Incrocinews - settimanale online della Diocesi di Milano
Anno 4  n. 14/2008
da Sabato 5
a Venerdì
11 Aprile
Settimanale registrato presso
il Tribunale
di Milano
al numero 848
in data 15.12.2004

Direttore
Responsabile
Claudio MAZZA
 
OPINIONI & COMMENTI
Quando il matrimonio finisce
e rimane la fede
 
Monsignor Gianni Zappa ha presentato ai giuristi cattolici la lettera del cardinale Tettamanzi
agli sposi in situazione di separazione, divorzio
e nuova unione
di Anna SAMMASSIMO
Avvocato rotale,
membro del Consiglio Direttivo
dell'Unione Giuristi Cattolici di Milano


Lo scorso 19 febbraio Mons. Zappa, Moderator Curiae dell’Arcidiocesi di Milano, ha presentato ai Giuristi Cattolici la lettera, pubblicata appena il mese prima dal Cardinale Arcivesco S.E.Rev.ma Mons. Dionigi Tettamanzi, ed indirizzata agli sposi in situazione di separazione, divorzio e nuova unione. Emblematico e suggestivo il titolo della stessa: il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, quasi a sottolineare la doverosa cura pastorale della Chiesa nei confronti di queste persone in difficoltà.

Mons. Zappa ha sottolineato lo stile molto familiare ed aperto, ma nello stesso tempo deciso e lucido, con cui l’arcivescovo tratta e parla di questi argomenti così delicati. Il Cardinale stesso, nella lettera, afferma di coltivare da tempo il desiderio di rivolgersi a quei fratelli ed a quelle sorelle che hanno il cuore ferito, con una modalità il più possibile diretta e personale, quasi entrando in casa loro e domandando un po’ del loro tempo. Questo perché, avvertendo come proprio imperativo pastorale di essere padre e maestro per i credenti che sentono di appartenere alla Chiesa, l’Arcivescovo di Milano vuole aprire un dialogo, ascoltare e ricevere confidenze.

Mons. Zappa ha messo in evidenza come al centro della lettera in commento, come pure, del resto, di tutta la pastorale dell’Arcivescovo, c’è sempre la persona ed il principio del rispetto della dignità della persona: anche quando e, forse, soprattutto quando la persona vive una determinata situazione che per tutti noi cristiani è innanzitutto una domanda di aiuto nonché una vera e propria “prova” per il nostro senso di responsabilità.

Il Cardinal Tettamanzi, infatti, sottolinea la non estraneità, sua e della Chiesa, a queste sorelle e questi fratelli amati e desiderati: lungi dal colpevolizzarli per aver mancato ad un patto, partecipa del loro travaglio, della loro inquietudine e della loro sofferenza. Egli li rassicura che la Chiesa non solo non li ha dimenticati, ma non li rifiuta né li considera indegni: al contrario, li ritiene destinatari di un “affetto particolare, come quello di un genitore che guarda con più attenzione e premura il figlio che è in difficoltà e soffre, o come quello di fratelli che si sostengono con maggiore delicatezza e profondità, dopo che per molto tempo hanno faticato a comprendersi e a parlarsi apertamente”.
Di più ancora, li rassicura che la loro ferita, causata dal fallimento del progetto coniugale, ossia di un progetto in cui avevano creduto e per il quale avevano investito molte energie, è ferita dell’intera comunità ecclesiale: infatti, “la fine di un matrimonio è anche per la Chiesa motivo di sofferenza e fonte di interrogativi pesanti”.

Al riguardo Mons. Zappa, parafrasando l’Arcivescovo, ha ricordato come anche la Chiesa consideri non solo lecita, ma inevitabile, in alcuni casi, la separazione: si tratta di un principio affatto nuovo, anzi tradizionale nel magistero ecclesiale, a patto, però, che se ne colga il senso profondo ed autentico, ossia di riconoscere l’inevitabilità di determinate situazioni per liberare le persone da una gabbia e permettere loro di ragionare con maggiore serenità. Non si tratta di una “concessione”, anche perché non è detto che il momento della separazione comporti una rottura definitiva: può essere un mettersi in condizione di riflettere con più distacco.

Si legge, infatti, nella lettera, che “la scelta di interrompere la vita matrimoniale non può mai essere considerata una decisione facile ed indolore! ... Davanti a una decisione così seria è importante, però, che non vincano la rassegnazione e la volontà di chiudere troppo rapidamente questa pagina. Non è detto che tutto sia perduto: ci sono forse ancora energie per comprendere che cosa è accaduto nella propria vita di coppia e di famiglia; forse si può ancora desiderare e scegliere di cercare un aiuto saggio e competente per avviare una nuova fase di vita insieme; o forse c’è solo spazio per riconoscere onestamente delle responsabilità che hanno compromesso decisamente quel patto di amore e di dedizione stipulato col matrimonio”.

Dunque, l’Arcivescovo invita ad attivarsi con sollecitudine per risolvere la situazione oppure, ove ciò non sia possibile, ad avere il coraggio di riconoscere le proprie responsabilità, perché ci sono sempre le “nostre” responsabilità: “anche se non voluti, anche se posti senza iniziale malizia, ma solo per superficialità, ci sono gesti, parole, abitudini e scelte che hanno pesato e hanno determinato un certo esito della vita a due”.

Riconoscere le proprie responsabilità che non è - si dice bene - e non deve essere un cadere nell’ “inutile e dannoso senso di colpa, ma aprire la propria vita a quella libertà e novità che il Signore ci fa sperimentare quando, con tutto il cuore ritorniamo a Lui”.
Il Cardinale ha parole di conforto e di incoraggiamento per tutti. Esorta coloro che ancora qualcosa possono fare per porre rimedio alle conseguenze negative che toccano la propria famiglia e per cambiare la propria vita, ad agire con coraggio e sollecitudine. Invita quegli sposi, invece, che hanno sentito come ingiustizia subita la crisi del loro matrimonio a non dimenticare “la dolorosa ma vivificante parola della Croce, terribile luogo di dolore, di abbandono e di ingiustizia dal quale il Signore Gesù ha svelato la grandezza del suo amore come perdono gratuito e come offerta di sé”.

Richiama i genitori separati affinché non rendano la vita dei loro figli, spesso protagonisti innocenti di queste situazioni, ancora “più difficile, privandoli della presenza e della giusta stima dell’altro genitore e delle famiglie d’origine”. Aggiunge, al riguardo, la constatazione della necessità, ora garantita anche legislativamente, per i figli della presenza di entrambi i genitori, “sia del papà sia della mamma, e non di inutili ripicche, gelosie o durezze”. Infine, estende queste sue calorose e confortanti esortazioni anche a “chi ha fatto la scelta, talvolta subita e quasi ineluttabile, del divorzio e la scelta del divorzio seguito da una nuova unione, come pure chi vive una situazione di coppia con una persona separata o divorziata”.

Mons. Zappa, nel suo intervento, ha anche focalizzato con particolare cura e premura un punto cruciale della lettera del Cardinal Tettamanzi, ossia quello dello “spazio” che la persona, dopo la separazione o il divorzio, può avere nella Comunità ecclesiale. Per spiegare il pensiero della Chiesa la lettera, oltre a citare sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI, rinvia alla parola di Gesù circa l’indissolubilità del legame sponsale tra un uomo e una donna. Così spiega che tale proprietà naturale si giustifica “perché nel legame del matrimonio si mostra tutto il disegno originario di Dio sull’umanità e cioè il desiderio di Dio che l’uomo non sia solo, che l’uomo viva una vita di comunione duratura e fedele”. Ancora, la lettera chiarisce che “le parole di Gesù e la testimonianza di come egli ha vissuto il suo amore per noi sono il riferimento unico e costante per la Chiesa di tutti i tempi, che mai si è sentita autorizzata a sciogliere un legame matrimoniale sacramentale celebrato validamente ed espresso nella piena unione, anche intima degli sposi, divenuti appunto una carne sola”.

Da tali premesse derivano due fondamentali conseguenze. Innanzitutto che proprio in ragione di questa obbedienza alla parola di Gesù la Chiesa ritiene impossibile la celebrazione sacramentale di un secondo matrimonio dopo che è stato interrotto il primo legame sponsale. Ed in secondo luogo che sempre dalla parola del Signore la Chiesa fa derivare l’impossibilità di accedere alla comunione eucaristica per gli sposi che vivono stabilmente un secondo legame sponsale, dal momento che l’Eucaristia è proprio segno dell’amore sponsale indissolubile di Cristo per il Suo Popolo: nessun giudizio, dunque, della Chiesa, come spesso si crede, sul valore affettivo e sulla qualità della relazione che unisce i divorziati risposati.

L’arcivescovo chiede che il suo messaggio sia condiviso un po’ da tutti e chiude con la speranza di aver potuto iniziare un dialogo e l’auspicio che canale privilegiato di questo dialogo possa essere costituito dall’incontro con i rispettivi sacerdoti, come pure con coppie e famiglie cristiane che, ricche di umanità e di fede, sappiano accogliere queste persone in difficoltà, ascoltarli e camminare insieme con loro sulla strada che tutti siamo chiamati a percorrere nella vita: quella dell’amore per Dio e per il prossimo.

In particolare, esorta i fedeli a non chiedere ai sacerdoti “di indicare soluzioni facili o scorciatoie superficiali”, ma a cercare negli stessi “dei fratelli, che vi aiutino a comprendere e vivere con semplicità e fede la volontà di Dio: con voi sappiano ascoltare la parola di Dio, che è esigente ma sempre vivificante; vi siano di aiuto a proseguire, anche in questi momenti, nella comunione con la Chiesa”.

Alla fine della sentita esposizione di Mons. Zappa alcune persone presenti nell’uditorio, che hanno vissuto sulla propria pelle le situazioni descritte nella lettera, hanno testimoniato le difficoltà incontrate sul proprio cammino e l’indifferenza purtroppo spesso riscontrata e sperimentata da parte degli ambienti ecclesiali, sollecitando anche un incontro con lo stesso Cardinale.
Nel prendere atto di queste dolorose testimonianze, Mons. Zappa ha esternato che l’impressione di certe barriere nasce, purtroppo, spesso da una cattiva “letteratura” ed ha invitato alla lettura diretta dei documenti ecclesiali per avere una visione immediata del messaggio e della Parola della Chiesa e non mediata dalla riproposizione, talvolta fuorviante, degli stessi da parte dei giornali e degli altri mezzi di comunicazione.

Il messaggio finale di Mons. Zappa può ben riassumersi nell’invito a vivere, nella nostra fede, verità, misericordia e amore: tali principi essenziali del cristianesimo vanno sempre insieme perché è sempre l’amore di Dio l’anima della verità. È un atteggiamento concretissimo che non può non attraversare la vita e l’attività professionale di tutti i credenti.

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