La formazione musicale animata da giovani originari di vari Paesi protagonista di una serata nella chiesa di Sant’Ignazio. Un’esperienza che trapassa i muri e crea legami

di Giorgio PAOLUCCI

La musica trapassa i muri. Non la fermano i mattoni e il cemento. La musica attrae, propaga bellezza, crea legami. La diversità non è un problema, anzi, la musica ha bisogno delle differenze per raccontare la complessità dell’esperienza umana, produce armonie che aiutano a capire le mille sfumature che compongono l’esistenza.

Il Coro Elikya canta la bellezza della diversità, propone brani interpretati da persone appartenenti a differenti tradizioni culturali, etniche, religiose. È una formazione animata da giovani originari di vari Paesi e accomunati dalla passione per la musica e da una grande amicizia, che emerge con evidenza fin dall’espressione dei volti, dal modo in cui cantano, dal racconto delle loro esperienze personali.

Ne hanno dato testimonianza nei concerti tenuti in molte città, e ne offriranno l’ennesima conferma in quello di sabato 27 maggio, alle 21, nella chiesa milanese di Sant’Ignazio nel quartiere Feltre (piazza Borotti 5; info@circolofeltre.it). L’iniziativa è promossa dal Circolo Feltre Milano, per fare conoscere un’esperienza quanto mai preziosa in una stagione in cui la paura, il sospetto o l’indifferenza per «l’altro» rischiano di alzare barriere tra le persone e le comunità anziché favorire la costruzione di luoghi di aggregazione, di scambio e amicizia.

Il coro Elikya – che in lingua lingala, una delle tante parlate in Africa, significa «speranza» – nasce nel 2010 per iniziativa di un gruppo di immigrati ed è diretto da Raymond Bahati, un giovane proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo, innamorato della musica e convinto che le note siano un ottimo strumento per favorire l’incontro tra i popoli. Hanno cominciato in 6, oggi sono 50: cantano insieme uomini e donne originari di Camerun, Costa d’Avorio, Ghana, Repubblica Democratica del Congo, Senegal, Togo, Ecuador, Brasile, Venezuela, Tobago, Bangladesh, Cina, Giappone, Russia e Stati Uniti, oltre a molti italiani. In tempi recenti si sono aggiunti alcuni profughi africani arrivati da poco nel nostro Paese. «Erano stati invitati a un nostro concerto, la musica e la presenza di alcuni connazionali li hanno affascinati e ora sono parte di questa grande compagnia», racconta Raymond Bahati.

Il repertorio comprende brani appartenenti a diverse tradizioni, eseguiti in francese, inglese, spagnolo, italiano e in alcune lingue africane, e riarmonizzati con sonorità molto coinvolgenti. I motivi sono ispirati soprattutto alla tradizione cristiana, nel coro cantano e suonano cattolici, evangelici, musulmani, animisti e non credenti, accomunati dalla passione per la musica. Dopo il successo del primo cd – che porta lo stesso titolo del coro, Elikya – ne è in preparazione un secondo che vedrà la luce nei prossimi mesi, e di cui verranno proposti alcuni brani durante il concerto di sabato prossimo al quartiere Feltre. Alle canzoni si alterneranno testimonianze dei giovani del coro, che racconteranno l’esperienza di amicizia maturata in questi anni.

«Un’amicizia che, insieme alle loro qualità canore, ci ha impressionato e ci ha indotto a organizzare questo evento – racconta Simone Finotello, presidente del Circolo Feltre Milano -. Siamo convinti che esperienze come questa siano più efficaci di tanti discorsi sulla convivenza, perché rendono evidenti nei fatti cosa significa che l’altro può essere un bene, prima che un’obiezione o un motivo di sospetto. Elikya è un messaggio di speranza di cui c’è molto bisogno in questo tempo». Una speranza in musica che trapassa i muri.

 

 

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