Il card. Tettamanzi
ha presentato ufficialmente il Fondo per aiutare chi ha perso
il lavoro. Coinvolti
nel progetto la Caritas
e le Acli. Il contributo
della Fondazione Cariplo.
05.02.2009di
Pino NARDI
È partito ufficialmente il Fondo famiglia-lavoro, annunciato dal cardinal
Tettamanzi nella Notte di Natale. Giovedì 5 febbraio, in Arcivescovado, è
stato presentato alla stampa il progetto definito nei particolari. E anche
annunciato come la generosità della gente abbia già risposto a un mese
dall’annuncio: ben 357.439,25 euro fatti arrivare sul conto corrente
bancario e su quello postale. Versamenti anche di piccola entità che danno
il segno di quanto la proposta dell’Arcivescovo abbia colpito nel segno.
Queste risorse - sommate all’iniziale milione stanziato da Tettamanzi e al
milione messo a disposizione dalla Fondazione Cariplo - ammontano a una
cifra di quasi 2,4 milioni di euro. Tutti destinati a chi ha più bisogno,
infatti neanche un euro di questo Fondo sarà speso per l’organizzazione
burocratica e logistica, perché si basa sulla disponibilità volontaria del
comitato di gestione, ma soprattutto sulla vasta rete di centri d’ascolto
delle Caritas parrocchiali e dei patronati e circoli delle Acli.
La campagna di lancio
«Un milione di motivi. Per dare una mano a chi perde il lavoro» è lo
slogan della campagna che parte in questi giorni in tutte le parrocchie
della diocesi. Già stampati oltre 500 mila pieghevoli da distribuire
capillarmente oltre ai manifesti da appendere. Visibilmente soddisfatto il
cardinal Tettamanzi per quanto si sta mettendo in moto a partire dalla sua
proposta. Non solo a Milano, ma anche in altre diocesi italiane, con
attenzione della Cei ed echi anche all’estero. Il Cardinale ha voluto
precisare gli obiettivi dell’operazione Fondo, che si affianca a tutte le
altre iniziative che a livello diocesano e locale sono già in atto, senza
sovrapposizioni. Un gesto concreto di solidarietà per quelle famiglie che
sono colpite dalla perdita di lavoro dei suoi componenti e che gli
ammortizzatori sociali e il Welfare non riescono a soddisfare.
Il Fondo è integrativo, non sostitutivo
«Il Fondo è integrativo delle iniziative della società civile - sottolinea
il Cardinale -. Non intendiamo sostituirci, né farlo diventare un alibi
per evitare il doveroso intervento delle istituzioni pubbliche». Ma il
messaggio che si vuole lanciare con il Fondo è anche “educativo”:
l’Arcivescovo ha più volte sottolineato l’importanza di educarsi alla
sobrietà, a stili di vita diversi, a un sistema economico da ripensare.
Mons. Luigi Testore è stato chiamato a presiedere il consiglio di gestione
di questa fondazione con struttura amministrativa autonoma, ma interna
alla diocesi. «Quando parliamo di famiglie - precisa mons. Testore -, lo
intendiamo nel senso più ampio possibile, a partire dagli sposati, ai
conviventi, ai separati, che abbiano però perso il lavoro, ma figli da
fare crescere».
Il ruolo di Caritas e Acli
La presenza capillare sul territorio di Caritas e Acli farà da antenna e
da ricettore dei bisogni. «Chi si rivolgerà a noi troverà assistenza,
attivando innanzitutto le possibilità offerte dal Welfare, anche degli
enti locali - sottolinea Gianni Bottalico, presidente delle Acli milanesi
-. Se questi non sono possibili o insufficienti a quel punto interviene il
Fondo». Bottalico parla di un Osservatorio sul lavoro per avere il polso
della situazione nelle singole zone. Tra le più in sofferenza è la
Brianza. Ma l’occasione è positiva anche per rilanciare l’attenzione dal
valore del lavoro anche nelle parrocchie. Luciano Gualzetti, vicedirettore
della Caritas ambrosiana e segretario del consiglio di gestione del Fondo,
annuncia che la segreteria operativa che raccoglierà le domande coincide
con il Siloe, il servizio della Caritas e del Servizio per la vita sociale
e il lavoro che interviene a favore delle diverse situazioni di povertà,
disagio ed esclusione sociale.
L'annuncio di Guzzetti
Il presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, davanti al
Cardinale ha annunciato la destinazione del cospicuo contributo al Fondo,
sottolineando la bontà della proposta, sia nel metodo («senza costi di
gestione»), sia nel merito («è un emblematico esempio di sussidiarietà»).