ci sono gli altri. La presenza degli altri –
soprattutto la loro amicizia – ci spinge sempre a dare il massimo e a fare
sempre meglio.
L’amore reciproco colma i nostri
desideri più veri e più nascosti e dà alla nostra vita uno slancio verso
quel qualcosa in più che la completa.
Educare
all’affettività non è un compito facile perché: occorre
una purificazione dei sentimenti e un invito a plasmare quella parte
del carattere che spesso viene lasciata alla spontaneità.
Ma
l’affetto, l’amicizia e l’amore non possono svilupparsi a caso, ne va
della nostra vocazione!
Ogni chiamata ci mette infatti in
relazione con l’altro in un modo del tutto originale e corrispondente. Anche
in questo caso la logica del dono illumina l’orientamento nel cammino
verso il futuro. Sapere che quel poco che abbiamo e che siamo, se
donato e condiviso, può essere motivo di gioia per chi ci sarà
accanto e, addirittura, per tutti, può bastare a chi ha capito
cosa sia l’amore per scegliere di donare senza riserve.
C’È
DI PIÙ PERCHÉ C’È UNA STRADA Dire “C’è
di più” significa indicare a ciascun ragazzo e
adolescente una strada in cui ci si è già incamminati, anche se è
ancora quasi tutta da percorrere.
È la strada tracciata da
Dio per noi, in cui si gioca completamente la nostra libertà.
La
scelta di essere dono per gli altri, imparare a servire
gratuitamente, imparare ad amare in semplicità donare senza
pretendere un contraccambio o un tornaconto sono i presupposti
necessari per orientarsi dentro il cammino della vita da discepoli del
Signore, senza precludersi nessuna delle possibilità infinite
che Dio ha riservato per tutti.
Per questo, un altro
presupposto essenziale, anzi il primo, è la scelta di far
c’entrare Dio con la propria vita, di imparare a mettersi in
dialogo con lui attraverso la preghiera semplice e costante, i sacramenti
dell’Eucaristia e della Riconciliazione, l’ascolto
della sua Parola, la vita di gruppo nella comunità, il servizio
e il senso di responsabilità che gli educatori potranno richiedere ai
ragazzi.
Occorre fare i giusti passi per far in modo che Dio
abbia voce in capitolo nella propria vita, per passare poi “da grandi”
all’ascolto nel silenzio e nell’affidamento.
C’è
di più perché c’è una strada, c’è una speranza
che dobbiamo annunciare come l’elemento in più che apre ad ogni
vocazione.
La strada tracciata da Dio ci apre ad una
felicità che nemmeno possiamo immaginare, una felicità che, nonostante le
inevitabili sofferenze o sconfitte, non è una cosa astratta ma è la vita
stessa, vissuta ogni giorno secondo i sogni di Dio.
«Vorrei scuotere la vostra libertà e dirvi con tanto amore: vivetela non
per il male ma per il bene, non per la mediocrità ma per gli ideali alti
della vita, non in modo stolto ma sapiente. Non sciupate la vostra
libertà! Fatela crescere ogni giorno vivendo i doni di Dio, i frutti del
suo Spirito: viveteli con generosità (con un cuore grande, aperto), con
fedeltà (non qualche volta ma sempre, non solo quando è facile ma quando
è necessario, anche se costa), con gioia (perché il Signore ama chi dona
con gioia)».
(Cardinale
Dionigi Tettamanzi ai Ragazzi della Cresima, Stadio Meazza 2 giugno 2009)
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