21.04.2017

Nella liturgia della parola le pagine della Sacra Scrittura sono sempre lette da un apposito libro: il Lezionario, che contiene tutte le letture della messa; l’Evangeliario, che riporta soltanto i Vangeli. Il Messalino o il foglietto domenicale, che pure sono strumenti utili ai fedeli per prepararsi alla celebrazione e per seguirne lo svolgimento, non devono dunque sostituire l’uso del Lezionario o dell’Evangeliario. E questo non solo per motivi pratici (il testo, scritto a caratteri più grandi, ben leggibile), ma anche, e soprattutto, per la sua qualità di manufatto nobile e dignitoso (il testo, ben curato nella sua disposizione grafica, corredato di immagini pertinenti e raccolto in un volume ben rilegato), che dispone a riconoscere la preziosità del suo contenuto: la distribuzione secondo i tempi liturgici delle pagine bibliche che rivelano il mistero della salvezza che si è compiuto in Gesù Cristo, simultaneamente l’annunciatore e l’annunciato.

Perché i fedeli colgano con maggiore immediatezza il valore del Libro in uso nella liturgia della Parola, la Chiesa, specialmente alla proclamazione del Vangelo, lo circonda di molteplici gesti di venerazione, alcuni presenti in ogni liturgia, sia festiva che feriale, altri attivabili nelle liturgie più solenni. Rientrano tra i primi il segno di croce e il bacio; rientrano tra i secondi, il trasporto processionale con ostensione e intronizzazione, l’incensazione e i candelieri accesi.

a) Il segno di croce. Mentre annuncia il nome del Vangelo da cui è tratta la pagina del giorno [Lettura del Vangelo secondo N. (ambrosiano); dal Vangelo secondo N. (romano)] il sacerdote (o il diacono), prima di segnarsi in fronte, sulla bocca e sul petto «segna il Libro», cioè traccia il segno di croce con il pollice sul Libro aperto. Questo segno di croce esprime in estrema sintesi il compito del Libro: essere il tramite della rivelazione dell’infinito amore del Padre che, mediante la croce del Figlio, dona salvezza e vita a ogni uomo che crede in Lui; esso è anche gesto di benedizione del Libro, che dal Libro si diffonde su tutti coloro che si dispongono ad ascoltare il Vangelo come «parola del Signore».

b) Il bacio. Al termine della proclamazione evangelica, il sacerdote (o il diacono) «bacia il Libro». Come già avviene per l’altare, anche qui la liturgia usa un gesto altamente espressivo della relazione amorosa, che annuncia l’intimità della comunione nuziale. Poiché - come dice la Costituzione conciliare sulla sacra liturgia - «quando nella Chiesa si leggono le Sacre Scritture è lo stesso Cristo a parlare», la Chiesa sposa, in questo bacio esprime la sua gioiosa fedeltà a Cristo sposo, Colui che le ha rapito il cuore con parole di verità e di vita e che l’invita a entrare nell’intimità insuperabile del mistero eucaristico, dove non saranno più due, ma un solo corpo.

c) Il trasporto processionale con ostensione e intronizzazione. Quando inizia la celebrazione eucaristica di solito il Lezionario è già all’ambone. Nulla vieta però che esso venga portato in processione da un lettore, che lo mostra alla venerazione dei fedeli (ostensione) per deporlo poi all’ambone come su un trono regale (intronizzazione). Ancor più significativa è la processione con la quale il diacono (o il sacerdote), accompagnato dai ministranti con i candelieri accesi e il turibolo fumigante, porta l’Evangeliario dall’altare (o dalla sacrestia) all’ambone, mentre l’assemblea acclama al Vangelo con il canto dell’Alleluia. Con questa processione, che evoca l’ingresso di Gesù nella Città Santa tra l’osanna festante dei presenti, si dà modo ai fedeli di venerare il Libro dei vangeli quale icona di Cristo, che dall’ambone (o dal pulpito) si rivolgerà al suo popolo con l’autorità di «Colui che viene nel nome del Signore» (cfr. Gv 12, 13).

d) L’incensazione. Dopo l’acclamazione «Gloria a te, o Signore» e prima di proclamare la pagina evangelica il diacono (o il sacerdote) «incensa il Libro». Le volute di fumo profumato, che si sprigionano dai grani d’incenso gettati sulla brace e sono spinte verso l’alto dal sapiente movimento circolare del turibolo, esprimono la preghiera di lode e di adorazione della Chiesa per Cristo, la Parola vivente del Padre, e per le sue «parole di vita eterna» (cfr. Gv 6, 68). Come scriveva Romano Guardini: «Simbolo della preghiera è l’incenso, e proprio di quella preghiera che non mira ad alcuno scopo... che adora e vuole ringraziare Dio, perché è così grande e magnifico».

e) I candelieri accesi. Durante la proclamazione del Vangelo due ministranti, uno alla destra e uno alla sinistra dell’ambone, tengono in mano candelieri accesi. Questo gesto, che anticamente poteva avere una funzione pratica, ora esprime una doppia valenza spirituale: la luce della fede, che illumina l’animo di chi proclama la Parola e di chi l’ascolta perché tutti riconoscano ciò che essa veramente è, non «parola di uomini», ma «parola di Dio» (cfr. 1Ts 2, 13); la luce dello Spirito Santo che, illuminando la Chiesa alla piena comprensione della verità, la guida nell’ascolta della Parola.