26.05.2009di
Stefania CECCHETTI
Attenzione agli ultimi ed Europa cos’hanno in comune? Molto, a sentire
Chiara Lucchin, responsabile dell’Ufficio Europa di Caritas Ambrosiana,
promotore, insieme alla presidenza del Consiglio comunale di Milano, del
progetto
“Do
Eu know?”, da poco partito con lo scopo di favorire la
partecipazione dei cittadini alle istituzioni europee.
«È importante -
dice Lucchin - che la Caritas non si occupi solo dei diseredati, ma che
abbia anche una dimensione culturale, che peraltro rientra pienamente nel
suo mandato di animazione della comunità cristiana e civile. Non
dimentichiamo che la Caritas è presente in 47 Paesi dell’Europa geografica
e in tutto il mondo: è ovvio che debba avere uno sguardo aperto, non solo
sopranazionale, ma anche extraeuropeo».
Per questo nel 1998 è
partito l’Ufficio Europa, nato da una costola dell’Area internazionale
della Caritas Ambrosiana. Tra i suoi compiti specifici, quello di dare
consulenza alle realtà collegate alla Caritas per la partecipazione ai
bandi europei e la realizzazione dei progetti. Un ruolo che lo differenzia
dall’omologo Servizio Europa di Caritas Italiana, che si caratterizza di
più per attività di sensibilizzazione ai temi relativi all’Unione nelle
Caritas sparse sul territorio nazionale.
Ma anche l’Ufficio Europa
ambrosiano svolge attività di formazione sui temi europei, in particolare
dell’Europa sociale, attraverso convegni e giornate di studio. Un compito
che si è andato sviluppando sempre più negli ultimi anni «perché l’Ufficio
- spiega Lucchin - sta cercando di passare da una dimensione operativa a
una più culturale, come dimostra pienamente il sostegno a “Do Eu know?”,
un progetto che abbiamo ritenuto molto importante ora che l’Europa sta
attraversando un momento di empasse, dopo lo stop dell’Irlanda al trattato
di Lisbona».
L’interesse è stato ben investito, visto che “Do Eu
know” ha avuto un grande successo di adesioni. Si sono costituiti 60
gruppi di lavoro a cui partecipano 20 giovani under 30, 20 “addetti ai
lavori” (giuristi, operatori sociali, ecc.) e 20 adulti impegnati a
livello politico sul territorio, per esempio nei Consigli di zona. I
gruppi si riuniscono periodicamente per incontri di formazione sul
diritto, sulle politiche di integrazione e sui meccanismi decisionali
dell’Unione. Al termine dei lavori elaboreranno un testo di
raccomandazioni che verrà posto all’attenzione di rappresentanti della
Commissione e del Parlamento europeo. Milano farà da capofila, quindi il
progetto si ripeterà in altre cinque città europee: Atene (Grecia),
Valladolid (Spagna), Linkoping (Svezia), Veliko Turnova (Bulgaria) e
Varsavia (Polonia).
Info:
www.caritas.it