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Caglio si trova a una quindicina di chilometri a nord di Erba (CO)

Testo e foto di Luca Frigerio

 

L’immagine appare un po’ sbiadita, ma basta osservarla qualche istante per coglierne l’intensa dolcezza: Maria porge il seno al Bambin Gesù che le siede in grembo, cingendolo teneramente, una mano ad accarezzargli il piedino, mentre il suo sguardo si fissa, premuroso, in quello dei fedeli. Una bella Madonna del Latte, come molte ce ne sono in terra brianzola, a testimoniare una devozione forte, radicata, per quella Vergine che è madre di Dio e madre di tutti gli uomini. Questa di Campoè, poco fuori l’abitato di Caglio, nella verde Vallassina, reca scritta perfino la data: 1508. Cinque secoli di fede, e di umane vicende, in questi mesi ricordati e giustamente celebrati dalla locale comunità pastorale.
Un’edicola mariana, in questo luogo, doveva sorgere in realtà fin dal Medioevo. Fu poi un certo Antonio Pellecani, agli inizi del XVI secolo, a far erigere una cappella, ornandola con un prezioso affresco. Il piccolo oratorio, sulla strada che conduce al ramo occidentale del lago di Como, divenne così punto di riferimento per viandanti, pellegrini e quanti ricavavano di che vivere dal lavoro nei pascoli e nei boschi attorno. Come quella giovane pastorella, afflitta da una penosa infermità, a cui nei primi giorni di luglio del 1626 apparve qui la Vergine, risanandola. Un prodigio che fu indagato e accertato dall’allora arcivescovo di Milano, il cardinale Federico Borromeo, mentre la notizia si diffondeva irresistibile in tutto il territorio circostante, determinando l’accorrere di folle di fedeli e il moltiplicarsi di nuove grazie.
La cinquecentesca cappella di Campoè fu dunque ben presto ampliata, con interventi che si susseguirono e si sovrapposero nel corso dei secoli. Ne è risultato un santuario dalle linee sobrie e dai volumi compatti, che, inaspettatamente, svela al suo interno una decorazione vivace ed esuberante, fatta di candidi stucchi e di coloratissime immagini. Lo spazio è raccolto, e tuttavia dilatato verso l’alto in un vortice di putti e cherubini, di frutti e cornucopie, figure ad un tempo ornamentali e simboliche che si animano al gioco delle luci e delle ombre. Alcune delle pitture sono quelle antiche, originarie, ma la maggior parte risalgono alla fine del XIX secolo, quando la chiesa fu interessata da un vasto lavoro di risistemazione: scene gustose, ben disegnate, che illustrano con linguaggio semplice ed efficace, quasi teatrale, gli episodi salienti della vita di Maria.
Il santuario di Caglio conserva anche una particolare reliquia mariana: si tratta, secondo la tradizione, di un frammento del velo della Madonna che fu bagnato, sotto la Croce, del sangue di Cristo. Giunta quassù nel 1729 come dono di Ulderico Carpano, tale reliquia è ancor oggi al centro di speciali e partecipate celebrazioni.
La Madonna di Campoè, del resto, fu, ed è, nel cuore di moltissimi cristiani. Fra costoro anche alcune insigni personalità, come Achille Ratti che, quando era ancora semplice presbitero della Chiesa ambrosiana, si soffermò a pregare per la sua mamma morente proprio in questa chiesetta, così colma di grazia “materna”: e sarà proprio lui, una volta asceso al soglio pontificio col nome di Pio XI, a concedere l’indulgenza plenaria a coloro che visitano questo santuario nella prima domenica di luglio.
O ancora come san Josemaria Escrivà, che fra questi monti, nell’estate del 1971, salì in cerca di pace e di ristoro. Un giorno, rivelò lo stesso fondatore dell’Opus Dei, mentre era qui in preghiera, sentì risuonare nella sua anima alcune parole della Scrittura: «Accostiamoci con fiducia al trono della Gloria, per ricevere misericordia». Cioè alla Madonna, trono di Dio, perchè l’ha portato nel suo grembo. Proprio come è raffigurato a Campoè.

 

Sono numerose e importanti le tracce dell'arte medievale in Vallassina. Oltre alla bella chiesa di Sant'Alessandro a Lasnigo - recentemente restaurata e di cui ci occuperemo su queste pagine in un prossimo articolo - segnaliamo a Rezzago il sacro edificio dedicato ai Santi Cosma e Damiano (nella foto qua sopra), sulla strada per Caglio, sempre nel territorio della comunità pastorale “Madonna di Campoè”. Eretta in epoca romanica, nel XII secolo, la chiesa, tutta in pietra, presenta un caratteristico campanile a quattro ordini di bifore, mentre all'interno conserva un interessante ciclo di affreschi cinquecenteschi attribuiti ad Andrea de Passeris, con espressive raffigurazioni della Crocefissione e della Pentecoste.

 

Come & dove

Caglio si trova a una quindicina di chilometri a nord di Erba (Co).
Il santuario della Madonna di Campoè è raggiungibile anche con una piacevole passeggiata dal paese, ed è aperto,di norma, il sabato pomeriggio e nelle festività mariane.
Per informazioni, visite e pellegrinaggi si può contattare (al mattino) il numero 031.667090.

(SETTEMBRE 2008)

 

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