Scuole, luoghi di cura, realtà di vita consacrata… Ambiti che possono costituire esperienze-pilota per realizzare la comunione tra fedeli che provengono da culture e nazioni diverse

di monsignor Paolo MARTINELLI
Vescovo e Vicario episcopale

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È impressionante leggere le numerose risposte ai questionari sul Sinodo minore arrivate alla Commissione di coordinamento in queste settimane. Singoli o gruppi (Consigli pastorali, gruppi di presbiteri, associazioni e movimenti, frati e suore, amministratori comunali, ecc) hanno fatto pervenire tante osservazioni, analisi e proposte.

Per quanto sia sentito diversamente, tutti riconoscono l’importanza del tema: essere Chiesa dalle genti, vivere la comunione tra fedeli che provengono da culture e nazioni diverse è davvero una grande sfida per l’evangelizzazione e un contributo decisivo alla società plurale. Questo percorso può rinnovare il nostro modo di essere comunità, di vivere le celebrazioni liturgiche, fare catechesi, pastorale familiare e giovanile, farci riscoprire la pietà popolare, ecc.

Ci vorrà del tempo perché nei nostri ambienti si consolidino prassi nuove. Tuttavia, si possono riconoscere luoghi e relazioni che sono già un “laboratorio” per una Chiesa effettivamente dalle genti. Sono i luoghi dove l’umano si fa più stringente: per esempio le scuole, dove i ragazzi si incontrano quotidianamente. Le scuole cattoliche e di ispirazione cristiana possono essere esperienze-pilota, mostrando la ricchezza di percorsi educativi capaci di includere le differenze come valore. Decisivi sono anche i luoghi di cura, dove spesso, tra il personale sanitario, si trovano appartenenze culturali molto diverse. Anche questi centri sono segnati spesso dalla ispirazione cristiana. Non di rado scuole e ospedali sono legati a carismi di vita consacrata. Ecco un altro laboratorio per la Chiesa dalle genti! Nella nostra diocesi molte comunità religiose sono composte da persone di nazioni diverse; danno vita a vere e proprie comunità interculturali, in cui si impara, non senza fatica, ad accogliersi vicendevolmente, lavorando insieme per la vita buona del vangelo.

È un fenomeno nuovo, che va guidato e valorizzato; può essere di stimolo per tutti. A ben vedere la Chiesa dalle genti è già in atto.

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