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| Una comunità secondo il Vangelo |
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Sayan, 19 luglio: il Cardinale incontra
i membri del Consiglio parrocchiale
e, nel pomeriggio, visita l'impresa agraria
azucarera. In serata, Messa in una cappella
di giunchi, nell'abitato de Octubre |
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19/07/2008
di don Umberto BORDONI
La giornata limpida e assolata inizia con un incontro, semplice e fresco,
con il consiglio pastorale parrocchiale di Sayan. I membri si
presentano, con un poco di timore. Poi un consigliere anziano
prende la parola per narrare la storia recente della comunità a
partire dai numerosi sacerdoti e religiose che si sono succeduti.
L'Arcivescovo interviene in quattro punti per rispondere a un'unica
domanda: da dove partire per essere comunità secondo il Vangelo?
«Conoscersi e farsi conoscere - esordisce - è il punto di partenza. Occorre
poi far crescere la convinzione che tutti insieme, preti, consacrate e
laici, tutti siamo l'unica Chiesa di Cristo».
E sottolinea con forza: «Anche quelli che non conoscono Cristo appartengono
all'unica Chiesa di Cristo e noi dobbiamo sentirli membri della
comunità. Cristo infatti è morto per tutti». In
terzo luogo tutti nella Chiesa ricevono e danno. Nessuna categoria
o persona è esclusa da questa virtuosa reciprocità. Tutti hanno un ruolo
attivo, e cita in particolare i malati, gli anziani e i bambini. Infine
la comunità si costruisce sui due pilastri della Parola e della Grazia di
Cristo.
Il Vangelo diventa sorgente della comunione e
sguardo sulla realtà. La Grazia, attraverso la preghiera, i
sacramenti e l'esercizio della carità, ci comunica così la forza di Dio.
A pochi chilometri dall'abitato di Sayan si incontra il paese di Andahuasi: un
folto gruppo di studenti delle primarie con alcuni adulti attende il
Cardinale fuori dalla Chiesa, con le bandierine in mano e una curiosa
banda - di ragazzi! - che suona imperterrita senza alcun direttore.
Dopo la preghiera e la benedizione in Chiesa, il Cardinale raggiunge a
piedi, attraversando la via principale e il suo mercato, l'Impresa
agraria azucararera. Tutta la pianura di Sayan, coltivata a canna
da zucchero, dipende per il lavoro, l'abitazione e la prospettiva di vita
da questa grande azienda. I cancelli si aprono e i vari dipendenti,
schierati lungo il percorso, attendono con fierezza il passaggio
dell'ospite di eccezione. Non sembra vero che si fermi a salutarli
singolarmente, tanto i quadri e gli impiegati della direzione, come gli
operai del magazzino e delle macchine.
Il fuoristrada imbocca
poi una polverosa sterrata. Un unico canale assicura la vita a questo
ampio territorio e trasforma il deserto in un giardino coltivato: l'
Irrigacion Santa Rosa.
Ormai è già primo pomeriggio quando
un vivace gruppo di ragazzi riesce ad accogliere l'Arcivescovo presso la
Chiesa del villaggio La Merced. Una comunità di suore cappuccine ha
posto la sua casa in mezzo alle povere case dei coltivatori e si occupa
delle comunità dell'Irrigacion.
Un altro gruppo di
ragazzi è in attesa presso la Cappella di La Villa, località
famosa per la sua frutta “sana”: insieme ai sorrisi, alle
preghiere, all'acqua della benedizione chiesta con abbondanza sulle teste
(qui usa così) due cassette di arance attendono il Cardinale.
Può sembrare poco, ma solo per chi non conosce le condizioni di vita e lo
sguardo di chi dona.
Via di nuovo lungo la strada sterrata,
per raggiungere l'abitato di 9 De Octubre, un agglomerato di
abitazioni in forte ampliamento che prende il nome dalla data di
fondazione. La comunità sta edificando la propria Chiesa, ma con la
consapevolezza ben chiara - non manca di ricordarlo con determinazione la
fedele laica che a nome di tutti ringrazia il Cardinale - che la prima,
più importante e imprescindibile opera è quella di edificare la Comunità
cristiana.
E' qui che l'Arcivescovo, ormai all'imbrunire,
celebra la Messa vespertina nella baracca di giunchi che funge da cappella.
La luce del sole vi entra abbondante dalle fessure, le parole del vangelo,
che parlano del campo, del grano e della zizzania vi risuonano con
singolare intensità.
Il Cardinale celebra solennemente come
fosse in Duomo: la mitra, il pastorale di legno col crocifisso (dono del
vescovo di Huacho), la casula nuova che donerà per la comunità.
Questo luogo così povero e semplice è oggi una vera cattedrale e a questa
gente, che pare dimenticata dagli uomini, non deve mancare nessuno dei
segni della vicinanza di Dio. Così alla fine della celebrazione eccoli
tutti in fila, a capo basso, per ricevere uno a uno la consolazione di una
particolare benedizione.
Avevano assentito pensosi quando il
Cardinale in predica aveva detto che la zizzania può essere presente anche
nella Chiesa e il buon grano anche fuori di essa. Ora che è sceso il
buio, escono dalla baracca pensando al grano, al seme di senapa che un
giorno diventerà un grande albero e si mettono in cerchio per l'ultimo
saluto al Cardinale, di fianco alle pareti della nuova chiesa. Già
splende la loro luce agli occhi di Dio.
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