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fomHome Page Ragazzi e OratorioAnno pastorale 2009-2010Percorsi per educatori



C'è di più
"C'è qui un ragazzo..." qual è il suo nome?
Proposte per gli educatori


Ecco alcune proposte per gli educatori per un Oratorio in cui “c’è di più”.


1. Rinnoviamo quest’anno tutta la nostra intenzione di porci al servizio dei ragazzi, dei preadolescenti e degli adolescenti che frequentano le nostre comunità e i nostri oratori.



2. Allargheremo lo sguardo e ci impegneremo, con senso di missionarietà, ad aumentare il numero dei ragazzi che frequentano abitualmente i nostri ambienti con degli inviti espliciti e il più possibile personalizzati che siano attenti a non ledere la libertà di nessuno ma, nello stesso tempo, vadano diritto all’obiettivo del coinvolgimento diretto, dentro una proposta in cui sia evidente il compito di ciascuno, nello stile del dono e del servizio gratuito.

Quest’anno si può partire dal “vieni che c’è da fare… ci aiuti a... tu che sei capaci di perché non fai…?” per poi lasciare che sia il Signore a fare la sua parte moltiplicando il bene che uno mette a disposizione.



3. Dovremo bandire dai nostri Oratori le proposte anonime, generalizzate e indifferenziate, preferendo sempre il contatto personale e la proposta precisa. Ci impegneremo così in una “campagna” il cui scopo è dare un nome a quel ragazzo del Vangelo. Come l’apostolo Andrea sapeva esattamente il numero dei pani d’orzo e dei pesci a disposizione del ragazzo del Vangelo, così gli educatori dovranno esercitarsi a conoscere le qualità di ciascuno da catalizzare dentro tanti progetti che abbiano a cuore il bene dell’Oratorio.



4. Sarà opportuno non aver paura di moltiplicare le possibilità di incontro, di servizio e di festa non rendendole occasioni generiche ma momenti differenziati in cui ciascuno si senta chiamato in prima persona e possa sentirsi il più possibile “utile e di casa”.



5. L’icona evangelica dell’anno oratoriano “C’è di più” sembra dirci che non c’è coinvolgimento se non c’è responsabilizzazione. Un ragazzo sceglierà di esserci se si sentirà protagonista dentro l’ambiente che frequenta, anzi se sentirà di essere riconosciuto e apprezzato per quello che è e per quello che fa e per il cambiamento che le sue azioni hanno provocato dentro l’Oratorio o il gruppo di appartenenza.



6. L’effettiva conoscenza delle potenzialità di ciascuno è il primo passo per un rapporto educativo che giunga sino alla confidenza.


La confidenza, la stima e il rispetto sono le componenti fondamentali senza i quali l’educatore non può osare chiedere e ottenere di compiere qualche passo in più lungo la strada della fedeltà ai propri impegni, ai propri affetti e alla propria missione, a contatto con il Signore e dentro la comunità cristiana.



7. Solo chi ha gli occhi dell’amore disinteressato, infine, può scorgere l’unicità dell’altra persona e mettersi al servizio della sua vocazione.

Quest’anno il lavoro che si può chiedere agli educatori dell’Oratorio può consistere davvero da un lato nella riscoperta della conoscenza personale, della confidenza, dell’amore disinteressato, del rispetto e della stima come elementi fondanti della relazione educativa e dall’altro nella individuazione di compiti e di piccole missioni che possano essere affidate a ciascuno preso singolarmente.



8. È certamente difficile parlare di vocazione a ragazzi, preadolescenti e adolescenti, soprattutto se, inevitabilmente, occorre fare accenno alle vocazioni specifiche della vita cristiana.

La testimonianza di chi ha già detto “sì” (entrando a contatto con coppie significative di sposi, religiose/i, preti, impegnati nelle realtà socio-politiche, ecc.) può certamente contribuire a sentire meno lontana e più affascinante la visione di una vita in cui “c’è di più” proprio perché si è scelto di donarsi per un bene più grande, che procura gioia a sé e agli altri.



9. Per gli adolescenti può risultare vincente la proposta dell’animazione permanente dell’Oratorio.

Gli adolescenti che si raduneranno a formare il gruppo specifico degli animatori potranno esercitarsi ad entrare nella logica del dono che è il germe della loro vocazione futura, qualunque essa sia.

Gli animatori potranno coinvolgere i ragazzi più piccoli chiedendo loro aiuto nella preparazione delle diverse iniziative, facendosi così da tramite dell’Oratorio nel coinvolgimento personale di ciascuno.



10. Un'altra “campagna” in cui può cimentarsi l’Oratorio consiste nel bandire ogni lamentela sostituendo al pessimismo e alla critica la gioia di condividere un progetto anche se minimo.

È opportuno per questo stare attenti ad individuare degli obiettivi che non sconfinino nell’irrealizzabile ma neanche siano così bassi da non spingere in avanti.

Occorre che chi si è buttato nell’impresa di donare quel che ha possa essere contento non tanto per il risultato personale quanto per la moltiplicazione di bene che la condivisione del dono ha apportato all’interno dell’Oratorio e di tutta la comunità.




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