Cinquantamila fedeli accorsi in piazza Duomo
- oltre a quelli collegati alla tv, alla radio e sul web - hanno seguito la celebrazione presieduta dal cardinale Tettamanzi, nella quale il delegato del Papa mons. Amato ha elevato il “papà dei mutilatini” alla gloria degli altari. Ora l'urna di don Carlo è nella chiesa di San Sigismondo presso la basilica di Sant'Ambrogio, dove i fedeli potranno venerare il Beato fino a martedì pomeriggio
L’annuncio della beatificazione ha suscitato molti sentimenti
in quanti guidano oggi la realtà nata
dalla fantasia della sua carità
e lungimiranza.
Parla il presidente, monsignor Angelo Bazzari
La Fondazione Don Gnocchi si occupa di ragazzi
con handicap, ma anche di pazienti di ogni età bisognosi di riabilitazione, di anziani non autosufficienti,
di malati terminali e in stato vegetativo persistente
Don Giovanni Barbareschi ricorda le ultime ore di don Carlo: «Allora la legge vietava
i trapianti di organo. Prima di morire lui mi chiese: “Sei pronto
a rischiare la prigione
per me? Io voglio dare la cornea a due mutilatini”»
Verso gli Altari
Beatificazione
di don Carlo Gnocchi
– Piazza Duomo, domenica 25 ottobre, ore 10 –
Il 17 gennaio scorso Benedetto XVI ha autorizzato la pubblicazione del decreto che attribuisce a don Gnocchi il miracolo nei confronti di un elettricista sopravvisuto a un incidente sul lavoro avvenuto nell'agosto 1979
Parla Amabile Battistello, che recuperò
la vista grazie alla cornea donata
dal “papà dei mutilatini”: «Volle dare
una parte di sé, proprio come fa
un padre allorché genera un figlio»
Da bambino ha ricevuto in dono la cornea di don Gnocchi quando in Italia
non esisteva ancora la legge sui trapianti. Oggi è direttore del Centro
“S. Maria
alla Rotonda” di Inverigo
Luisa Arnaboldi, colpita dal virus
della poliomielite, conobbe il “papà
dei mutilatini” quando venne accolta
nella casa di Pessano. Oggi è presidente dell'Associazione ex Allievi Don Gnocchi
Negli anni del Seminario a Monza
il prossimo Beato si appassionò
alla pittura, alla musica e alla poesia;
ma la vocazione più forte rimase quella
al sacerdozio. Il ricordo di un suo compagno di studi e preghiere,
il futuro cardinale Giovanni Colombo