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C'č di pių Icona evangelica |
Gesù ci mette in moto perché in Lui “c’è di più”. C’è
un “di più” che non solo ci attrae ma ci
libera dalle nostre infermità, dal nostro restare immobili dentro un
presente che rischia di chiuderci in noi stessi se non è inserito dentro
un cammino.
Gesù invece ci invita a camminare dietro a Lui, ci
mostra una strada che è vocazione. Questa è la prima
considerazione che potremmo rivolgere ai ragazzi e agli adolescenti
presentandogli l’icona
evangelica dell’anno
oratoriano 2009-2010 “C’è di più”. Leggeremo
il brano
della moltiplicazione dei pani presentato nel Vangelo secondo Giovanni
(6, 1-15).
Link
al testo
Lasciando al sussidio
per l’animazione “C’è di più”
(Ed. In dialogo) e indicazioni più approfondite per la Lectio, presentiamo
per sommi capi alcune suggestioni che possono essere riprese in
Oratorio nel corso dell’anno pastorale, facendone argomento di preghiera e
di riflessione.
• Gesù sa vedere le
esigenze della folla e decide di conseguenza. Egli ha cura di ciascuno
e sa dare peso anche ai bisogni più quotidiani, come la cena di quel
giorno. Lui vede sempre di più, nota ciò che gli apostoli non
avevano pensato. Viene prima di noi, e dei nostri sforzi, perché ha già
dato di più, ci ha già amati prima di ogni nostra volontà.
•
Gesù non agisce mai da solo, ma porta a compimento l’opera del Padre
con l’aiuto degli apostoli e dei discepoli. Egli infatti provoca
Filippo, chiede consiglio ad Andrea, si serve dei pani e dei pesci del
ragazzo e chiede ai suoi discepoli di raccogliere ciò che è avanzato.
Durante quest’anno avremo coscienza di questo compito grande: essere
insieme, come comunità, collaboratori dell’opera del Padre. Inseriti
nella Chiesa potremo ripeteremo il gesto di Gesù.
•
Il ragazzo non sarebbe mai arrivato a Gesù se Andrea non glielo avesse
indicato. A differenza di Filippo, che legge la realtà con un criterio
solamente umano che non conduce a nessuna soluzione, Andrea prende in
considerazione il dono di un ragazzo e “rilancia” su Gesù,
il solo che può cambiare le cose a partire da poco o niente. Se non fosse
stato affidato a Gesù, il dono del ragazzo non avrebbe saziato
nessuno se non lui e pochi altri, ma Andrea, pur non aspettandosi nulla di
più, è attento a guardarsi intorno e a riconoscere chi possa
essere disposto al dono se solo glielo si proponesse. Gli occhi di
Andrea sono gli occhi di ogni educatore che sa condurre i ragazzi e
gli adolescenti dal Signore, senza la presunzione di conoscere soluzioni
come se fosse un guru, ma sapendo che solo Gesù sa in fondo quale sia la
strada migliore per ciascuno. Occorre fare da tramite perché Gesù sia
riconosciuto e amato per quel che sorprendentemente è per ogni uomo che si
affida a Lui.
• I pani ed i pesci sembrano poca
cosa, quasi nulla se si vogliono sfamare cinquemila persone. Invece,
in quel cibo c’è di più, Gesù lo sa così come sa che anche
in noi c’è di più, c’è sempre di più se solo non
restiamo fissati dentro una vita dove niente ci dà la carica, tutto alla
fine ci annoia, e quel che conta è accumulare cose. Se quello che
abbiamo non ci basta mai, rischiamo di mettere il segno meno alla
vita. Il segno più si acquista se quel che si ha può essere
speso perché si comprende che ci sono un bene e una gioia più
grandi per cui vale la pena dare, donare, condividere e spartire senza
tornaconto e interesse personale.
• Il ragazzo,
semplicemente, c’è. Non parla e non si dice nulla di lui. A
partire da questa apparente passività si snoda tutta l’azione. Gesù
sa valorizzare ciò che c’è, anche quello che sembra non aver valore, per
donare a tutti. Chiederemo anche noi ai ragazzi di esserci in ogni
momento, di non tirarsi mai indietro davanti alle sollecitazioni di
bene che vengono loro fatte tutti giorni, siano esse studiare, aiutare un
amico, essere utili in casa, svolgere fedelmente un servizio, fare gioco
di squadra portando il proprio apporto… Quanto agli educatori,
sapranno valorizzare quanto c’è, accettare le situazioni e
le persone per quelle che sono partendo dalla realtà per costruire il
futuro, nella libertà della proposta e della risposta.
•
Il segno di Gesù, grande ed abbondante, sincero e risolutivo, resta
misterioso per quanti ne hanno goduto. C’è sempre di più in quello
che Gesù compie, volare basso non è entrare nella scia delle sue
azioni e dei suoi doni. Nello stesso tempo inquadrare il dono di Dio
dentro la logica umana del successo e del potere vuol dire tradire la
Missione di Gesù e non capire la nostra strada. Vocazione non è
riuscire nella vita secondo i parametri umani che sono noti a tutti,
non è quello che il mondo si aspetta da noi ma è entrare in
un mistero più grande che solo il Signore conosce sino in fondo,
è fidarsi e gettarsi nelle sue mani per costruire qualcosa di infinito.
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