Il logo è l’immagine
evocativa che in, un colpo d’occhio, illustra le linee e i temi
dell’anno oratoriano. Il logo “C’è di più”
può essere utilizzato come icona di ogni iniziativa che
l’Oratorio propone durante l’anno 2009-2010. Ancora di più, il
logo contiene dei messaggi che possono essere presentati ai
ragazzi sotto forma di “catechesi”.
Il logo è costruito leggendo lo
slogan “C’è di più” alla luce del brano evangelico della
moltiplicazione dei pani presentato nel capitolo 6 di Giovanni
(6, 1-15). Analizziamo per sommi capi gli elementi che lo
caratterizzano.
La grande folla
La “grande folla” che segue Gesù
non è anonima (si vedono le sagome delle persone): conosciamo
il loro numero e sappiamo come abbiano vissuto un momento forte
di convivialità, grazie alla cena non improvvisata
ma inaspettata che il Signore ha donato per loro, lì dove “c’era
molta erba” e ci si poteva sedere.
Pensiamo che, durante la cena,
quelle persone si siano stupite di quanto stava accadendo
per loro e insieme abbiano imparato da Gesù cosa significa la condivisione.
Si saranno scambiati il pane e i pesci moltiplicati, magari
sgranando gli occhi per l’accaduto; avranno fatto dei falò per
cucinarli, si saranno dati da fare, prima per comunicare il
segno compiuto dal Signore e poi per realizzare quella che si
sarà certamente trasformata in una festa carica di speranza e di
nuova vita per tutti (domina nel logo il verde simbolo della
speranza e della possibilità di andare avanti).
Durante la cena avranno dialogato
e imparato a conoscersi, avranno parlato di Gesù a tal punto da
riconoscerlo insieme come “davvero il profeta, colui che viene
nel mondo”. Questa grande folla è immagine di ogni
nostra comunità che ripone in Gesù la sua speranza, lo
segue, riceve da Lui i suoi doni di grazia e una nuova
possibilità di continuare il cammino ed andare avanti. Dentro la
comunità ciascuno può imparare a riconoscere il
Signore perché sperimenta la gioia che si prova nello stare
con Lui.
Il ragazzo
In un angolo appare la figura del
ragazzo che offre quel che ha per il bene di tutti. Le sue mani
e il suo volto sono orientati verso il dono e verso le persone:
è per loro che si fa avanti per dare i suoi “cinque pani d’orzo
e due pesci”. La sua presenza sembra un’illusione ottica, ma lui
c’è con tutto se stesso e con quel “di più” che
cambia le cose, nonostante resti in disparte, senza voler
apparire nitidamente. La sua disponibilità è stata riconosciuta
da uno degli apostoli, Andrea, che fa da tramite fra lui e Gesù.
È così che quel ragazzo ha imparato che, dando tutto, si riceve
molto di più. Per sempre avrà avuto nel cuore il
pensiero che quel suo gesto è servito per qualcosa di infinitamente
più grande e di inimmaginabile, e avrà capito che il
dono di quel che si ha può procurare una gioia abbondante se
passa dalle proprie mani alle mani di Gesù. Le mani si
dispongono nel gesto dell’offerta, quasi della
preghiera e sembrano imitare quelle di Gesù – la mano destra
sembra essere la stessa di quella del Signore – che prende i
pani e i pesci e, prima di darli alla gente, rende grazie al
Padre. Anche i nostri ragazzi ci sono e sono ben disposti
al dono, se si mostra loro un progetto più grande in cui possano
essere considerati preziosi, indispensabili, necessari.
“C’è”: pane,
pesce, infinito
È la presenza abbondante del dono,
è la certezza che il Padre, attraverso Gesù, non solo sa
rispondere ai bisogni delle persone ma sa anticipare le
richieste e sollecitare ciascuno di noi a cercare le risposte, a
fare operazioni di bene e a stupirsi per la
sovrabbondanza del risultato che si ottiene se ci si affida.
Dio nel suo intervenire rimanda
sempre all’infinito che è la sua presenza.
Il pane e il pesce insieme dicono “c’è” e sono il segno
dell’infinito. Il pane (segno dell’Eucaristia)
e il pesce (in greco “ἰχθύς”,
acronimo di “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore”) sono i segni
antichi che si rifanno a Gesù e alla sua presenza donata per
l’umanità. L’esserci del dono non è alcunché di astratto e
nemmeno una teoria, è invece sempre qualcosa di concreto in cui
fare e dare corrispondono. Non si può donare a parole, per
questo la parola “c’è” è formata dal dono che il ragazzo mette a
disposizione nelle mani di Gesù.
Il giallo sotto la scritta
è l’immagine del cambiamento che avviene
tramite il segno della moltiplicazione e della nuova forza
che Gesù vuole infondere in chi lo segue e con lui ha intrapreso
il cammino. Ogni strada, passando attraverso Gesù e
fermandosi a ricevere i suoi doni – che sono grazia –, viene
orientata verso la giusta direzione. Nella zona gialla sotto la
scritta la mano destra del ragazzo può confondersi con una mano
misteriosa che è quella di Gesù che prende il
dono, benedice, moltiplica e distribuisce in abbondanza.
La croce è “di
più”
“Dio ha tanto amato il mondo da
dare il Figlio unigenito” (Giovanni 3, 15) è questo
il dono più grande che l’umanità poteva sperare anche se non
avrebbe potuto nemmeno immaginare. Per questo la Croce è il “di
più” di Dio: più di così cosa avrebbe potuto fare? Sullo sfondo
della moltiplicazione dei pani, avvenuta quando “era vicina la
Pasqua”, c’è il mistero della vita donata di Gesù sulla croce.
Dallo scopo si vede la somiglianza dei due doni e dei due segni
(la moltiplicazione dei pani e la croce): dare tutto quel che si
ha per il bene di tutti! Attraverso la croce le strade tracciate
per ciascuno si precisano e prendono la direzione del futuro e
della speranza. La stessa croce si fa strada per ogni discepolo
del Signore. Occorre attraversarla per comprendere che la vita è
dono e vale la pena di essere spesa per gli altri. La croce è
quel “surplus” necessario di amore che ci insegna ad amare.
Anche se ciascuno ha la sua vocazione - tutta da scoprire -
l’amore è l’unico modo, che vale per tutti, per viverla e
viverla appieno: “Rimanete nel mio amore… perché la mia gioia
sia in voi e la vostra gioia sia piena” (cfr. Giovanni 15,
9-13).
Le strade
colorate
Immerse in un cielo azzurro che si
riferisce alla vita quotidiana si sviluppano le strade
diverse secondo la direzione tracciata per ciascuno. La strada
è una delle immagini più immediate per parlare di vocazione.
Se si cerca la propria strada, se si entra nell’ottica del dono
che la illumina, se ci si affida al Signore che chiama a
prendere parte alla sua vita, il tempo e lo spazio, che prima
rischiano di non avere direzione, diventano orientati verso un
carico di infinito che è quel “di più” che il cristiano si porta
con sé proprio perché sceglie di seguire il Signore. Le strade
sono una accanto all’altra perché ogni vocazione prevede la
condivisione del cammino dentro una comunità che sostiene e
incoraggia. La croce che si fa strada è anch’essa accanto,
proprio perché in ogni cammino e dentro ogni scelta di bene Gesù
si fa vicino e compie con noi ogni passo della vita.
La strada della croce diventa di
colore azzurro, il colore della libertà. La croce non incatena
nessuno anzi libera perché responsabilizza e costruisce nuove
possibilità di bene. Le altre strade hanno il colore rosso del
sacrificio e il giallo della gioia. Sono entrambe il segno della
vita impegnata e donata, capace di affrontare la fatica con la
serenità e la pace di chi conosce la giusta direzione.