In vista delle elezioni di giugno, un documento della Comece ribadisce l’impegno per la costruzione della “casa comune”
02.04.2009di
Gianni BORSA
Mentre l’Europa comunitaria entra in un periodo di importanti
summit,
decisioni e azioni per affrontare le emergenze del momento (recessione
economica, questione ambientale ed energetica, migrazioni, sicurezza
interna e internazionale) e mentre molte città si infiammano per le
proteste delle popolazioni colpite dalla crisi, la Chiesa cattolica torna
a riaffermare con vigore di credere al progetto di integrazione avviato
oltre mezzo secolo fa dai “padri fondatori”.
La
dichiarazione diffusa dalla Comece (Commissione degli episcopati della
Comunità europea) al termine della recente assemblea plenaria ribadisce
alcuni punti fermi che aiutano a guardare oltre la congiuntura e a
impegnarsi per la costruzione di una “casa comune” fondata su valori
condivisi e interessi comuni - pace, giustizia, democrazia, difesa dei
diritti inviolabili - e capace di assurgere a protagonista mondiale.
L’appuntamento elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo (4-7
giugno) rappresenta un’occasione preziosa di riflessione e di impegno.
«Il
processo d’integrazione europea merita di essere apprezzato nonostante
alcune sue lacune», scrivono i vescovi europei. Per questo motivo l’Ue è
«sostenuta e promossa» quale «progetto di speranza per tutti i suoi
cittadini». Il documento, diffuso in tutti i Paesi membri grazie alle
rispettive Conferenze episcopali, analizza il «periodo d’incertezza»
dovuto alla crisi economica e finanziaria: in questo contesto l’Unione «ha
dimostrato di essere un’oasi che si sforza di preservare la stabilità e la
solidarietà tra i suoi membri», disponendo della «capacità e dei mezzi per
rispondere alle sfide più urgenti e più pressanti del nostro tempo». È il
concetto attorno al quale i Ventisette stanno serrando i ranghi: alle
sfide comuni si risponde insieme, unendo le forze, facendo squadra.
Superare il deficit democratico
La Comece sottolinea però, come pochi altre voci hanno fatto finora, che
il cammino d’integrazione non può essere considerato compito esclusivo dei
governi e delle istituzioni politiche. Occorre, per superare il
«deficit
democratico» dell’Ue, una reale e consapevole partecipazione dei
cittadini. Tanto è vero che i vescovi invitano esplicitamente gli elettori
a recarsi alle urne a inizio giugno per scegliere gli eurodeputati della
prossima legislatura: «Partecipando all’elezione del Parlamento europeo,
tutti i cittadini hanno la possibilità di contribuire allo sviluppo e al
miglioramento dell’Ue».
Segue un chiaro messaggio rivolto ai
cittadini-credenti: «La Chiesa cattolica ha sostenuto fin dall’inizio il
progetto d’integrazione e continua a sostenerlo ancora oggi. Tutti i
cristiani hanno non solamente il diritto, ma anche la responsabilità
d’impegnarsi attivamente in questo progetto, esercitando il proprio
diritto di voto». Infatti la presenza dei cristiani nella vita politica, a
partire dal momento del voto (senza limitarsi ad esso) si rivela
essenziale per «riscoprire l’anima dell’Europa», cruciale al fine di
«rispondere ai bisogni fondamentali della persona umana e per il servizio
del bene comune».
Non mancano precise indicazioni di ciò che ci si
attende dall’Europarlamento. Un elenco ponderato e fermo, che parte dal
rispetto della vita umana «dal concepimento fino alla morte naturale»,
passa attraverso il sostegno alla famiglia, la promozione dei diritti
individuali e sociali (per esempio il lavoro). Il tutto sotto il segno
della solidarietà comunitaria e verso gli altri Paesi e continenti. Così i
vescovi, anticipando le forze politiche europee, pongono sul tavolo un
progetto di Europa con il quale misurarsi durante la campagna elettorale
nei 27 Stati dell’Unione.