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L’immagine appare un po’ sbiadita, ma basta osservarla qualche istante
per coglierne l’intensa dolcezza: Maria porge il seno al Bambin Gesù che
le siede in grembo, cingendolo teneramente, una mano ad accarezzargli il
piedino, mentre il suo sguardo si fissa, premuroso, in quello dei
fedeli. Una bella Madonna del Latte, come molte ce ne sono in terra
brianzola, a testimoniare una devozione forte, radicata, per quella
Vergine che è madre di Dio e madre di tutti gli uomini. Questa di Campoè,
poco fuori l’abitato di Caglio, nella verde Vallassina, reca scritta
perfino la data: 1508. Cinque secoli di fede, e di umane vicende, in
questi mesi ricordati e giustamente celebrati dalla locale comunità
pastorale.
Un’edicola mariana, in questo luogo, doveva sorgere in realtà fin dal
Medioevo. Fu poi un certo Antonio Pellecani, agli inizi del XVI secolo,
a far erigere una cappella, ornandola con un prezioso affresco. Il
piccolo oratorio, sulla strada che conduce al ramo occidentale del lago
di Como, divenne così punto di riferimento per viandanti, pellegrini e
quanti ricavavano di che vivere dal lavoro nei pascoli e nei boschi
attorno. Come quella giovane pastorella, afflitta da una penosa
infermità, a cui nei primi giorni di luglio del 1626 apparve qui la
Vergine, risanandola. Un prodigio che fu indagato e accertato
dall’allora arcivescovo di Milano, il cardinale Federico Borromeo,
mentre la notizia si diffondeva irresistibile in tutto il territorio
circostante, determinando l’accorrere di folle di fedeli e il
moltiplicarsi di nuove grazie.
La
cinquecentesca cappella di Campoè fu dunque ben presto ampliata, con
interventi che si susseguirono e si sovrapposero nel corso dei secoli.
Ne è risultato un santuario dalle linee sobrie e dai volumi compatti,
che, inaspettatamente, svela al suo interno una decorazione vivace ed
esuberante, fatta di candidi stucchi e di coloratissime immagini. Lo
spazio è raccolto, e tuttavia dilatato verso l’alto in un vortice di
putti e cherubini, di frutti e cornucopie, figure ad un tempo
ornamentali e simboliche che si animano al gioco delle luci e delle
ombre. Alcune delle pitture sono quelle antiche, originarie, ma la
maggior parte risalgono alla fine del XIX secolo, quando la chiesa fu
interessata da un vasto lavoro di risistemazione: scene gustose, ben
disegnate, che illustrano con linguaggio semplice ed efficace, quasi
teatrale, gli episodi salienti della vita di Maria.
Il santuario di Caglio conserva anche una particolare reliquia mariana:
si tratta, secondo la tradizione, di un frammento del velo della Madonna
che fu bagnato, sotto la Croce, del sangue di Cristo. Giunta quassù nel
1729 come dono di Ulderico Carpano, tale reliquia è ancor oggi al centro
di speciali e partecipate celebrazioni.
La Madonna di Campoè, del resto, fu, ed è, nel cuore di moltissimi
cristiani. Fra costoro anche alcune insigni personalità, come Achille
Ratti che, quando era ancora semplice presbitero della Chiesa
ambrosiana, si soffermò a pregare per la sua mamma morente proprio in
questa chiesetta, così colma di grazia “materna”: e sarà proprio lui,
una volta asceso al soglio pontificio col nome di Pio XI, a concedere
l’indulgenza plenaria a coloro che visitano questo santuario nella prima
domenica di luglio.
O ancora come san Josemaria Escrivà, che fra questi monti, nell’estate
del 1971, salì in cerca di pace e di ristoro. Un giorno, rivelò lo
stesso fondatore dell’Opus Dei, mentre era qui in preghiera, sentì
risuonare nella sua anima alcune parole della Scrittura: «Accostiamoci
con fiducia al trono della Gloria, per ricevere misericordia». Cioè alla
Madonna, trono di Dio, perchè l’ha portato nel suo grembo. Proprio come
è raffigurato a Campoè.
Sono
numerose e importanti le tracce dell'arte medievale in Vallassina. Oltre
alla bella chiesa di Sant'Alessandro a Lasnigo - recentemente restaurata
e di cui ci occuperemo su queste pagine in un prossimo articolo -
segnaliamo a Rezzago il sacro edificio dedicato ai Santi Cosma e Damiano
(nella foto qua sopra), sulla strada per Caglio, sempre nel territorio
della comunità pastorale “Madonna di Campoè”. Eretta in epoca romanica,
nel XII secolo, la chiesa, tutta in pietra, presenta un caratteristico
campanile a quattro ordini di bifore, mentre all'interno conserva un
interessante ciclo di affreschi cinquecenteschi attribuiti ad Andrea de
Passeris, con espressive raffigurazioni della Crocefissione e della
Pentecoste.
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