Nella Basilica di Santo Stefano a Milano monsignor Martinelli presiede la consegna del mandato ai giovani partenti: le testimonianze di alcuni di loro. Don Novazzi: «La missione estiva come esperienza da narrare, non da consumare in modo individuale»

di Filippo MAGNI

Sono più di 300 i ragazzi ambrosiani che, ogni anno, scelgono di vivere un’esperienza estiva di missione. Il numero è stimato per difetto: in Diocesi non ci sono rilevazioni precise, ma secondo l’Ufficio missionario diocesano il dato è stabile negli anni.

Tutti sono invitati alla veglia di sabato 24 giugno, alle 20.30, presso la Basilica di Santo Stefano maggiore (piazza Santo Stefano 3, Milano). Sarà una serata di preghiera e di festa, con consegna del mandato missionario, guidata dal vescovo ausiliare mons. Paolo Martinelli. Iscrizioni online entro il 18 giugno.

«È invitato chi parte insieme ad amici e parenti», spiega don Antonio Novazzi, responsabile dell’ufficio diocesano per la Pastorale missionaria. Il titolo della veglia è un versetto del Salmo 26, «Il tuo volto Signore io cerco». «Ogni viaggio è una ricerca – spiega don Novazzi – e dunque è sempre spirituale, per chi sa interrogarsi». L’incontro vuole provocare la ricerca, suscitarla, affinché «la missione estiva sia un’esperienza da narrare, non da consumare in modo individuale». In missione si creano relazioni e contatti e forse questo, afferma don Novazzi, «è l’elemento più stimolante per i ragazzi: l’incontro con l’altro, con un’altra cultura. Aiuta anche, una volta tornati a casa, a cogliere senza superficialità le storie di chi, migrante, incontriamo ogni giorno nelle nostre strade e piazze».

L’India imprevista di Agnese e Martina

Dopo un anno di università, Agnese Marconi andrà finalmente in vacanza. In una città, però, che non ha scelto. È lo stile del Pime: un’équipe individua la destinazione che ritiene più adatta per i ragazzi che trascorrono l’estate in missione. «Sarò inaspettatamente in India e ne sono entusiasta», spiega. Non la spaventano la partenza, il cibo, la lingua, aggiunge, «ma piuttosto il ritorno. Il rientro nella quotidianità dopo un’esperienza così emozionante e intensa».

Il percorso “Giovani e missione” del Pime Milano è biennale. Agnese, residente a Pavia, l’ha iniziato a settembre «perché avevo bisogno di qualcosa pensato per me», dopo tanti anni di oratorio e scout. La missione, probabilmente in un asilo, «sarà un modo per scoprirmi nell’incontro con gli altri, in un’esperienza di servizio più grande di me che mi aiuterà a pormi domande nuove che rinnovino la mia fede».

È simile l’esperienza di Martina Caslini, lecchese di 19 anni, studentessa di Giurisprudenza. «Intorno ai 14 anni mi sono allontanata dall’oratorio – racconta -: il percorso del Pime è stato anche un modo per riavvicinarmi alla comunità». Anche lei trascorrerà agosto in India: «È un mondo da esplorare, emozionante. Parto con la spinta della fede e col desiderio di aiutare».

Cecilia e l’essenzialità del Nepal

Cecilia Leccardi studia Filosofia al San Raffaele e ha colto l’occasione della laurea triennale per regalarsi un’esperienza insolita. «Vado in Nepal – spiega – in un paesino dove mi impegnerò in un asilo, nella visita ai malati e in tutto quello che servirà. Forse lavorerò anche negli orti». La 23enne di Carpiano, Comune a Sud di Milano, fa parte da 10 anni del Vispe (Volontari italiani solidarietà paesi emergenti), associazione di ispirazione cattolica che, durante l’anno, promuove incontri di formazione e raccolte di indumenti e alimenti. A un mese e mezzo dalla partenza, il timore da superare è «non riuscire ad abbandonare i miei schemi e leggere la realtà nepalese con gli occhi di un’occidentale».  Mentre la speranza è di «conoscere culture diverse e vivere in un luogo senza eccessi, liberarmi dalle tante distrazioni che viviamo in Italia, trovare l’essenzialità dell’incontro con gli altri e con Dio».

I ragazzi di don Luca, nel Vaticano d’Africa

Don Luca Zanta e cinque ragazzi del decanato Peschiera Borromeo vanno invece in missione per imparare. «Abbiamo ospitato dei preti provenienti dal Sud della Nigeria – spiega il sacerdote – e così dal 2015 ci siamo “gemellati” con la Diocesi di Ibadan». I responsabili della Pastorale giovanile nigeriana hanno trascorso un’estate a Peschiera, vivendo le attività degli oratori locali. Ora è il turno dei milanesi ricambiare la visita. «Scopriremo come vivono in Nigeria la fede, la Messa, il rapporto con i ragazzi e capiremo cosa possiamo imparare».

Zona calda, la Nigeria, «ma non il Sud – precisa il don -. Lì non c’è terrorismo, la convivenza tra cristiani e musulmani è serena, anzi Ibadan è chiamata “il Vaticano d’Africa”, per il grande numero di cristiani che la abitano». Partono, conclude, «senza paure, soprattutto i ragazzi. Noi adulti a volte temiamo la diversità delle culture, i giovani ne sono fortunatamente affascinati».

 

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