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"C'č di pių": il logo per l'Oratorio nell'anno pastorale 2009-2010

 
Messaggio in formato .doc
Messaggio per la Festa di apertura degli Oratori


Carissimi,
come ogni anno, in occasione della Festa di apertura degli oratori, desidero raggiungervi con la mia parola e il mio cuore di Vescovo, per salutarvi e per incoraggiare ciascuno di voi nel proprio impegno e per rilanciare con convinzione e passione il cammino comune dei nostri oratori.




L’oratorio “casa” delle vocazioni e “strada” verso la santità


L’anno pastorale che stiamo iniziando, in sintonia con l’Anno Sacerdotale indetto dal Papa Benedetto XVI, costituisce per i nostri oratori un’occasione preziosa per aiutare ciascuno a cercare con coraggio e a vivere con entusiasmo la propria vocazione.


L’oratorio, attraverso l’insieme delle sue proposte e attività, è davvero una casa delle vocazioni, perché è il luogo nel quale ciascuno viene educato a fare della sua vita un dono per gli altri, secondo il progetto d’amore di Dio.


Tutto questo avviene anzitutto con lo stile semplice e concreto della testimonianza di quanti – genitori, educatori, catechisti, animatori, allenatori – mettono a disposizione con intelligenza e generosità il loro tempo e i loro carismi per aiutare i ragazzi, gli adolescenti e i giovani a riconoscere la presenza dell’amore di Dio nella loro vita e insieme per accompagnarli nella scoperta dei doni – sempre numerosi e grandi – che il Signore fa a ciascuno di noi per il bene di tutti.


L’oratorio è casa della vocazione perché casa delle vocazioni.
Nelle molteplici attività dell’oratorio le diverse vocazioni si confrontano e si arricchiscono reciprocamente, così come avviene in una sinfonia nella quale ciascun suono esalta la bellezza e l’importanza dei suoni che vengono dagli altri strumenti.


Come sarebbe bello se tutti i nostri oratori esprimessero sempre più questa straordinaria sinfonia dello Spirito attraverso la testimonianza di tutti coloro che nei modi più diversi vivono la realtà dell’oratorio!


Vivere bene, con fedeltà e generosità, la propria vocazione è certamente la strada più sicura ed efficace verso la santità.


Mi piace vedere l’oratorio come una grande carovana nella quale si percorre tutti insieme la strada della santità, partendo da una convinta e gioiosa coscienza della Grazia del Battesimo che ci è stato donato.
È per questo che i nostri oratori non devono rinunciare, oggi più che mai, a indicare un cammino di fede radicale con proposte semplici ed esigenti, capaci di dire tutta la verità, la forza, la bellezza e il fascino del Vangelo.




La testimonianza di don Carlo Gnocchi

Nei prossimi mesi la nostra Chiesa avrà la gioia di veder proclamato beato don Carlo Gnocchi, una grande figura di santo educatore ambrosiano.


Tutta la sua vita è stata una ricerca continua, sincera e appassionata della volontà di Dio su come vivere l’essere prete a servizio dei ragazzi, in particolare dei più poveri e sofferenti.


La sua testimonianza limpida e gioiosa sarà certamente un esempio affascinante di amore e di dedizione per tutti, e in una maniera speciale per quanti sono chiamati ad un servizio educativo e caritativo nelle nostre comunità e nei nostri oratori.


Vogliamo pregarlo, il nuovo beato, perché i nostri oratori riscoprano e vivano in pienezza e in gioia la propria specifica vocazione nel cammino comune verso la santità: la perfezione dell’amore.




Un nuovo stile di vita: sobrietà e solidarietà

Questa pienezza di vita, che è la santità, chiede a ciascuno di noi un nuovo stile di vita secondo la logica del Vangelo. I nostri oratori, per la loro storia passata e presente, possono essere i luoghi più adatti dove sperimentare insieme la bellezza di vivere ogni giorno secondo uno stile di sobrietà, che nulla toglie alla nostra gioia, ma la moltiplica e la rende più genuina e profonda.


La sobrietà non è rinuncia alla gioia delle cose. È un modo diverso di guardarle, godendo della loro bontà. La sobrietà, in oratorio come dappertutto, può diventare un segno e un’energia concreti per una maggiore apertura agli altri, generando così solidarietà e condivisione con chi è nel bisogno.


Nello scorso mese di luglio, durante la visita ai campeggi della diocesi, i ragazzi di un oratorio mi hanno accolto con una frase che subito mi è sembrata molto significativa: “SOBRIETÀ + SOLIDARIETÀ = FELICITÀ”. È proprio così!
La sobrietà e la solidarietà sono davvero le strade congiunte che portano alla felicità, a quella pienezza di vita che il Vangelo non si stanca di prometterci.


I nostri oratori sono chiamati a formare una mentalità più solidale, trasformando così le difficoltà economiche di non poche famiglie in opportunità per educarsi insieme a un uso dei beni più equilibrato ed essenziale.




C’è di più: la fiducia in un miracolo che continua


L’icona evangelica della moltiplicazione dei pani e dei pesci che ci guiderà quest’anno (cfr. Giovanni 6,1-15) ci invita a scoprire che nella nostra vita “C’è di più” di quello che pensiamo o che potrebbe apparire ad uno sguardo frettoloso.


C’è di più in quello che Dio vuole donarci, nella Chiesa, nei fratelli, in ogni persona che incontriamo. A noi è chiesto di non accontentarci e di continuare a mettere con fiducia tutto quello che abbiamo, tanto o poco che sia, nelle mani del Signore.


Sarà lui stesso a farci scoprire quel “di più” di amore e di gioia che ha messo nel nostro cuore e nella nostra vita.


Che il Signore ci benedica tutti, donandoci la sua gioia e la sua pace!



Il vostro Arcivescovo
+ Dionigi card. Tettamanzi


Milano, 27 settembre 2009





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