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C'è di più "C'è qui un ragazzo..." qual è il suo nome? Proposte per gli educatori |
Ecco alcune proposte per gli educatori per un Oratorio in cui “c’è di
più”.
1. Rinnoviamo quest’anno tutta la
nostra intenzione di porci al servizio dei ragazzi, dei preadolescenti
e degli adolescenti che frequentano le nostre comunità e i nostri
oratori.
2. Allargheremo lo sguardo e ci
impegneremo, con senso di missionarietà, ad aumentare il numero dei
ragazzi che frequentano abitualmente i nostri ambienti con degli inviti
espliciti e il più possibile personalizzati che siano attenti a non ledere
la libertà di nessuno ma, nello stesso tempo, vadano diritto all’obiettivo
del coinvolgimento diretto, dentro una proposta in cui sia evidente
il compito di ciascuno, nello stile del dono e del servizio gratuito.
Quest’anno
si può partire dal “vieni che c’è da fare… ci aiuti a... tu che sei capaci
di perché non fai…?” per poi lasciare che sia il
Signore a fare la sua parte moltiplicando il bene che uno mette a
disposizione.
3. Dovremo bandire dai nostri
Oratori le proposte anonime, generalizzate e indifferenziate, preferendo
sempre il contatto personale e la proposta precisa. Ci impegneremo così in
una “campagna” il cui scopo è dare un nome a quel ragazzo del Vangelo.
Come l’apostolo Andrea sapeva esattamente il numero dei pani d’orzo e dei
pesci a disposizione del ragazzo del Vangelo, così gli educatori dovranno esercitarsi
a conoscere le qualità di ciascuno da catalizzare dentro tanti progetti
che abbiano a cuore il bene dell’Oratorio.
4. Sarà
opportuno non aver paura di moltiplicare le possibilità di incontro, di
servizio e di festa non rendendole occasioni generiche ma momenti
differenziati in cui ciascuno si senta chiamato in prima persona e possa
sentirsi il più possibile “utile e di casa”.
5.
L’icona evangelica dell’anno oratoriano “C’è di più” sembra dirci che non
c’è coinvolgimento se non c’è responsabilizzazione.
Un ragazzo sceglierà di esserci se si sentirà protagonista dentro
l’ambiente che frequenta, anzi se sentirà di essere riconosciuto e
apprezzato per quello che è e per quello che fa e per il cambiamento che
le sue azioni hanno provocato dentro l’Oratorio o il gruppo di
appartenenza.
6. L’effettiva conoscenza
delle potenzialità di ciascuno è il primo passo per un rapporto
educativo che giunga sino alla confidenza.
La confidenza,
la stima e il rispetto sono le componenti fondamentali senza
i quali l’educatore non può osare chiedere e ottenere di compiere qualche passo
in più lungo la strada della fedeltà ai propri impegni,
ai propri affetti e alla propria missione, a contatto con
il Signore e dentro la comunità cristiana.
7.
Solo chi ha gli occhi dell’amore disinteressato, infine, può
scorgere l’unicità dell’altra persona e mettersi al servizio della sua
vocazione.
Quest’anno il lavoro che si può chiedere agli
educatori dell’Oratorio può consistere davvero da un lato nella riscoperta
della conoscenza personale, della confidenza, dell’amore disinteressato,
del rispetto e della stima come elementi fondanti della relazione
educativa e dall’altro nella individuazione di compiti e di
piccole missioni che possano essere affidate a ciascuno preso singolarmente.
8.
È certamente difficile parlare di vocazione a ragazzi, preadolescenti e
adolescenti, soprattutto se, inevitabilmente, occorre fare accenno alle
vocazioni specifiche della vita cristiana.
La testimonianza
di chi ha già detto “sì” (entrando a contatto
con coppie significative di sposi, religiose/i, preti, impegnati nelle
realtà socio-politiche, ecc.) può certamente contribuire a sentire meno
lontana e più affascinante la visione di una vita in cui “c’è di
più” proprio perché si è scelto di donarsi per un bene più
grande, che procura gioia a sé e agli altri.
9. Per
gli adolescenti può risultare vincente la proposta dell’animazione
permanente dell’Oratorio.
Gli adolescenti che si
raduneranno a formare il gruppo specifico degli animatori potranno
esercitarsi ad entrare nella logica del dono che è il germe della loro
vocazione futura, qualunque essa sia.
Gli animatori potranno
coinvolgere i ragazzi più piccoli chiedendo loro aiuto nella preparazione
delle diverse iniziative, facendosi così da tramite dell’Oratorio nel
coinvolgimento personale di ciascuno.
10. Un'altra “campagna”
in cui può cimentarsi l’Oratorio consiste nel bandire ogni
lamentela sostituendo al pessimismo e alla critica la gioia di condividere
un progetto anche se minimo.
È opportuno per questo stare
attenti ad individuare degli obiettivi che non sconfinino
nell’irrealizzabile ma neanche siano così bassi da non spingere in avanti.
Occorre
che chi si è buttato nell’impresa di donare quel che ha possa essere
contento non tanto per il risultato personale quanto per la moltiplicazione
di bene che la condivisione del dono ha apportato all’interno
dell’Oratorio e di tutta la comunità.
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