Anno 4  n. 30/2008
da Sabato 26
Luglio

a Venerdì
1 Agosto
Settimanale registrato presso
il Tribunale
di Milano
al numero 848
in data 15.12.2004

Direttore
Responsabile
Claudio MAZZA
 
CHIESA & DIOCESI
Milano e Huacho: due Chiese
che camminano insieme
 
Il bilancio conclusivo del viaggio pastorale in Perù del cardinale Tettamanzi. Sei i temi: grazia, cammino, fidei donum, comunione, sobrietà pastorale e discepolato
25/07/2008

di Umberto BORDONI

«Vedere come la gente l'ha accolto, ha manifestato attenzione, vicinanza e affetto a un Cardinale venuto da lontano e mai visto prima mi ha fatto pensare molto alla realtà della chiesa universale». Queste parole semplici di Clara, una fidei donum laica della fraternità missionaria di Barranca, possono suggerire il senso dell'esperienza fidei donum per una chiesa locale.
È in fase di conclusione la visita pastorale del cardinale Dionigi Tettamanzi in Perù: tredici giorni nel paese latino americano per festeggiare i cinquanta anni della diocesi di Huacho, ma soprattutto per incontrare i nostri missionari che vi lavorano e recarsi in alcuni luoghi significativi del loro ministero. A chiusura del viaggio il Cardinale ha voluto tracciare un primo bilancio e suggerire non tanto delle risposte a problemi aperti, ma alcuni criteri che possano aiutare, nei prossimi mesi, nel discernimento comune.


1. LA GRAZIA
Il viaggio in Perù è stato anzitutto una grazia, quella delle persone incontrate, della comunione vissuta concretamente, dei piccoli gesti - una benedizione sulla fronte, un segno di affetto - cercati dalla gente e in particolare dai bambini, una grazia non solo per i presenti, ma in qualche modo per tutta la Chiesa ambrosiana.


2. IL CAMMINO
L'esperienza fidei donum in Perù è inziata per la nostra diocesi nel 1989, con l'invio di don Giuseppe Noli. In quasi vent'anni molti missionari si sono avvicendati in quella terra per offrire la loro appassionata testimonianza al Vangelo e spendersi con zelo autenticamente ambrosiano per l'edificazione della comunità cristiana.
Nel cammino di questi anni e' cresciuto sensibilmente il senso della corresponsabilità: dagli inizi concentrati solo sulla figura del prete, all'arrivo delle comunità di consacrate e dei volontari laici, per giungere alle coppie di sposi - famiglie che evangelizzano - e alle due "fraternità missionarie" (esperienze di comunione di vita tra un sacerdote e una coppia di sposi: due vocazioni diverse che si aiutano reciprocamente e insieme, ognuno col proprio carisma, si prendono cura di un'unica realtà pastorale.
«Siamo qui a scrivere - ha commentato il Cardinale - una pagina della storia della missione, consapevoli che non e' l'unica, altre la precedono e la seguiranno. Tutte sono parte di un grande e unico volume» ha concluso, esortando a coltivare un debito di riconoscenza nei confronti di chi ha tracciato il cammino, affrontando con responsabilità il nuovo che avanza, ma anche con la sana ironia di chi non accorda troppa importanza alla propria opera.


3. I FIDEI DONUM
Il viaggio per l'Arcivescovo è stata  occasione di interrogarsi sulla figura del fidei donum, identificato come «un segno vivo, uno strumento prezioso della collaborazione e cooperazione tra le chiese».
Il fidei donum non parte a titolo personale, ma e' inviato dalla Chiesa ambrosiana, col bagaglio della sua ricchezza spirituale e pastorale. Un segno vale per ciò che indica più che per ciò che fa: per questo e' vitale mantenere un legame forte con la diocesi che invia, non solo coltivando i rapporti istituzionali, ma anche quelli con le parrocchie di origine, di ministero e con quel fascio di relazioni personali di amicizia e conoscenza che e' senza dubbio prezioso.
Non si va con un proprio progetto, ma a "servizio della chiesa locale", nel concreto della Diocesi di Huacho, e dunque con l'intento di ascoltare, condividere, incarnare uno stile pastorale singolare e condiviso. C'è una ricchezza da comunicare e una da accogliere. L'esperienza di un fidei donum è tutta relativa al fluire di questo movimento vitale: dare e ricevere. Ma non è così anche per ogni altro ministero e vocazione?
L'incontro tra il Cardinale e il vescovo di Huacho, mons. Antonio Santarsiero, che nei giorni scorsi ha aperto la sua casa per ospitarlo fraternamente, ha reso ancor piu' evidente che a stringere un rapporto di cooperazione nella diffusione del Vangelo non sono singole persone o gruppi, ma la chiesa di Milano e la chiesa di Huacho nel loro insieme. L'Arcivescovo ha sottolineato come anzitutto la nostra diocesi ambrosiana debba lasciarsi provocare e mettere in discussione dall'esperienza fidei donum e accogliere cosi' il dono di Dio che i nostri fratelli peruani custodiscono per noi con il loro stesso essere chiesa.


4. LA COMUNIONE
In un paese di immensi bisogni e minime risorse pastorali - la diocesi di Huacho ha una trentina di sacerdoti per circa mezzo milione di abitanti, sparsi su un ampio territorio - emerge con forza l'importanza e il bene della "comunione". Per sostenere gli operatori pastorali (sacerdoti, religiose e laici) nella loro missione il fatto di incontrarsi, pregare insieme, vivere e testimoniare una esperienza di amore fraterno non può essere facoltativo.
La via della Chiesa passa attraverso la paziente costituzione, in ogni quartiere, villaggio e "asientamento humano" di una vera comunita' cristiana che si raduni, nella cappella o locale del posto, per ascoltare la parola di Dio, celebrare quando possibile i sacramenti e testimoniare la carita'. "Non so se ci sia un bene piu' prezioso della comunione.
L'essere stesso della Chiesa e' comunione" ha commentato l'Arcivescovo invitando i fidei donum ad avere un concetto "dinamico" di comunione, che parta dalla concretezza dei rapporti interpersonali con l'obiettivo di maturare una vera corresponsabilità per l'efficacia della missione. C'è un movimento sorgivo della comunione che parte dalla comunione con se stessi e la propria umanità, per allargarsi a cerchi concentrici ai confratelli, la cui diversità deve essere stimolo all'incontro, ai collaboratori diretti - «meglio un passo in meno, ma insieme" ha concluso un laico missionario -, per giungere all'intera comunita' come stile di vita.   


5. LA SOBRIETA' PASTORALE

«Abbiamo preti troppo affaticati» ha confidato una laica fidei donum al Cardinale: «Imponga loro un giorno di riposo alla settimana». Sono cosi' i preti ambrosiani - ma in realta' anche i laici-: tenacemente ancorati alla concretezza dell'agire pastorale. Il nostro Arcivescovo non e' da meno, tuttavia ha esortato con decisione a interrogarsi sull'essenziale.
Di fronte all'impossibilità di arrivare a tutto, occorre operare scelte precise di "sobrietà pastorale", nella serena consolazione di affidare alla fine ogni cosa al Signore, che, a dispetto del molto agitarsi umano, resta l'unico salvatore e il salvatore di tutti; ma anche nella previdente cura della propria umanità: per durare a lungo e sanamente nel servizio alla Chiesa.


6. LA RADICE: IL DISCEPOLATO
«La radice viva della missionarietà è l'essere discepoli di Cristo. Come scrive Sant'Ambrogio: Omnia Christus est nobis, Cristo è tutto per noi». Con queste parole il Cardinale ha concluso il suo intervento ai fidei donum del Perù, commentando alcuni passi della Imitazione di Cristo, presi dalla liturgia delle ore del giorno, e invitando a mettere al cuore della missione una intensa vita di preghiera.
La maturità della vita spirituale si vede alla fine nella metodica fedeltà alla preghiera. Gli ha fatto eco don Vittorio, il più anziano missionario del gruppo: «Per me pregare è riposare in Dio. Mi diverto quando prego. A volte sono stanco». Don Alberto, l'ultimo arrivato, ha tratto la conclusione quando ha esortato tutti ad aiutarsi a vicenda per fissare lo sguardo su Gesù ed entrare così nella sua gioia perché i poveri accolgono il regno di Dio.



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