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Nella città dell’uomo sulle orme di Lazzati |
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Costituito a Milano il Comitato per il centenario
della nascita (22 giugno 1909) del Servo di Dio
che, dopo l’internamento in un lager, fu padre
costituente della Repubblica, direttore de “L’Italia”
e rettore dell’Università Cattolica |
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13/01/2009
In vista del centenario della nascita di
Giuseppe Lazzati (22 giugno 1909), si è costituito a Milano un
apposito Comitato per predisporre iniziative in grado di dare adeguato
rilievo all’evento. Vi fanno parte rappresentanti della famiglia
Lazzati, della Fondazione “Giuseppe Lazzati”, dell’Associazione “Città
dell’uomo”, dell’Associazione culturale “Giuseppe Lazzati”, dell’Azione
Cattolica Ambrosiana, dell’Ambrosianeum e alcuni professori
dell’Università Cattolica.
A breve si pensa di
presentare il quadro completo delle iniziative in cantiere (cerimonie
di suffragio, convegni, seminari, pubblicazioni). L’occasione sembra
propizia per tentare una recensione su scala nazionale delle attività in
programma a livello di diocesi, gruppi di Ac, centri e associazioni di
cultura locali, fogli ecclesiali e non, e dei vari gruppi,
associazioni, centri culturali intitolati al professor Lazzati o comunque
sensibili all’eredità del suo pensiero (le informazioni
utili in proposito vanno inviate a
centenariolazzati@gmail.com).
«Giuseppe Lazzati è stato senza
dubbio una delle figure più autorevoli del laicato cattolico italiano del
Novecento. Uomo fedele nel servizio alla Chiesa, ma libero, ha
mostrato per l’intero corso della sua vita uno straordinario
carisma di educatore di coscienze giovanili»: Luciano Caimi,
presidente di “Città dell’uomo”, associazione
fondata da Lazzati, ricorda alcuni tratti della figura del professore, a
lungo impegnato nella realtà ecclesiale e culturale italiana.
«In lui fu costante la tensione, unita al fattivo impegno, per una crescita
dei laici cristiani in “maturità”, cioè in
consapevolezza della propria vocazione, da interpretare innanzitutto come
dedizione responsabile e competente alle “realtà temporali” (famiglia,
lavoro, cultura, politica ecc.), per “ordinarle secondo Dio”
(Lumen Gentium, 31)».
«Di fede adamantina e di moralità
integerrima - aggiunge Caimi -, Lazzati non esitò, da ufficiale degli
Alpini, a rifiutare le compromissioni con la Repubblica Sociale Italiana,
ben conoscendo il prezzo da pagare per una simile scelta: la deportazione
nei lager tedeschi».
«La molteplicità dei
compiti da lui svolti (dall’insegnamento universitario di Letteratura
cristiana antica all’attività politica - fu membro dell’Assemblea
Costituente e parlamentare nella prima legislatura -, dalla direzione del
quotidiano cattolico L’Italia alla carica di Rettore
dell’Università Cattolica...) può essere unificata intorno a un’idea
conduttrice, via via precisatasi nell’articolazione dei suoi
significati e implicanze: il servizio, pur sotto diverse forme,
all’edificazione della città dell’uomo, a misura d’uomo.
Per questo gravoso, ma affascinante impegno, Lazzati reputava
indispensabile il ruolo dei laici cristiani, ruolo da assolvere, fra
l’altro, in ossequio ai criteri di laicità e di dialogo nel pluralismo».
Il presidente di “Città dell’uomo” conclude:
«Ricordare, a cento anni dalla nascita, la figura e la lezione lazzatiana
significa confrontarsi con l’eredità di una testimonianza e di un pensiero
in grado ancora oggi d’illuminare evangelicamente il cammino del laicato
e, più in generale, della comunità ecclesiale, sempre
insidiato dallo spirito di adattamento alle logiche mondane del potere,
dell’avere, del piacere».
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 | | Giuseppe Lazzati con il cardinale Karol Wojtyla |
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Chi era |
Nato a Milano il 22 giugno 1909, da giovane si segnalò per lo
straordinario servizio apostolico-educativo reso come presidente della
Gioventù Cattolica ambrosiana negli anni 1934-’43. Laureatosi in
Letteratura cristiana antica presso l’Università Cattolica del Sacro
Cuore, professò questo insegnamento presso il medesimo ateneo. Nel 1939,
con l’incoraggiamento del cardinale Schuster, diede vita al Sodalizio
“Milites Christi” (poi Istituto Secolare “Cristo Re”).
Ufficiale degli Alpini, dopo l’8 settembre 1943, avendo rifiutato il
giuramento alla Repubblica Sociale Italiana, fu deportato nei campi di
concentramento tedeschi. Nei quasi due anni di prigionia diede una limpida
testimonianza cristiana e svolse un’indefessa attività di animazione
culturale e spirituale dei compagni di sventura. Dopo la guerra, per circa
otto anni accettò di essere direttamente coinvolto nell’attività politica:
membro dell’Assemblea Costituente (1946-’47) e parlamentare dal 1948 al
1953. Durante l’episcopato milanese di Giovanni Battista Montini, fu
dal presule incaricato di molte diaconie, fra le quali la direzione del
quotidiano cattolico L’Italia (1961-’64). Cantore
appassionato come pochi del Concilio Vaticano II, si prodigò per la
diffusione dei suoi insegnamenti specialmente in tema di missione e
responsabilità dei laici, argomento che lo appassionò per tutta la vita.
Nel 1968, in piena contestazione, venne nominato rettore dell’Università
Cattolica. Mantenne l’incarico per cinque mandati consecutivi, sino al
1983. La passione educativa costituì un tratto distintivo della sua
testimonianza. Dedicò molte energie soprattutto al servizio di
accompagnamento vocazionale dei giovani. Deceduto a seguito di male
incurabile il 18 maggio 1986, riposa presso l’Eremo di San Salvatore sopra
Erba (Como). È in corso il processo di canonizzazione. Chiusa la fase
diocesana (14 maggio 1996), la causa segue ora il previsto iter presso la
competente Congregazione ecclesiastica romana.
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