Una presenza militare che attua
un piano di assistenza sanitaria
14/07/2008
di don Antonio COLOMBO Fidei donum
in Perù
Sessant’anni dopo incontro l’esercito
americano! Sta nella mia mente di bambino il ricordo dell’aprile
1945, con i soldati inglesi e americani arrivati in Brianza e la
mia paura nel toccare un carro armato bollente, mentre mi stringevo
pallidissimo tra le braccia di mio papà Noè.
Nel porto
di Huacho ha posto l’ancora l’immensa Uss Boxer, d
ella Marina degli Stati Uniti, 40 mila tonnellate e mille militari a
bordo. Niente guerra, niente paura, solo tanta speranza di essere
tra i fortunati pazienti di questi “angeli dei poveri”,
come intitola il servizio un giornale nazionale.
«In meno di 30
minuti e per la prima volta in vita sua, la 65enne Carmen Montoya gustò
il volo in elicottero per farsi curare sulla nave americana. Lo stesso
capitò a suo marito Santo Ortiz, operato di un’ernia in alto mare.
Sono due delle migliaia di persone che hanno beneficiato del programma
“Promessa continua 2008”, un piano di azioni umanitarie
degli Stati Uniti con Perù, Guatemala ed El Salvador».
Per tre giorni la parrocchia della cattedrale è stata invasa da
marines e pazienti,dandomi la possibilità di essere utile come
traduttore inglese-spagnolo, con i medici impegnati a curare denti,
occhi e diverse malattie sul posto, spedendo invece i casi gravi con gli
elicotteri sulla nave-ospedale.
La conoscenza delle lingue
davvero spalanca le porte, sblocca le tensioni e aiuta a scoprire i
cammini dei popoli.Quanti di questi soldatini americani -
orgogliosi di esserlo - sono nipoti di italiani, tedeschi, spagnoli,
portoricani, filippini, messicani, peruviani, haitiani, salvadoregni,
cubani...
Mi è piaciuto l’incontro con i cappellani dei
marines, sia quello cattolico (5 anni di stanza a Sigonella), sia
quello protestante, ricco di umorismo. Tutto il servizio è stato fatto
con gentilezza, gratuità e alta professionalità.
Giorni di speranza, ma anche di tanta pena e sofferenza, perché
migliaia di persone hanno ricevuto un aiuto e migliaia invece non sono
riuscite a entrare. Tanta gente e «pochi operai per la messe»,
come dice il Vangelo. C’è chi si è piazzato davanti alla
cattedrale alle quattro del pomeriggio per essere accolto alle otto del
mattino dopo: tutta una notte lottando contro il freddo per conservare
il posto, magari per la nipotina che ha gli occhi strabici o il nonno
che soffre di appendicite.E quanta povertà emerge nel campo
dell’assistenza medico-sanitaria!
Anche Miguel, nostro
aiutante in parrocchia, ha chiesto due giorni di ferie per farsi togliere
due denti: è riuscito a raggiungere i medici gringo e ora,
più leggero e speranzoso, sta preparando la sua nuova casa di
paglia e giunco sulla collina desertica che si affaccia sul Pacifico.
La nave ha lasciato il porto, ma tre giorni dopo si sentono ancora
volare gli elicotteri per seguire alcuni tra gli interventi chirurgici più
delicati.
Don Antonio con il vescovo Santarsiero e una marine